Lo faremo il 25 novembre così come il prossimo 16 dicembre a Roma.

24 / 11 / 2017

Pubblichiamo una nota delle attiviste del CISPM Italia - Coalizione Internazionale Sans-Papiers e Migranti, verso le mobilitazioni nazionali di domani, lanciata da Non una di Meno, e  del prossimo 16 dicembre, entrambe a Roma.

Siamo donne con provenienza geografica differente, ma accomunate dalla lotta al patriarcato in ogni angolo della terra. Spesso partiamo dai nostri Paesi d’origine alla ricerca della libertà o semplicemente di un futuro migliore, affrontando un viaggio in cui siamo esposte ad ogni tipo di violenza  e di tortura. Chi di noi ha la fortuna di giungere in Europa, in Italia, spesso trova muri e politiche che non fanno altro che criminalizzarci. Sui nostri corpi e sulle nostre vite, continuano le politiche di respingimento per attuazione di accordi noti e meno noti conseguiti con Paesi terzi, che sfociano nell’esternalizzazione delle frontiere già nei nostri Paesi e nelle politiche di sfruttamento nel Sud del mondo, da cui ci costringete a scappare con le vostre guerre, militari od economiche. Siamo le donne che vivono nei ghetti delle vostre campagne in condizioni disumane, senza acqua e riscaldamento, in baracche di fortuna, e che tutti i giorni vanno a raccogliere frutta e verdure che trovate a basso costo nelle frutterie dei vostri quartieri, in tutta Italia. Siamo braccianti senza alternative lavorative, che vivono condizioni di totale segregazione fisica e sociale, quasi sempre con diritti sindacali ridotti al minimo e sottoposte a sfruttamento lavorativo. Siamo le donne che vengono trafficate sin dal Paese d’origine per lo sfruttamento della prostituzione e che una volta giunte in Italia vengono intercettate dai trafficanti sin dai i centri di accoglienza, per ripagare un debito contratto con la falsa promessa di avere un lavoro dignitoso in Europa, che possa consentirci di aiutare economicamente le nostre famiglie da cui dolorosamente ci siamo dovute separare. In Italia ci prendiamo cura dei vostri cari, sopperendo ad un Welfare State inesistente, consentendo a voi, donne e uomini italiane/i, di lavorare. Spesso per svolgere il lavoro di cura dormiamo nelle vostre case, divenendo un riferimento H24: è su noi donne, infatti, che da sempre grava il lavoro di riproduzione, oltre che il lavoro di produzione.Siamo le donne nate in Italia, ma non siamo considerate italiane per il solo fatto che abbiamo i genitori che provengono da altri Paesi. Lottiamo ogni giorno e instancabilmente affinché ci venga riconosciuto quello che per noi è  un diritto,  una dignitosa legge sulla cittadinanza per noi e per i nostri figli, perché noi ci sentiamo italiane.In Italia il mercato del lavoro impone un gender gap salariale non solo tra uomini e donne in generale, ma ancora di più tra migranti/e e italiani/e: il nostro lavoro non viene mai riconosciuto,  ci scontriamo col tetto di cristallo ed il pavimento appiccicoso, impossibilitate a fare carriera e a veder riconosciuta la nostra professionalità. Siamo le donne che faticano a conciliare lavoro, famiglia e il diritto ad una cittadinanza attiva e politica. Siamo le donne che si vedono sempre più spesso negare i diritti della salute riproduttiva, rimanendo però sempre relegate in schemi patriarcali e maschilisti che ci vedono madri “per forza”, nonostante la società non ci metta nelle condizioni di poter assolvere a  questa funzione serenamente.Siamo le donne che non si piegano davanti a questa guerra ai poveri portata avanti dallo Stato, che crea le differenze, aumenta diffidenze, razzismi e divari tra donne italiane e migranti. Sappiamo bene che condividiamo gli stessi problemi ed il nostro nemico non sono le altre donne, ma le vostre politiche. Siamo le donne a cui vorreste offrire la vostra protezione in quanto ci ritenete, sbagliando, deboli. Il prossimo 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne e all’interno del percorso che ci porterà alla manifestazione nazionale del 16 dicembre vogliamo prendere parola. In quanto donne e in quanto immigrate sappiamo descrivere cosa viviamo sulla nostra pelle: non vogliamo che qualcuno parli per noi. Il punto di vista da cui noi  guardiamo il mondo, il nostro punto di partenza non è neutro. La violenza sulle donne è una delle prime cause di morte per le donne nel mondo. La violenza ha molte facce ed è accomunata dallo stesso filo che crede che noi siamo una proprietà degli uomini, e più in generale degli Stati che attuano anche politiche patriarcali.  Ma chi gli ha dato la proprietà dei nostri corpi, delle nostre vite? Se la sono presa!  Noi non abbiamo bisogno di protettori e carità, ma di diritti e giustizia sociale. Non siamo invisibili ma donne in carne ed ossa, determinate perché laddove il diritto alla vita viene strappato, noi ce lo andremo a prendere con la forza. In Italia come nel resto del mondo. Nonostante i ruoli in cui il sistema che avete creato ci vorrebbe relegare, nonostante le politiche nazionali ed internazionali sessiste, nonostante le politiche criminali perpetrate sui nostri corpi e sui nostri desideri,  ci  vedrete camminare gomito a gomito, insieme alle altre donne, in ogni piazza dove si rivendicheranno diritti e giustizia sociale, contro ogni confine e sfruttamento sessista. Lo faremo il 25 novembre così come il prossimo 16 dicembre a Roma.

Attiviste CISPM

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