Spagna 25 settembre

Madrid: 25S, Rodea el Congreso

26 / 9 / 2012

Ieri la convocatoria Rodea el Congreso svoltasi a Madrid ha radunato migliaia di persone nei dintorni della camera dei deputati in una grande espressione di forza destituente. Partecipato da piattaforme, comitati, associazioni, partiti e singoli cittadini legate a diverse realtà politiche dello stato, il corteo -blindato dall’inizio alla fine-ha riempito le strade della capitale con i cori che, ormai da mesi, contestano la legittimità del governo Rajoy e le sue politiche di austerity.

La convocatoria di ieri (nata prima dell’estate dall’iniziativa della piattaforma ¡En Pie! e messa in moto dal Coordinamento 25S) era nel mirino della stampa di destra e della sezione di comunicazione del Pp da più di un mese. Oltre alla criminalizazzione che di solito il mainstream scattena su qualsiasi iniziativa organizzata dal 15M o da altre realtà dei movimenti sociali, questa volta parlavano in maniera aperta di “colpo di stato antisistema” e di gravi conseguenze penali per i partecipanti. Settimana scorsa è stata interrotta un’assemblea di preparazione (tenutasi in un parco pubblico) per identificare i partecipanti, e nella manifestazione dello scorso 15 settembre sono state arrestate 2 persone che portavano uno striscione convocando alla manifestazione del 25S. Vi è stata anche fatta la comparazione con il 23 febbraio 1981, data del tentativo di colpo di stato promosso da una parte dell’esercito agli ordini di un generale (franchista) molto vicino alla Casa Reale. La figura di un Guardia Civil sparando in aria dentro del Congreso de los Diputados è nel immaginario collettivo ed è ricordata ogni anno nei media.

Quel 23 febbraio rammenta una parte della società spagnola l’evento in cui la giovane democrazia nata dopo la dittatura subì una difficile prova, uscendone rafforzata grazie all’intervento di Sua Maestà Juan Carlos I e alle proteste nelle strade della cittadinanza democratica. Per un’altra parte non è ma una messa in scena da quasi tutti gli attori politici all’epoca rilevanti, un’autocolpo di stato indirizzato a consolidare la monarchia erede del franchismo ed il suo regime parlamentario. E’ veramente curiosa questa scelta del segretario generale del Pp, Maria Dolores de Cospedal (è stata lei a fare la comparazione in conferenza stampa tra le due date): il 23F rappresenta un pilastro della storia ufficiale del sistema politico spagnolo; del suo racconto degli avvenimenti che diedero origine all’attuale regime parlamentario, mentre il 25S è stato segnalato come data in cui verrebbe emulato in certo modo quel “tentativo di mettere un bavaglio alla società spagnola” (nelle parole di Cospedal). Questo meccanismo di stigmatizazzione evidenzia la minaccia per la sicurezza dell’ordine democratico che il governo Rajoy ha percepito nel Rodea el Congreso, paragonando un’espressione popolare di disenso in una piazza con l’intervenzione di militari franchisti e forze dell’ordine nel parlamento.

La giornata di ieri è anche un’essempio di come sale il livello repressivo quando la legittimità del governo è in decrescita: 1.400 polizziotti hanno blindato Madrid dalla mattina alla sera, bloccando la zona centrale della città. Il corteo è partito circondato da furgoni e polizia, nei dintorni del Congreso (completamente circondati da poliziotti in tenuta antisommossa) si sono fatti vedere cecchini sui tetti di alcuni palazzi e dietro le transenne che bloccavano l’entrata a Carrera de San Jerónimo (via dove si trova il Congreso) c’erano anche canni e cavalli. Insomma una dimostrazione di forza pagata dalla cittadinanza che si salda con 28 arresti e 64 feriti in una giornata di violente cariche, pallottole di gomma e transenne incatenate.

Le prospettive che questo mese di settembre apre per i movimenti sociali a Madrid sono di mobilitazioni continuate: sia convocate dai sindacati e partecipate dai movimenti in forma di “blocco critico” o sia dai propri movimenti (quel soggetto politico che sotto il nome di pueblo ha unito giovani, vecchi, disoccupati, precari, pensionati, studenti che nelle loro diverse soggettività subiscono la crisi e l’uscita da essa che attua il governo Rajoy). Sembra che le parole di questo autunno saranno “riscatto”, “dimissione” e “sciopero”: sarà sicuramente il governo Rajoy a fare la prossima mossa (il proprio Presidente ha affermato che le sue politiche continuerano nella stessa linea), ma sta al popolo fare in modo che, come nel Canada ed il Portogallo, questa non sia definitiva.

Andrés Merino (cs Tpo)

Andrés Merino (cs Tpo)

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