La tua cattedra è in vendita

Una riflessione del Collettivo SPAM di Padova

23 / 10 / 2017

Come studenti del Collettivo Universitario SPAM reputiamo che sia doveroso riflettere circa il rapporto che la nostra Università sta costruendo con enti terzi privati.

In questo caso vogliamo parlare della possibilità per privati (persone fisiche, giuridiche, trust o fondazioni) di "sponsorizzare" cattedre di accademici di riconosciuta fama (ordinari od associati). In particolare vengono previste due forme di finanziamento: "a termine", per un periodo non inferiore a 3 anni, e "permanente", per un periodo minimo di 15 anni, durante il quale il finanziatore andrà a coprire tutti i costi stipendiali (da ripartisti in stipendio obbligatorio previsto dalla normativa universitaria, in costi per le attività di ricerca a favore della cattedra e eventuali bonus stipendiali). Grazie a questo scambio il privato avrà l'onore di vedersi intestata la Cattedra affittata a suo nome. Inoltre vengono previsti procedimenti interni ed esterni per individuare gli accademici di riconosciuta fama, permettendo comunque a terzi di avere voce sulle scelte didattiche universitarie.

Si tratta di un'iniziativa approvata dal Consiglio di Amministrazione dell'Università di Padova lo scorso 30 maggio e accettata dal Senato Accademico il 6 giugno. La sponsorizzazione delle cattedre non è una cosa inedita. Infatti, il finanziamento privato delle attività didattiche, inoltre, è un modello ampiamente sperimentato nel mondo anglosassone, dove l’incentivazione e il monitoraggio della qualità della ricerca è fondato sulla competizione per le risorse finanziare messe a disposizione da grandi investitori, quali aziende, che beneficiano degli eventuali sviluppi connessi al lavoro scientifico.

Gli atti dei nostri organi accademici seguono un iter normativo che ha le sue origini esplicite all'interno delle due riforme dell'Università volute dal centrodestra. Con la cosiddetta Riforma Moratti del 2005 (L. 230/2005), ai commi 12 e 13, viene prevista la possibilità d’istituzione di posti da professore straordinario a carico di enti privati che stipulino con l’università convenzioni per progetti di ricerca, con annessa attività didattica. Mentre all'interno della seconda Riforma Gelmini del 2010 (L. 250/2010) vengono definite le condizioni di durata dei contratti (due tipologie: uno a termine da almeno 3 anni, uno permanente da minimo 15 anni) e i requisiti per la procedura di selezione del titolare del ruolo. Nell'attuazione di questa politica l'Università di Padova segue altre Università italiane come ad esempio la Ca' Foscari di Venezia e l'Università degli Studi di Torino che introducono rispettivamente nel 2013 e nel 2016 la possibilità per privati di sponsorizzare cattedre. A Padova il costo previsto per una sponsorizzazione di almeno 15 anni è stimato in circa un milione e mezzo di euro e lo stesso Rettore Rosario Rizzuto, in una intervista al Mattino di Padova del 2 giugno 2017, la definisce «un’occasione per una collaborazione ancora più stretta con il territorio: un’opportunità per enti, aziende e persone di credere nell’Ateneo e di sostenerlo nell’impegno più prezioso, il reclutamento di studiosi e ricercatori di grande valore, ampliando così il già ricco patrimonio di competenze ed eccellenze che c’è all’interno dell’università di Padova».

Rimane da capire quanto sia reale questa occasione!

L'evento in sé è stato fonte di profonda riflessione per noi, come studenti universitari attivi del Collettivo SPAM. Noi crediamo nel dovere di tutelare l'Università come luogo di costruzione del sapere, indipendente e critico: la versione più autorevole del sapere. Reputiamo sia fondamentale che essa rimanga autonoma da interessi terzi che possano condizionare la ricerca. Tuttavia comprendiamo come l'Università debba, necessariamente, scendere dalla propria Torre di Avorio della ricerca pura ed incontaminata e svolgere una funzione sociale nella società. Essere motrice per l'innovazione ed il progresso anche rispondendo alle esigenze dell'economia, però qualcosa non ci convince.

Queste sponsorizzazioni non rappresentano semplicemente l'introduzione dell'ennesimo dispositivo all'interno delle istituzioni universitarie mirante alla progressiva privatizzazione, ma qualcosa di più profondo e contraddittorio.

Questo "mercato delle cattedre" mostra i propri limiti anche rispetto a quella “opportunità” decantata da Rizzuto. Infatti al contrario di creare reti innovative, avvicinare l'esperienza e i saperi delle università alle domande pragmatiche del territorio e viceversa, serve solo a innestare uno scambio reciproco di prestigio fra l'Università di Padova ed il finanziatore e a scaricare su quest'ultimo un costo pubblico con tutte le sue conseguenze. Si parla appunto di privati che vanno a coprire per un periodo minimo di 3 anni tutte le spese stipendiali e di ricerca in cambio di vedersi sponsor di una pubblica cattedra. In questo senso questa operazione svela uno scopo più recondito e perfettamente coerente con uno stile, o meglio ideologia, di fare politica economica nei paesi occidentali: la sostituzione dello stato pubblico con il privato. Lungi dal voler santificare il pubblico come panacea a tutte le inefficienze della società, pensiamo che la svendita del pubblico non possa essere una soluzione valida, soprattutto se si parla dei luoghi dove viene generato il sapere.

È appunto a partire da questo che emerge una seconda criticità. Ragionando ad un livello più filosofico si generano i presupposti per la sovversione del rapporto dialettico tra mondo universitario e mondo dei “beni e servizi”. Il primo mondo è rappresentato dagli accademici che, come “professionisti della conoscenza”, si occupano di creare i saperi e i sistemi simbolici, fondati sui criteri aurei della scientificità, da discutere e trasmettere attraverso l’attività didattica. Il secondo mondo riguarda l’applicazione dei saperi ed emerge in un secondo momento, quando questi vengono messi a disposizione dei vari mestieri e professioni, e dunque vengono applicati nella società.

L’inserimento nei programmi formativi di insegnamenti tarati sulle richieste di aziende private potrebbe intersecare le necessità pragmatiche del mondo produttivo e le procedure di ricerca autonoma. Necessariamente la ricerca nasce per risolvere esigenze pratiche ma le affronta e le ristruttura seguendo principi conoscitivi ed etici ed è appannaggio di chi genera conoscenza. Infiltrando a questi livelli rappresentanti degli apparati applicativi e produttivi si aprono ampi margini di selezione delle informazioni in vista di interessi diversi da quelli dell’onestà conoscitiva e della responsabilità scientifica.

Infine, il modello di competizione sul libero mercato che si sta allargando al mondo accademico, si pensi al diffuso motto “publish or perish”, incoraggia la produzione di massa di pubblicazioni, spesso per necessità di scadenze approssimate. Viene immesso nel mondo della ricerca un presupposto aggregativo di lotta per le risorse, che facilmente suscita incompatibilità con lo spirito di collaborazione critica che rende la comunità scientifica capace di lavorare liberamente in nome della conoscenza.

 In un periodo durante il quale l'università pubblica dimostra tutti i propri limiti, l'intervento del privato non sembra aggiungere gradi di garanzia e di efficienza e di trasparenza nel funzionamento dell'istituzione universitaria, ma, piuttosto, aggiungere incertezza e confermare gerarchie e distorsioni già presenti: la ricerca appare ancora più vincolata al doppio cappio del controllo di imprecisati privati e di troppo noti baronati accademici e questo non può che essere un limite per la ricerca libera ed autonoma.

COLLETTIVO SPAM

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