Il buco nell'acqua della "sinistra" istituzionale

Circoli e militanti di base disobbediscono alla direzione di Anpi, Arci, Cgil e Libera e annunciano la partecipazione alla manifestazione di sabato prossimo a Macerata

8 / 2 / 2018

L’operazione dei vertici del quartetto della “sinistra istituzionale” - Anpi, Arci, Cgil, Libera - si sta rivelando un boomerang. La decisione di accogliere l’invito alla prudenza da parte del sindaco di Macerata e «sospendere» la manifestazione antifascista e antirazzista di sabato prossimo viene sconfessata dalla base e da componenti intente alle stesse organizzazioni.

Già nelle prime ore dopo il triste - ma un po’ scontato - annuncio, la notizia ha creato non poco subbuglio in gran parte dei “militanti” di base. Aspre critiche sui social, commenti indignati e prime dichiarazioni di dissenso. Alcune sezioni locali dell’Anpi hanno iniziato a contestare pubblicamente la scelta, annunciando la loro presenza alla manifestazione. Il circolo romano dell’Anpi intitolato a Renato Biagetti, giovane ucciso nel 2006 da due militanti neofascisti, ha pubblicato un comunicato che è immediatamente diventato virale e che ha un titolo inequivocabile: Se non difende la democrazia dal terrorismo fascista non è la nostra Anpi.

Il subbuglio è diventato una vera e propria azione di “disobbedienza organizzata” contro la decisione dei vertici. Questo grazie a un appello, firmato da una cinquantina di circoli locali Arci, che invita apertamente a partecipare e sostenere la manifestazione di sabato prossimo. «Non possiamo cedere di fronte a una retorica che mette sullo stesso piano le convocazioni neofasciste e le manifestazioni solidali con le vittime. Non possiamo avallare l'approccio del Viminale e della prefettura di Macerata, pronti a vietare ogni manifestazione» si legge. L’appello mette addirittura in discussione i valori fondativi dell’associazione: «Revocare la partecipazione al corteo significa fare un passo indietro dai valori che ogni giorno proviamo a concretizzare all'interno dei nostri circoli e che sono stati al centro di importanti iniziative recenti dell'Arci». È la prima volta nella storia del colosso associazionistico che i circoli locali si “ribellino” rispetto alle direttive nazionali. Ed è un dato estremamente significativo.

L’emorragia è continuata nel corso della giornata, in particolare con l’adesione della Fiom alla manifestazione, creando una contraddizione enorme all’interno della casa madre Cgil. Addirittura l’Udu, seppur con un comunicato che ricalca la propria natura anti-movimentista, rompe gli indugi e dichiara «Noi ci saremo». 

L'elemento di maggior rilievo in questa vicenda è che il tentativo di rompere dall’alto il corpo politico e sociale, variegato e moltitudinario, della manifestazione di sabato prossimo non solo si sia rivelato fallimentare, ma addirittura controproducente. Le pressioni del Partito Democratico, le minacce di Minniti che ormai fanno da corollario a qualsiasi espressione organizzata di dissenso, hanno fatto un clamoroso buco nell’acqua.

Si è rivelata efficace la scelta delle realtà di movimento marchigiane di rilanciare con forza il corteo e sfidare apertamente qualsiasi forma di divieto. «Ribadiamo con fermezza che andremo comunque in piazza per ripristinare l’agibilità democratica e riaffermare quanto sarà scritto nello striscione di apertura del corteo "movimenti contro ogni fascismo ogni razzismo". Invitiamo quindi a non farsi intimidire dal clima creato ad arte dal Ministero dell'Interno e a raggiungere Macerata per una grande manifestazione popolare. Non è il tempo di stare a casa. Non basta esprimersi sui social. Sono in gioco le nostre libertà fondamentali» si legge nel testo di rilancio della manifestazione. Concetti ribaditi in una conferenza stampa tenutasi questa mattina a Macerata.

È stato palese fin da subito che né la decisione dei “quattro” né le dichiarazioni di Minniti potessero depotenziare l’evento di sabato. Le cariche ai cortei antifacisti che ci sono state - a distanza di poche ore - a Padova, Pavia e Firenze sono il segno di una difficoltà, da parte della policy dell’ordine pubblico, di arginare una volontà di riscatto sia nei confronti del “fascio-leghismo”, sia rispetto alla governance securitaria.

I fatti di queste ultime ore rendono la manifestazione di Macerata uno snodo ancora più cruciale per invertire di segno quel corso reazionario che attanaglia il nostro Paese e non solo.

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