Lo sciopero, dunque, c’è e riguarda milioni di persone, un vero sciopero generale sulla carta, ora si tratta trasformalo in uno sciopero generale vero.

Marchionne, lo sciopero generale e noi.

La legge ad ovest del Pecos.

4 / 11 / 2012

“E’ importante ricordare le dure prese di posizione e le pesanti dichiarazioni con le quali i 19 ricorrenti hanno manifestato fin dall’inizio il loro giudizio negativo sull’operazione Nuova Panda. Stupisce e induce qualche dubbio il fatto che questi storici oppositori pretendano oggi il passaggio in FIP, utilizzando una sentenza che non tiene nella minima considerazione le conseguenze sull’iniziativa industriale di Pomigliano, per la quale sono stati investiti 800 milioni di euro e che oggi sta dando lavoro complessivamente a circa 3.000 persone”.

Questo il giudizio della Fiat sui 19 operai iscritti alla Fiom che la Newco sarà costretta ad assumere dopo l’ordinanza della Corte di Appello di Roma in conseguenza della quale mercoledì l’azienda di Torino ha annunciato la contestuale messa in mobilità di altri 19 colleghi già in forze all’impianto campano [la Newco chiamata Fabbrica Italia Pomiliano], scatenando un vespaio di polemiche.

"Siamo alla rappresaglia", titola la stampa, ma solo quella di parte; Landini gioisce e al contempo latra contro il padrone delle ferriere di ottocentesca memoria, senza domandarsi com'è che non si vedono cortei spontanei di protesta, fermate alle linee di produzione, anzi, ancora oggi, si sentono organizzazioni sindacali [cisl, uil e ugl] che denunciano il comportamento settario della fiom che mette a repentaglio il futuro della Fiat in Italia, non la tracotanza dell’Uomo dell’anno.

Più che Uomo copertina Marchionne ricorda Roy Bean, il padrone di saloon, biscazziere, tenutario di bordello, che si erse a giudice nelle terre texane: “ sono la legge ad ovest del Pecos”; là dove l’autorità dello Stato non esisteva, dove riviveva “lo Stato sono io”, dove il liberismo era l’individualità oltre ad essere i cavalli che galoppavano nella prateria.

Liberismo da selvaggi allora, neoliberismo selvaggio oggi.

Alle ripetute azioni d'una guerra di annientamento scatenata contro gli operai Fiat, i lavoratori non rispondono con la lotta: questo dovrebbe stupirci e interrogarci sul ruolo della rappresentanza sindacale in fabbrica e politica nella società. Ci troviamo di fronte ad una sorta di stallo tra le forze sociali, in cui il nostro alfiere – la lotta di classe - è paralizzato da un’impotenza, determinata da un letale mix di paura del domani e dalla verifica empirica dell’inefficacia degli strumenti di lotta in uso: neppure quelli autolesionisti, in cima ai pennoni o giù in miniera, producono gli effetti comunicativi di qualche tempo fa.

Chi conosce l'asprezza della lotta di classe sa che i diritti nascono storicamente da lotte condotte contro quel quadro di "legalità" che ha sempre garantito i ceti dominanti con leggi repressive fatte apposta per colpire coloro che lottavano per la giustizia sociale.

Ora siamo a pochi giorni dal 14 novembre, giornata di lotta e sciopero a livello europeo; per l’Italia, come per Grecia, Spagna e Portogallo, giornata di sciopero generale, su cui per primi Global ha chiamato a discutere, su cui, per prima la Confederazione Cobas ha chiamato a misurarsi, una giornata di sciopero generale che è, anche formalmente, diventato tale nel momento in cui la Camusso, con coup de teatre, lo ha indetto, spiazzando tutti, fiom compresa, che ci ha messo un paio di giorni per far convergere su quella data la sua mobilitazione, indetta precedentemente per il 16 novembre. Lo sciopero, dunque, c’è e riguarda milioni di persone, un vero sciopero generale sulla carta, ora si tratta trasformalo in uno sciopero generale vero, di riempirlo di iniziative di lotta concrete, per non farlo essere uno stanco e vacuo rituale, che nulla produce nelle dinamiche sociali e nulla sposta nei rapporti reali di forza, così come ci hanno già più volte segnalato, lo abbiamo scritto poco sopra, i lavoratori di ogni dove.

Nei territori dove siamo presenti, nei settori dove siamo radicati, è nostro compito impegnarci per non sprecare una giornata che può rappresentare un salto di qualità nelle dinamiche di lotta a livello europeo ed una ripresa di protagonismo dei soggetti sociali schiacciati dalla crisi.

Beppi Zambon - ADL cobas scuola

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