Essere provincia, essere periferia

29 / 4 / 2017

«Il nostro campo d'azione, il territorio veneto, e le contraddizioni che si sviluppano al suo interno, diventano oggetto di  una breve e sicuramente non esaustiva analisi che vogliamo condividere».  Di seguito un contributo, a cura del centro sociale Arcadia di Schio (VI) che prova ad analizzare dieci anni di lotta, socialità, cultura nella periferia del Veneto.

Può sembrare una forzatura paragonare la periferia delle grandi città metropolitane alla provincia veneta, quella ricca, delle piccole imprese e dei padroncini, quella delle zone industriali alle porte di ogni paese, cittadina o città che sia. Eppure noi questo paragone lo vogliamo fare nostro, in un tempo in cui vediamo messo in seria difficoltà il modello economico di estrazione delle risorse, umane e naturali, di cui questa regione è stata il prototipo e il precursore principale.

In un Veneto che è ormai una grande metropoli diffusa, la provincia è un laboratorio da esplorare e da conoscere, sia sul piano delle relazioni sociali che sul piano conflittuale - che probabilmente fatica maggiormente a emergere, almeno per ora.

Partiamo dalla nostra esperienza, quella di una realtà sociale che da dieci anni sta lavorando nell'Alto Vicentino, un territorio prima reso famoso dalla grande industria tessile (Schio la Manchester Italiana) e dall'industria metalmeccanica, poi dalle specificità e dalle eccellenze che piccole e medie imprese hanno fatto nascere e crescere nel territorio. Oggi questa concezione di sviluppo va a scontrarsi inevitabilmente con un dato reale e tangibile: la mancanza di liquidità che ha fatto fallire quel modello economico che si basava su piccole realtà artigianali e che aveva saputo mettere in risalto il beneficio del lavoro cognitivo mescolato a quello manuale, superando il modello fordista che le grandi aziende della prima metà del '900 avevano imposto alla loro nascita.

In una fase storica in cui l'austerità fa da padrona, l'indisponibilità di risorse economiche si traduce in abolizione e dequalificazione di servizi essenziali per i cittadini e le cittadine (Sanità, Scuola Pubblica, Trasporto Pubblico) e di conseguenza in sottrazione di diritti. Perché mettere a confronto provincia e periferia?

Il nostro territorio sta pagando oggi più che mai le conseguenze più gravi, così come le periferie nelle grandi città subiscono scelte economiche e politiche che non tengono in considerazione i bisogni e i diritti delle persone che ci vivono. Un chiaro esempio di queste scelte sono le grandi opere che producono devastazione ambientale, alimentano i grandi interessi economici e sottraggono denaro ai cittadini (vd. 300 Milioni di euro destinati alla Pedemontana Veneta dalla giunta di Luca Zaia - Lega Nord). In questo modo le risorse economiche (Banca Popolare di Vicenza), naturali (Pedemontana, Melagon, Valdastico Nord, Inceneritore, scandalo Miteni) e del welfare (accorpamento delle ULSS) vengono saccheggiate e depredate in continuazione.

I sistemi di coercizione e sottrazione della ricchezza riescono ad agire con più facilità in un territorio che, per la sua naturale morfologia, è diviso e diffuso e manca quindi di unione di intenti e della possibilità di coadiuvare in breve tempo soggetti e realtà, per contrastare le logiche di profitto spudorato e delinquenziale. Per questo motivo la Lega Nord è il nemico da combattere: rappresenta quel sistema corrotto che lascia spazio e fornisce risorse alle grandi lobby del cemento, incentiva la costruzione di inutili opere infrastrutturali e promuove la divisione tra le persone che vivono e fanno vivere il Veneto. E' il partito che rappresenta il potere decisionale del Consiglio Regionale e che mette in dubbio e ostacola i valori fondamentali che sono alla base di una comunità sana: accoglienza, preservazione e valorizzazione dei territori periferici, presenza di servizi capillari.

La Lega è tutto questo, ma un altro mondo è possibile e sta a noi indicare la strada giusta per raggiungerlo.

La provincia ci dà questa possibilità: nel suo territorio emergono con più chiarezza le contraddizioni che ci possono portare alla costruzione di un altro vivere comune, per il quale dobbiamo metterci a disposizione dei cittadini e delle cittadine. Le ricchezze di questi luoghi sono proprio le relazioni umane e sociali, la condivisione di saperi e di interessi per temi come l'accoglienza e l'ambiente.

Crediamo pertanto che ripartire dalla provincia, dalla periferia sia oggi segno di una politica di eresia, fuori dagli schemi e che ha la possibilità di rimettere al centro il protagonismo delle persone e dei movimenti stessi.

L'opposizione alla costruzione della Valdastico Nord si inserisce in questa visione, ed è secondo noi, occasione decisiva per generare una comunità resistente che non sia legata a localismi.

Diventa questa una contraddizione che però non deve essere considerata circoscritta a se stessa, ma valutata e aggredita sul piano metropolitano di questo Veneto abbagliato dalla Lega e dalla sua retorica dell'odio!

Csa Arcadia

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