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Grandi Navi. Perchè no!

IL COMITATO NO GRANDI NAVI AL VENICE SHERWOOD FESTIVAL: “RILANCIARE L'INIZIATIVA VERSO LA MOSTRA DEL CINEMA”

4 / 8 / 2012


Un importante dibattito si è svolto lunedì 30 luglio presso lo Sherwood Venice Festival che sta terminando la sua prima storica edizione negli spazi del Parco San Giuliano di Mestre. A discutere nel “salotto” della Web TV erano presenti Silvio Testa (giornalista autore del libro E le chiamano navi, Il Fontego, 2011), Cristiano Gasparetto (Italia Nostra), Armando Danella (ex Assessore alla Legge Speciale), Luciano Mazzolin (Medicina Democratica) e Tommaso Cacciari (Laboratorio Occupato Morion), ovvero cinque degli esponenti più in vista del Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune, quel gruppo di cittadini che dal 6 gennaio scorso danno battaglia al transito dei “bisonti del mare” attraverso la città storica di Venezia.

Durante il dibattito in diretta web si sono affrontate le principali criticità al transito delle grandi navi da crociera attraverso la Laguna, a cominciare dall'inquinamento. Le grandi navi inquinano l'aria bruciando carburanti sporchi, pesanti, con concentrazioni di zolfo tremila volte superiori a quelle consentite dalle legislazioni europee per i carburanti delle autovetture, ma niente domeniche ecologiche per Venezia, niente targhe alterne. Nemmeno una seria analisi della qualità dell'aria, visto che la solitaria centralina Arpav è posizionata sopravento rispetto alle banchine d'ormeggio (al contrario del popoloso quartiere di Santa Marta).

Ma i danni, purtroppo, non si limitano all'aria. Ad ogni “inchino” a Piazza San Marco questi giganti spostano (grazie ai 30.000 cavalli dei loro gruppi motore) dai 100 ai 140 metri cubi di acqua provocando danni irreparabili alle rive storiche della città e scavando il fondale della laguna trasformandola sempre di più in un braccio di mare e mettendo così a rischio tutta la città. Venezia è sempre stata un delicato equilibrio, costruito e fortemente voluto, tra le sue politiche, le sue scelte e le sue acque, le sue costruzioni e le sue terre.

Il dibattito si è poi concentrato sulle responsabilità del continuo andirivieni di queste navi attraverso il Bacino di San Marco, a poche decine di metri dalla Piazza e dalla Basilica, dal campanile. Dopo la vincente battaglia del Comitato, che ha imposto al Consiglio Comunale un proprio emendamento al Pat che ne vieterebbe di fatto il passaggio, la città si trova ad affrontare il problema, democratico, che vede tutti i canali portuali di competenza dell'Autorità Portuale (presieduta dallo stesso Paolo Costa commissario di tutti i governi per la costruzione della base americana Dal Molin a Vicenza) ed in ultima dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. D'altronde il Governo Monti (che ben poco dimostra di tecnico) si è dimostrato particolarmente generoso con il business crocerista: il decreto truffa dopo il capolavoro del comandante Schettino dei ministri Passera e Clini condanna la Laguna allo status quo. A differenza delle riserve naturali e dei parchi marini, a Venezia possono entrare sempre più navi, senza limite di numero, sempre più grandi visto che limiti imposti alle stazze saranno operativi solo dopo l'individuazione di soluzioni alternative, vaghe nelle migliori delle ipotesi (porti off-shore) o distruttive nelle peggiori (ulteriori scavi di nuovi profondissimi canali nella Laguna).

Venezia quindi non può decidere su una fetta importante del suo territorio. Decidono Roma e Paolo Costa. Ed ovviamente decidono le grandi compagnie armatrici (multinazionali finanziarie) che guadagnano miliardi vendendo “l'esperienza” della vista di Venezia dall'alto. Pochi minuti che sembra valgano l'intera crociera. Esattamente come la virata radente scogli all'Isola del Giglio.

Che fare, quindi, per non continuare a subire la prepotenza dell'imposizione di un modello di sviluppo che, lungi dal portare benessere e ricchezza (come molti in questi giorni vorrebbero far credere) sta distruggendo una città ed i suoi abitanti per arricchire pochi grandi finanzieri (e Paolo Costa)? Il comitato si è trovato d'accordo, oltre alla petizione popolare che in tre mesi ha già sfondato la soglia delle diecimila firme, occorre rilanciare l'iniziativa, la mobilitazione. Imporre dal basso un rifiuto ed un blocco che nessuno sembra avere il coraggio di imporre dall'alto. L'occasione è la Mostra del Cinema, che come ogni anno vede i riflettori di tutto il mondo puntati sulla città lagunare. Chissà che quest'anno oltre alle recensioni dei cinefili ed al gossip dello star system microfoni ed obiettivi dei media globali non riescano a mostrare al mondo intero quale terribile violenza stia subendo la città più bella del mondo che tutti, a parole, dicono di amare e voler salvare.

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