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Venezia Draghi e Profumo, facciamoci sentire

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13 ottobre - Venezia cariche della polizia

Studenti veneti mobilitati

Il ministro, il banchiere (e il rettore).

Draghi e Profumo, Venezia non è vostra!

15 / 10 / 2012

Ieri 13 ottobre, nonostante la pioggia e il freddo di un inverno alle porte, in campo Sa Bartolomeo a Venezia non tremava nessuno. Faceva caldo. Il calore era quello della piazza, degli striscioni, dei cartelli, delle pentole, dei fischietti, dei fumogeni. Il calore era quello della gioia e della rabbia di centinaia di studenti universitari e medi, di attivisti dei Centri Sociali e di gente “qualunque” venuta in campo per riprendersi (almeno) la parola.

Un calore che si è scontrato subito con il clima glaciale creato dal monotono blu delle truppe schierate a blindare il Teatro Malibran, sede dell’inaugurazione dell’anno accademico, e con la freddezza di un'università che non solo non permette agli studenti di prendere parte alle decisioni che riguardano il proprio futuro, ma che nega loro perfino l’ingresso alle inaugurazioni-show che autocelebrano un presunto primato di prestigio, del brand dell’istituto e del manager che lo dirige, il rettore Carlo Carraro.

Ma ieri un grande risultato lo avevamo già ottenuto. I due “ospiti d’onore”, Mario Draghi (proprio quello della Banca Centrale Europea, il mandante di tutti i tagli e di tutte le politiche d’austerity) ed il ministro Profumo (proprio quello delle dichiarazioni sui bastoni e sulle carote dopo le botte agli studenti medi lo scorso 5 ottobre) avevano già, cortesemente, “declinato l’invito”. Avevano ben visto anche loro le migliaia di studenti che in tutto il Veneto, il 12 mattina hanno lasciato le loro aule, incuranti dei veti di questure e sindacatini, riprendersi strade e piazze. Dietro ai loro Book Block, hanno bloccato il traffico scegliendo da soli il proprio percorso, hanno sanzionato le banche simbolo della crisi e promesso un caldo benvenuto al ministro e al banchiere.

Avevamo già vinto, la mobilitazione aveva già impedito la passerella veneziana a Draghi e Profumo (che alla fine verrà, ma senza dir niente a nessuno, sgattaiolando dalla porta sul retro, come un ladro), ma abbiamo deciso ugualmente di mobilitarci. Restavano infatti la rabbia e lo sconcerto per quel premio di 15.000 € che Carraro, nella sua corsa al servilismo più sfrenato, ha assegnato proprio a Mario Draghi, una grottesca presa in giro o meglio un insulto ai milioni di persone che faticano nella crisi. 15.000 € sono esattamente la somma necessaria per una borsa di ricerca e Ca’Foscari pensa bene di assegnarli ad un banchiere che oggi percepisce 350.000 € di stipendio (e che fino all’anno scorso ne percepiva oltre un milione come governatore della Banca d’Italia). Bella politica. Noi studenti, al contrario, pensiamo che ministri e banchieri debbano portare fondi all’università e non sottrarne ancora.

E infatti sabato pomeriggio eravamo in tanti in campo San Bartolomeo sotto la pioggia. Ed eravamo ancora di più dopo che la polizia ha caricato quando a mani alzate, abbiamo provato ad avanzare verso il Teatro per riprenderci il diritto di parola all’interno dell’università. Tutti insieme abbiamo osato, e abbiamo visto che è possibile farlo e farlo in tanti. Abbiamo osato perché non accettiamo che le nostre vite e le nostre intelligenze vengano messe sempre al di sotto dell'andamento delle borse, abbiamo osato perché le decisioni che riguardano la nostra formazione non possono essere emanate dall'alto, dai diktat della BCE. Abbiamo osato perché solo osando, in tanti e con determinazione è possibile riprenderci quella libertà di movimento che questo governo che di “tecnico” ha solo l’arroganza, vorrebbe toglierci giorno dopo giorno.

Grazie alla determinazione degli studenti è stato possibile riprendercela, quella libertà di movimento. Siamo stati forti e resistendo alle manganellate e alla paura abbiamo conquistato un palcoscenico che ci spettava di diritto, una delegazione di studentesse è entrata ed è intervenuta all’interno della cerimonia, chiedendo che i soldi dati a Draghi siano subito tramutati in borse di studio, e portando anche tra i velluti del teatro le ragioni degli studenti, dei precari e di tutti coloro che nella crisi si sono visti scippare il futuro proprio dalle politiche di tagli e di austerity che ci vengono spacciate da ministri e banchieri come unica via per uscire dalla crisi.
La grande giornata di mobilitazione di sabato ha dimostrato che la ricchezza dei percorsi collettivi, la determinazione e la radicalità, se praticata in tanti, fanno sì che la nostra voce venga ascoltata e che di fronte ad una simile situazione di tagli, di dequalificazione dei saperi, di continua rincorsa ai poteri forti, un "argine" può venire solo da noi studenti. La cacciata di Draghi e la clandestinità di Profumo sono vittorie importanti, la conferma che oggi il tempo è maturo perché le università si ribellino a chi vuole farle sprofondare nella crisi. 

Le studentesse e gli studenti in piazza il 13 ottobre

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