La campagna Overthefortress salpa con la nave Iuventa di Jugend Rettet

22 / 7 / 2017

Dal 24 luglio Tommaso Gandini sarà a bordo della nave umanitaria Iuventa di Jugend Rettet e.V., impegnata in operazioni SAR nel Mar Mediterraneo. La macchina del monitoraggio e del soccorso dal basso dei migranti assume sempre più forza, sia per costruire un’alternativa all’indifferenza della governance europea, sia per contrastare quelle forze politiche che incitano o praticano una cultura della morte. Proprio in questi giorni si è alzato il sipario attorno alla squallida e criminale operazione dei fascisti di Generazione Identitaria, che con la loro nave hanno annunciato di voler bloccare le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo (leggi “La nave nera” di Riccardo Bottazzo). Tutti i reportage multimediali saranno pubblicati su meltingpot.org.

La rotta del Mediterraneo centrale è, dati alla mano, considerata come la rotta più letale al mondo.
Il mare di mezzo, come ci ha ricordato per molti anni il lavoro di Gabriele del Grande, è diventato "una grande fossa comune, nell’indifferenza delle due sponde del mare di mezzo". Sono quasi 40mila i morti stimati negli ultimi vent’anni. Una media giornaliera di 5 vite spezzate da una ideologia securitaria intenta a fortificare i muri della fortezza Europa, piuttosto che ad aprire vie sicure, canali umanitari o ingressi legali per acconsentire l’approdo e la libera circolazione degli esseri umani.

I migranti, per raggiungere il vecchio continente, non hanno altra possibilità che mettersi nelle mani di qualche trafficante, tentare la sorte e compiere la traversata del Mediterraneo. Partono dalle coste dei paesi nordafricani, soprattutto dall’inferno libico.
L’anno scorso, a causa della progressiva scomparsa delle attività di ricerca e soccorso (SAR) dell’Unione Europea, le morti in mare hanno raggiunto un nuovo primato. Del resto è da quando venne dismessa l’operazione italiana Mare Nostrumnel novembre 2014, e dalla scelta di omissione di soccorso da parte dell’UE, che i naufragi sono aumentati: tutti ci ricordiamo i 1200 morti dei naufragi del 12 aprile e 18 aprile 2015. Ed è proprio a seguito delle ripetute stragi che le ONG hanno iniziato il pattugliamento del Mediterraneo centrale. Da allora, migliaia di vite umane sono state salvate da morte sicura.

Nonostante le attività delle ONG siano una fondamentale risposta umanitaria ad un’assenza cinica ed irresponsabile delle istituzioni europee, negli ultimi mesi sono diventate il bersaglio di attacchi incrociati provenienti da soggetti accomunati dal fatto di ricercare notorietà personale e consensi elettorali.
Una serie di bugie, calunnie e infamie per sfalsare la realtà e costruire la narrazione tossica della collusione tra trafficanti, ONG e sistema d’accoglienza. Attacchi feroci, totalmente infondati, ma ampiamente diffusi dal circo mediatico. Addirittura vi è stato il tentativo meschino di considerare la presenza delle ONG nel Mediterraneo come un fattore d’attrazione, e quindi di essere corresponsabili sia dell’uso di gommoni sempre più scadenti e sia dell’aumento dei naufragi (leggi il dossier "Accusare i soccorritori").
Una realtà abilmente capovolta, soprattutto per colpa dell’agenzia Frontex che nei suoi rapporti insinua molte di queste accuse e offre copertura agli sciacalli politici. Invece di preoccuparsi di come efficientare le operazioni di ricerca e soccorso, è la stessa legittimità di salvare delle vite umane ad essere stata attaccata.
In questo clima, ulteriormente avvelenato da una campagna elettorale perenne, il governo italiano ha comunicato ufficialmente all’Ue l’intenzione di negare l’approdo nei porti italiani alle navi umanitarie che battono bandiera diversa da quella del nostro paese. Ma le ONG anche straniere, rispettando le convenzioni internazionali, hanno finora sbarcato i naufraghi soccorsi nel “porto sicuro più vicino”: chiudere a loro i porti italiani, oltre che essere scellerato e discriminatorio, non avrebbe nessuna base legale e violerebbe i trattati internazionali.

Le ONG non salvano solo vite umane, ma sono anche un occhio libero e indipendente che monitora quanto sta accadendo nel Mediterraneo e in particolare a ridosso delle acque libiche. Mentre a Bruxelles si vorrebbe eliminare il problema immigrazione facendo in modo che i migranti restino in Libia, e per questo anche l’Italia fornisce mezzi ed addestramento ai criminali della guardia costiera, la funzione di monitoraggio portata avanti dalle ONG ha permesso la denuncia degli interventi armati della guardia costiera libica e dei respingimenti illegittimi, nonché il ritiro progressivo della missione navale europea di soccorso.

In questo momento particolarmente delicato, essere a fianco del lavoro delle ONG e scegliere di sostenere il loro operato è quantomai importante. La nostra solidarietà non vuole limitarsi ad un comunicato o ad un tweet con l’hastag giusto, e quindi abbiamo chiesto di imbarcarci con loro.

Abbiamo scelto di contattare gli amici tedeschi di Jugend Rettet, che avevamo conosciuto lo scorso 27 febbraio a Venezia organizzando l’iniziativa "Build Bridges, Not Walls", e che attraverso un crowdfunding erano riusciti ad acquistare un’imbarcazione e a sostenere le spese delle operazioni.
"Come giovani europei non possiamo - e non vogliamo - accettare lo status quo delle politiche d’asilo europee", hanno dichiarato il 24 luglio del 2016, giorno del varo della nave Iuventa. Da allora hanno soccorso e salvato più di 6500 esseri umani.

Dal 24 luglio al 7 agosto nel Mediterraneo centrale

Negli ultimi giorni le navi di Jugend Rettet e Sea Watch sono state in grande difficoltà: hanno caricato a bordo il massimo delle persone possibili, ma erano comunque circondate da imbarcazioni che necessitavano soccorso. Molte di queste ospitavano anche bambini e donne incinte.

La Iuventa, la Vos Hestia e Sea Watch hanno raggiunto il massimo delle persone a bordo, ma rimangono più di 1500 persone in mare da soccorrere

Saliremo sulla Iuventa in punta di piedi, per raccontare con un punto di vista indipendente quello che accade nel Mediterraneo, attraverso dei reportage multimediali che saranno pubblicati su meltingpot.org.

Un punto di vista né invasivo né sensazionalistico, e che vuole non appiattire e semplificare, o stereotipare, la complessità delle vite e delle soggettività migranti. Il nostro interesse è quello di non separare il momento del soccorso e del salvataggio dal contesto nel quale prende avvio il percorso migratorio, con le sue cause, i suoi desideri e sogni. Al tempo stesso la nostra attenzione sarà incentrata a non contribuire ad una lettura piatta e vittimizzante delle e dei migranti.

Anzi, cercheremo di essere un occhio attento e scrupoloso, ricordando quanto la presenza delle ONG nel Mediterraneo possa cessare solo se le frontiere verranno aperte, solo se ci saranno modi sicuri per raggiungere i paesi europei. Perché salvare vite in mare è oggi una necessità, ma non è - appunto - che l’effetto più visibile di politiche europee volte al contenimento e contrasto dei flussi migratori.

Questo video è stato realizzato durante la carovana nel sud Italia di overthefortress da Tommaso Gandini, l’attivista che sarà sulla nave di Jugend Rettet

- Se vuoi organizzare una serata di restituzione dell’esperienza o una proiezione dei materiali raccolti scrivi a overthefortress@meltingpot.org

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