Lido di Venezia - Continua la lotta dei lavoratori di Cinecitta'

Il report di Occupy Biennale

4 / 9 / 2012

Lo scorso 29 agosto Occupy Biennale (S.a.L.E. Docks e Lab Morion) assieme al Teatro Valle, Macao e il Cinema Palazzo di Roma, aveva marciato a fianco dei lavoratori di Cinecittà, minacciati da un progetto di speculazione che prevederebbe la sostanziale dismissione degli storici teatri per lasciare spazio a strutture alberghiere, commerciali e di intrattenimento.

 Oggi a Venezia è andato in scena il secondo atto della vicenda Cinecittà. L Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) ha ospitato, alla Mostra del cinema, un incontro con al centro il tema del futuro del più famoso distretto del cinema italiano. Tra gli interventi più attesi quello del Mibac che per bocca del direttore del settore cinema, Nicola Borrelli, ha dato ampie assicurazioni sull‘impossibilità di trascinare Cinecittà al centro di operazioni specultive. Secondo Borrelli questo pericolo sarebbe inesistente vista la quantità di  enti pubblici, compresi due ministeri, che vigilerebbero sullo status pubblico dell‘area. Ma le assicurazioni del Mibac certamente non rassicurano i lavoratori che non si fidano di un  governo campione di liberalizzazioni e paladino dell‘Austerity in salsa germanica.

E' stata poi la volta di Luigi Abete, presidente della società privata Cinecittà Studios e maggior imputato nel piano di smembramento dei teatri. Secondo copione, da buon imprenditore (non illuminato), Abete ha negato l‘esistenza di un piano speculativo, sostenendo di avere presentato l unica prospettiva possibile di sviluppo per salvare Cinecittà: esemplificativa dell‘“innovazione" di questo piano è la sua soluzione per il comparto scenografie: “Basta con il cinema, dirottiamo gli scenografi sulla costruzione di fondali per centri commerciali e negozi“ (e magari delle convention di partito,aggiungiamo noi) .

Nessuna speculazione e nessuna dismissione quindi? Non sembra pensarla così la RSU Massimo Corridori che ha ribattuto sottolineando la situazione di incertezza di decine di lavoratori e la loro indisponibilità a vedere trasformato il perimetro di Cinecittà in un grande centro per l‘enterteinment. Il tratto che meglio sottolinea l‘interesse attuale di questa lotta lo sottolinea lo stesso Corridori: “Questa non è una semplice contesa vertenziale“ ed in effetti la forza simbolica di un luogo come Cinecittà, carico di storia, può spingere questa singola battaglia su un piano più generale, quello dello scontro tra una cultura intesa come pratica comune e  una cultura assunta quale mera fonte di profitto imprenditoriale. Per ora questa prospettiva dipende dalla possibilità di innervare questa lotta con le qualità nuove del lavoro cognitivo e culturale, con la sua capacità di autorganizzazione, di produzione di discorso e di pratiche. Solo se  si saprà unire alla difesa dei diritti acquisiti la richiesta di redditto e di nuovo welfare culturale, solo allora si manifesterà la forza dirompente per rovesciare ciò che nella crisi pare ineluttabile, il disinteresse del settore pubblico per nuove politiche di investimento sulla cultura e la riduzione di quest‘ultima a mera occasione di profitto privato.

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