G20 - Giornata di mobilitazione per la libertà dei sei italiani ancora detenuti ad Amburgo. A Venezia presidio sotto al consolato tedesco.

28 / 7 / 2017

Sei compagne e compagni italiani, arrestati durante le mobilitazioni contro il G20, sono ancora detenuti in carcere ad Amburgo. Ieri a Roma, Venezia e Milano ci sono state iniziative sotto le sedi diplomatiche tedesche per chiederne l’immediata scarcerazione. Alcuni giorni fa analoghe manifestazioni si erano tenute a Palermo e Catania. La stampa italiana mainstream sta facendo passare la vicenda nel silenzio più assoluto, mentre il governo non ha accennato il minimo interesse per i sei connazionali.

A Venezia la mobilitazione si è svolta ai Tolentini, sotto al consolato onorario di Germania. L’iniziativa è stata lanciata dai centri sociali del Nord-Est ed ha visto la presenza di diverse realtà venete, in particolare di compagni e compagne del Postaz di Feltre (BL), spazio sociale al quale fanno riferimento Maria Rocco e Fabio Vettorel, due dei sei detenuti.

Non risultano, neppure agli avvocati che stanno seguendo la vicenda sul piano giudiziario, capi di imputazione tali da giustificare questo genere di misure restrittive della libertà individuale. Si tratta di una vera e propria vendetta politica, da parte del governo tedesco e della governance mondiale, rispetto alla potenza dimostrata in quei giorni da un movimento che ha espresso nelle piazze e nelle strade di Amburgo una alternativa dal basso sia al neoliberismo sia al populismo reazionario. Fermi ingiustificati, controlli, arresti ed ad una vera e propria "caccia all’uomo" sono stati messi in atto dalla polizia tedesca subito dopo la conclusione della grande manifestazione di sabato 8 luglio, che ha visto oltre centomila persone scendere in piazza contro il G20. Anche la delegazione dei centri sociali del Nord-Est è stata vittima di questa “caccia”, che ha concentrato le proprie attenzione soprattutto su attivisti stranieri, ma una mobilitazione solidale spontanea ha permesso che il fermo non fosse tramutato in arresto. Per Maria, Fabio, Orazio, Alessandro, Emiliano e Riccardo non c’è stato invece nulla da fare. A niente è valsa la richiesta di scarcerazione preventiva inoltrata dai legali italiani dei ragazzi, con il supporto di alcuni parlamentari tedeschi del DieLinke e del Legal Team. Si dovrà aspettare la fine di agosto, forse i primi di settembre, prima che il giudice si pronunci in proposito; nel frattempo rimarranno in carcere anche se il reato, di fatto, non sussiste. L’anomalia giudiziaria consiste nel fatto che nessuno degli imputati sia stato colto in flagranza di reato, ma risultano detenuti solo su presunto riconoscimento postumo degli agenti in servizio. Nessuna prova concreta audio-visiva, né testimonianze altre se non quelle dei poliziotti. 

Cesare Antetomaso dell’associazione Giuristi Democratici, intervistato da Blastingnews nel corso del presidio tenutosi a Roma sotto l’ambasciata tedesca, si esprime così: «Stiamo sollecitando le istituzioni italiane a chiedere alle autorità tedesche il rilascio dei sei giovani italiani: pressoché tutti sono indagati per reati che prevedono al massimo una pena non superiore ai 2 anni e quindi per il principio della parità di trattamento potrebbero attendere il giudizio presso il loro domicilio, dovrebbero essere in sostanza denunciati a piedi libero e poi eventualmente perseguiti. Infatti in pratica non sussiste nessuno dei criteri che in Italia consentono di stare in carcere per un tempo così prolungato (ormai siamo a tre settimane), inoltre non esiste neppure il pericolo di fuga perché in Europa vige il mandato di arresto europeo. Stiamo parlando di ragazzi senza precedenti penali e con un lavoro, che quindi avrebbero diritto a continuare a circolare liberamente. Inoltre ci risulta che stiano violando i loro diritti civili, infatti il deputato tedesco Martin Dolzer ha riferito che non vengano loro consegnati i pacchi contenenti il vestiario e non venga loro permesso di accedere alla biblioteca».

Il 6 agosto ad Amburgo si svolgerà una manifestazione di solidarietà nei confronti degli arrestati e diverse realtà si stanno attivando per costruire una mobilitazione internazionale nei giorni in cui si svolgerà il processo ai sei italiani ed agli altri attivisti/e ancora detenuti, che sono al momento 51, di cui solo 15 tedeschi.

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