Il convitato di pietra

di Luca Casarini

9 / 10 / 2012

A leggere le cronache, insolitamente ampie, profuse dai media mainstream sulle manifestazioni studentesche dello scorso 5 ottobre, viene subito da incazzarsi. O almeno, alle persone “normali” credo succeda spontaneamente di indignarsi difronte a ciò che salta agli occhi, e cioè una violenza poliziesca odiosa, riversata su cortei che tutt’al più provavano a deviare di qualche metro i percorsi per avvicinarsi a qualche palazzo istituzionale. E’ quello che è accaduto in fin dei conti anche agli operai dell’Alcoa, o a gruppi di disoccupati, cassaintegrati, o a qualsiasi protesta un po’ incazzata ( giustamente) negli ultimi mesi. Ma leggendo appunto, si scopre che l’oggetto degli articoli non è questo. Non è una riflessione democratica sul grado di progressiva chiusura degli spazi di agibilità per chi manifesta, e non è nemmeno una valutazione almeno problematica sul rischio che l’utilizzo di addestramenti e regole d’ingaggio per l’ordine pubblico sempre più militari porti a prevedibili tragedie. No, niente di tutto questo. L’enfasi è posta sull’antipolitica, come se le manifestazioni degli studenti e le cariche della polizia ne fossero rispettivamente espressione da un lato e obbligata reazione dall’altro. L’antipolitica, la generazione anticasta, il “no future” di una moderna e nichilista composizione tecno punk delle “giovani generazioni”, servono come immagine per lanciare due grandi messaggi, che poi gli Scalfari e i Galli, gli Ostellino e i Polito, spiegano elaborano in bella copia negli editoriali: il primo riguarda Monti e il secondo il PD. Monti ( il Montismo si dà già per ineluttabile, considerandolo come l’indirizzo politico gradito ai mercati e all’Europa, al di là di chi lo dovrà impersonare ) è il convitato di pietra di tutte le cronache dei grandi quotidiani e di qualsiasi fatto accada. O meglio la necessità di rinvigorire e di rinnovare le ragioni politiche, economiche e di “tenuta democratica” per le quali, a suo tempo, Monti fu nominato direttamente dal presidente della Repubblica e, senza passare per alcuna elezione, divenne a capo di un governo che ormai nessuno più si azzarda a ridurre a “tecnico”. Un governo politico ( aveva ragione Marx, i governi tecnici non esistono ) di “emergenza nazionale”, con il compito di spazzare via qualsiasi possibilità di interpretazione alternativa della crisi a quella decisa dai board dell’alta finanza e della Bce. Politicamente orientato quindi, e decisamente da una sola parte: quella che spinge per la costruzione di un’Europa come federazione di stati senza welfare, dalla sovranità limitata, centralisti al loro interno ( vedi i tagli alle autonomie locali e le modifiche costituzionali del titolo V in atto ) e il cui grado dipenda dalle loro capacità performative in tema di debito pubblico, e quindi, viste le caratteristiche di quest’ultimo, di finanza. Una corporation più che una struttura democratico repubblicana. Il vero problema per i già menzionati editorialisti, ai quali si deve l’impostazione anche delle cronache e del modo di enfatizzare o diminuire i fatti che accadono, è quello del dopo voto. Tradotto in parole povere vogliono a tutti i costi il Monti bis. Monti come prossimo Presidente del Consiglio che formi in Parlamento, dopo incarico del Presidente della Repubblica ( che tralaltro non sarà Napolitano, che scade a Maggio se Dio vuole ), un nuovo governo formato da tecnici e qualche politico. Monti infatti, ha già fatto capire che ci starebbe.Ecco allora che è candidamente disvelato ad esempio l’arcano che ha accompagnato fin da subito la nomina di Monti, e cioè quella maledetta fretta nel trasformarlo in un senatore a vita: per avere l’incarico a formare un governo bisogna essere in qualche modo dentro uno dei due rami del Parlamento. Gli altri devono passare per una elezione popolare, Monti invece no. Il secondo oggetto delle ansiose attenzioni del think tank Repubblica-Corriere è il partito di Bersani. Antonio Polito, senza tanti giri di parole, lo ribadiva pochi giorni fa: il Pd faccia pure tutte le sceneggiate di primarie che vuole, ma poi si ricordi che solo Monti potrà governare come vuole l’Europa. Quindi, a partire dalla legge elettorale, bisogna fare in modo che nessuno, se non una maggioranza trasversale formata post elezioni in Parlamento, possa pensare di prendere in mano la situazione. E poi, dice sempre Polito, per fare che cosa? Cose assurde, tipo la Tobin Tax, che allontanerebbe dal paese gli investitori ( gli speculatori ) ? Il PD deve anzi dimostrarsi in grado di “contenere” l’antipolitica delle piazze, deve smetterla di avvitarsi su quel senso di colpa ( e qui sto citando Scalfari ) che lo attanaglia dopo aver contribuito a creare Monti e il suo governo. Tanto, dice Scalfari, il problema non è l’Italia ( e quindi le elezioni per le quali in fondo c’è troppa agitazione ), ma l’Europa. Bisogna avere e tenerci Monti addirittura per evitare che, a causa di una Italia poco credibile, l’Europa non si formi come “Stato”. In Europa ci saranno guide conservatrici e liberali, alternate, e dice sempre Scalfari, è quello che deve accadere. Su cosa saranno diverse queste diverse anime politiche della nuova Europa? Su poco o niente, al di là delle ragioni sociali scritte sugli statuti dei partiti. Qualcuno parlerà un po’ di più di giustizia sociale, qualcun altro di mercato. Ma in una “normale” dialettica democratica.  Per concludere insomma, Monti deve essere ri-nominato, attorno a lui deve consolidarsi l’idea di Europa, e di democrazia, che già ha fatto il suo ingresso nella storia e che è quella che stiamo conoscendo, il PD deve mettersi tranquillo e per non scontentare parte dei suoi elettori, deve muoversi con “intelligenza”: passare per queste elezioni e poi, una volta constatato che un Governo “anti europeo” proprio non si può farlo, appoggiare l’incarico a Monti.

Ma delle cariche di polizia, delle ragioni degli studenti, che cosa resta? Niente, se non quello che vogliono che resti. Si possono ben spendere tre quattro pagine, foto, video e fiumi di parole se l’obiettivo è conservare lo stato di cose esistenti.   

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