Macerata - Le vittime invisibili del terrorismo razzista

Il clima e le storie che fanno da sottofondo alla vicenda

5 / 2 / 2018

Pubblichiamo, tratto da Meltingpot.org, un commento alla tentata strage fascista di Macerata fatto dall’Ambasciata dei Diritti di Ancona.

Si sta scrivendo molto in queste ore sulla strage razzista di Macerata, sappiamo tutto dell’attentatore fascista e leghista Luca Traini, ma non sappiamo quasi nulla delle vittime. La narrazione dell’episodio accaduto nella cittadina maceratese è essa stessa avvelenata dal clima razzista che si respira nel nostro paese.
Come già qualcuno ha osservato basterebbe invertire il colore della pelle dei protagonisti per ottenere una narrazione completamente capovolta, tutti parlerebbero di un terrorista che semina panico in una città dove i bambini sono costretti a restare chiusi nelle scuole e delle vittime sapremo tutto: nomi, cognomi, abitudini e sogni. Tutto questo creerebbe una naturale relazione empatica tra le vittime ed il lettore.
Non è così in questa vicenda, l’attentatore è l’unico protagonista e non troppo tra le righe viene detto che «tutto sommato qualche ragione l’aveva pure soprattutto dopo il crudele assassinio della ragazza da parte di un nigeriano spacciatore».

Semplificare gli eventi di Macerata in questo modo è pericolosissimo.

A gennaio quando, il candidato leghista del centro destra, Attilio Fontana dichiarò «che la razza bianca va difesa dagli immigrati» in realtà non fece una gaffe come di li a poco si sbrigò a giustificare, ma fu il frutto di una semplificazione razzista, verbale e concettuale in atto da tempo nel nostro paese.
La semplificazione storica del razzismo funziona benissimo nei social ed in generale nell’epoca digitale dove per esporre la propria opinione non serve argomentarla ma è sufficiente usare dei buoni slogan per sostenerla; purtroppo questo meccanismo ha un altissima capacità di propaganda tanto è vero che oramai le fake news hanno la stessa veridicità di notizie reali poiché la finalità è quella di sostenere una teoria di parte.

La semplificazione razzista è tremendamente efficace, il nemico è negro, spaccia, ruba il lavoro, violenta le donne, la soluzione proposta è altrettanto facile, vanno difesi i confini, tutelata la razza bianca a qualsiasi costo. Se in molti casi queste illazioni restano verbali in altri casi danno origine come nel caso della cittadina marchigiana a comportamenti orribili.
La matrice ideologica di questo pensiero razzista è ampiamente conosciuta e riconducibile a formazioni di estrema destra (Casa Pound, Forza Nuova) e ad alcuni partiti politici italiani (Lega, Fratelli d’Italia ) che hanno legami stretti tra loro. Karim Franceschi il noto attivista marchigiano che ha combattuto l’ISIS in Siria fin da subito ha sottolineato come la strage di Macerata abbia una chiara connotazione terroristica.

E’ chiaro come il circolo vizioso odio, razzismo e terrorismo si autoalimenti, in un contesto che ha perso gli anticorpi naturali alla rinascita dell’ideologia fascista. L’ampio sdoganamento ottenuto dalle fazioni di estrema destra non solo dal ridicolo supposto che tutti in democrazia possono dire la loro ma anche dagli organi di informazione, va fin da subito arginato prima che si arrivi ad un punto di non ritorno. A pochi chilometri di distanza da Macerata ben ha fatto il sindaco di Ancona a vietare una sala pubblica a Casa Pound e lo stesso diniego è stato ribadito da un hotel a cui la fazione di estrema destra si era rivolta in seconda battuta.

Tornando alle vittime di Macerata in quelle ore concitate si sono intrecciate anche storie di eroismo ed amore, come quella che ha visto protagonista Jennifer una ragazza di 25 anni che ha rischiato di morire solo per il suo colore delle pelle, un proiettile l’ha centrata tra spalla e seno e solo per pochi centimetri non l’ha uccisa grazie anche al soccorso del suo fidanzato. 
Wilson ha solo venti anni anche lui tra i sei feriti, come Omar 23 anni tutti pensavano di aver ritrovato rifugio in Italia finalmente al sicuro dalle violenze dei loro paesi , dalle torture della Libia e dall’incubo della morte in mare ma ora fanno i conti con un nemico più viscido ma altrettanto letale la xenofobia.
Il 32enne Festus Omagbon ospite in una struttura di accoglienza del Gus ferito dall’attentatore al braccio aveva appena iniziato a frequentare un corso da operaio carrellista, un piccolo sogno che si stava realizzando ha rischiato di essere spezzato da un proiettile.
Omar colpito di striscio inizialmente non era andato all’ospedale perché non capiva bene quello che stava succedendo e chi ce l’aveva con lui e per quale motivo, fortunatamente gli amici lo hanno convinto a curarsi ed evitare conseguenze cliniche peggiori.

La paura è stata talmente devastante che alcune vittime non sono neanche andate in ospedale, infatti le persone che hanno chiamato i soccorsi sono più di quelle che si contano negli ospedali . Oltre al trauma fisico l’aspetto più rilevante è il trauma psicologico n uno dei ragazzi feriti non riesce a darsi una spiegazione, «non ho fatto nulla di male, ho lavorato in un supermercato sto cercando di farmi una nuova vita qui, perché qualcuno ce l’ha con me?».
La risposta caro Gideon è paurosamente semplice qualcuno ce l’ha con te perché hai la pelle nera, o peggio perché sei negro. Ma una fiammella di speranza è rimasta accesa alimentata da tantissime persone che nella quotidianità combattono il razzismo, si oppongono ai confini, danno la loro solidarietà agli ultimi del pianeta, guidati dalla saggezza e dalla consapevolezza di stare dalla parte giusta. Consapevoli che la razza è una sola quella umana e che ogni individuo è tuo fratello o sorella a prescindere dal colore della pelle e dalla provenienza.

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