Rapimento dell'imam Abu Omar

La Cassazione conferma le condanne agli agenti Cia e riapre il processo agli ex vertici del Sismi

28 / 9 / 2012

La Cassazione ha confermato le condanne ai 23 agenti della Cia che hanno rapito Abu Omar e ha imposto la riapertura del processo per i due vertici del Sismi Nicolò Pollari e Marco Mancini, sollevando forti dubbi sul segreto di Stato in virtù del quale la Corte d‘Appello di Milano aveva dichiarato i due non processabili. 
Sempre la quinta sezione penale della Corte di Cassazione presieduta da Gaetanino Zecca, ha disposto un nuovo processo d'appello anche per i tre agenti segreti italiani - Giuseppe Ciorra, Luciano Di Gregori e Raffaele Di Troia - considerati corresponsabili del rapimento. 
Ricordiamo che Abu Omar, all’epoca imam di Milano, sospettato (solo sospettato!) di contatti con cellule terroristiche era stato rapito il 17 febbraio 2003 in territorio italiano da un gruppo di agenti della Cia con l’evidente complicità dei servizi segreti nostrani e portato in una base Usa in Egitto, su un aereo decollato dall’aeroporto militare di Aviano, dove, secondo le denuncia dello stesso rapito, avrebbe subito prigionia, violenze e torture. Il tutto sulla base di semplici sospetti e senza nessun procedimento giudiziario. Una azione assolutamente illegale che ha costretto la magistratura ad istruire un processo per rapimento. Il 15 dicembre 2010, la Corte d’Appello di Milano aveva così condannato i 22 agenti della Cia ritenuti responsabili del fatto a sette anni di carcere e a nove anni il capo-area, Robert Lady. Condanne ovviamente in contumacia. Sempre la Corte d’Appello milanese aveva inferto la pena di 2 anni e 8 mesi all'ex responsabile dell'archivio del Sismi, Pio Pompa, e il suo funzionario Luciano Seno. Non processabili infine, in virtù del discutibilissimo vincolo del “segreto di Stato”, imposto tanto dal Governo Prodi di centrosinistra che successivamente da quello Berlusconi di centrodestra, i due allora capi del Sismi Nicolò Pollari e Marco Mancini, e i tre agenti sopracitati. 
Il ricorso alla corte di Cassazione portato avanti da Abu Omar, attualmente residente in Egitto dove non sono emerse prove sul suo coinvolgimento con gruppi integralisti, ha ottenuto una nuova sentenza che sposa, in pratica, la sua tesi. Non soltanto il tribunale supremo ha confermato con l’ultimo grado di giudizio le condanne ai 007 americani ed italiani, ma ha anche ha chiesto alla Corte d’Appello di riprocessare i vertici Sismi Pollari e Mancini, oltre ai funzionari Ciorra, Di Gregori e Di Troia, sostenendo che, anche al di là del Segreto di Stato, ci sono sufficienti elementi per ipotizzare un loro coinvolgimento nel rapimento. 
Tutto da vedere sarà come il Governo italiano reagirà alla richiesta della Cassazione di bussare alla porta di Washington per chiedere l’estradizione dei 22 agenti della Cia e del loro capo. Dalla Casa Bianca hanno già fatto sapere che la sentenza è stata accolta con “very disappointment”, molto disappunto, e l’idea di affidare i suoi 007 alle galere italiane non gli passa neppure per la testa. Ancora meno passa per la testa del Governo Monti l’ipotesi di turbare i sonni del prezioso alleato Stelle&strisce. Vediamo che scusa si inventano anche stavolta. E d’altra parte, non ci risulta che sia mai capitato che un militare Usa giudicato colpevole di un reato accaduto in un altro Stato, sia mai stato punito dalla giustizia di quel Paese. Con quel che accade nel mondo, sarebbe un precedente mica da poco! 

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