Francia: la battaglia dell'aeroporto

19 / 11 / 2012

Per ora è solo un progetto ma il futuro secondo aeroporto di Nantes, Notre-Dame-Des-Landes è decollato male. Da tempo simbolo del malessere politico tra Verdi ecologisti e il Partito socialista, il campo di scontro in queste ultime settimane si è traformato in campo di battaglia.

Venerdi e sabato, quarantamila persone hanno raggiunto con ogni mezzo la zona destinata all'"Ayraultport", chiamato così da chi si oppone alla sua costruzione perché è stato promosso dall'ex sindaco di Nantes, Jean-Marc Ayrault, attuale primo ministro del governo socialista. Questa grande mobilitazione preceduta da una manifestazione di rappresentanti politici e amministratori contrari al progetto ha il merito di portare la discussione oltre i limiti mediatici dell'"ecoguerrilla" locale. Certo la massiccia sorveglianza poliziesca che ha trasformato la regione in un campo militare dove assalti a sorpresa, sgomberi e provocazioni violentissime contro abitanti e attivisti non sono mancate in questi mesi, resta presente e sempre inutilmente dispendiosa come per tutti gli interventi volti a reprimere o scoraggiare la volontà di scegliere alternative ai grandi spesso dannosi progetti calati dall'alto. Anche il terreno giuridico è occupato da numerosi ricorsi che contrastano le valutazioni ambientali presentate dall'appaltatore Vinci.

Lo stesso Ayrault riconosce che "una forzatura sarebbe un disastro (...) perché ci si gioca la credibilità ambientalista del governo" e il costo politico sarebbe altissimo. Anche quello economico, però questo aspetto cruciale non si affronta apertamente come invece chiedono i comitati e gli amministratori che contestano l'aeroporto.

Infatti questo secondo aeroporto ad una ventina di km a nord di Nantes provocherebbe la distruzione di un'importante area naturalistica e delle attività ad essa connesse. E non è un caso che all'appuntamento di questo fine settimana c'erano oltre ai bretoni che protestano per l'infestazione di alghe verdi dovuta all'allevamento industriale, i comitati provenzali e occitani del Larzac, quelli antinucleari ma anche i collettivi organizzati degli occupanti di case, Droit au Logement, e moltissimi agricoltori e cittadini. Insomma Notre-Dame-Des-Landes è diventato il crogiolo dello scontento contro il governo Hollande e di questi suoi primi sei mesi che non soddisfano i molti che lo hanno votato, non solo i politici di EELV, Europe-Ecologie-Les Verts.

Il prefetto che deve proteggere il sito se da una parte fa sua la strategia del governo dichiarando l' intenzione ad evitare incidenti gravi, dall'altra manda i corpi speciali ad accanirsi contro gli occupanti delle case abbandonate a presidio del perimetro di territorio confiscato per eseguire i lavori di costruzione dell'aeroporto. E' iniziata il 15 ottobre scorso l'operazione "César" per sfrattare gli attivisti, una provocazione che però non è stata efficace perché dopo aver protetto case, capanne sugli alberi, roulottes sparse per boschi e campi, molte delle quali ripetutamente distutte dalla polizia, i loro occupanti insieme agli amministratori locali e rappresentati politici hanno inaugurato un cantiere collettivo di "riconquista e ricostruzione" preparando e prevedendo tutto il necessario per dar vita ad un presidio comune.

Un corteo di trattori carichi di materiali ha aperto la via a chi chiede che il dibattito pubblico e politico sia rispettato. Le ragioni portate avanti da Ayrault e dal govenrno di Hollande - la necessità di un altro terminal internazionale perché quello esistente è saturo - non stanno in piedi, persino un'inchiesta pubblica smentisce gli argomenti dei promotori: un secondo aeroporto non è giustificato né dall'aumento del traffico aereo, né da quello dell'inquinamento sonoro fondati entrambi sull'intensificazione del trasporto, cosa che non si è verificata e non si prospetta. Inoltre chi propone l'aeroporto ha sempre rifiutato di verificare le contro-proposte alternative. Persino la camera di commercio e dell'industria regionale afferma che il cantiere incrementerebbe le attività locali ma non compenserebbe il traffico aereo. La valutazione dei costi-benefici poi ha falsato i conti da negativi a positivi, il responsabile della manipolazione sarebbe l' ex-prefetto che oggi lavora per Vinci. Questi fatti dimostrano quanto fragile sia la legittimità democratica del progetto.

L'ultimo rapporto della commissione d' inchiesta ambientale ha esaminato (con esito negativo) la capacità di Vinci a realizzare misure di "compensazione ecologica" ed ha espresso una grossa riserva sul potenziale operativo della multinazionale appaltatrice a salvaguardia del territorio. E Vinci sta assoldando più avvocati per i processi annunciati che scienziati per garantire la protezione dell'ambiente e della biodiversità.

Ma Hollande dalla Pologna dove si trovava sabato scorso, fa sapere che il decreto che approva un'opera pubblica deve essere rispettato. José Bové, intervistato, gli ricorda la rinuncia di François Mitterand all'estensione della base militare nel Larzac.

La lotta che si organizza a Notre-Dame-Des-Landes è infatti anche un segnale rivolto a chi spera di dividere gli attivisti "occupanti" della zona del previsto aeroporto dagli abitanti "residenti", oppositori storici al progetto promessi all'espulsione in un secondo tempo, alla fine dei ricorsi giudiziari.

Lo sfratto militaresco del 16 ottobre scorso ha reso evidente la solidità dei comitati grazie alla solidarietà reciproca. Fare i lavori nelle case, ripulire i terreni, curare i campi e le stalle, far fronte alle pale meccaniche che tirano giù gli spazi recuperati è percorso condiviso. Con il succedersi delle azioni di contrasto e delle reazioni agli attacchi della polizia i legami creati sono diventati più forti. Gli abitanti "legali" offrono rifugio, cucine che gestiscono centinaia di pasti quotidiani, insieme si montano le barriere per ostacolare le cariche della polizia.

Di fronte all' assenza di dialogo e alla mancanza di tutela ambientale che il governo stesso dovrebbe garantire il movimento si amplifica e trova consenso ben al di là della "foresta di Sherwood" come è stata nominata la zona difesa. Augurandosi che il primo ministro si renda conto che non si può parlare di "transizione ecologica" impugnando un manganello.

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