Napoli - Fate spazio alla generazione che non ha paura

In 5000 in strada contro le violenze

17 / 1 / 2018

Riprendiamo una riflessione del laboratorio occupato Insurgencia sul corteo di oggi e sulla narrazione mediatica di questi giorni che ha come oggetto Napoli

In tanti nelle ultime settimane si sono messi a parlare di Napoli. La città sotto l’attacco delle ‘baby-gang’, la città – a detta del ministro Minniti – vittima di una particolare forma di terrorismo, la città omertosa che si volta dall’altra parte. 

Oggi quasi 5000 studenti hanno lanciato un messaggio chiaro: a Napoli nessuno vuole abituarsi alla paura. I giornali e le istituzioni governative hanno provato a fare l’ennesima narrazione ‘strappa-like’ sui giovani che chiedono altre forze dell’ordine, il coprifuoco per determinate zone della città, l’abbassamento dell’età punibile per i minori. Eppure a noi sembra che si sia detto tutt’altro da un mese a questa parte: il tema a Napoli non è “l’emergenza baby-gang” né tantomeno l’incarcerazione dei figli più giovani di questa città. In territorio partenopeo nell’arco di un mese si sono consumate quasi 15 aggressioni, 15 aggressioni che hanno visto protagonisti, da una parte e dall’altra, ragazzi giovanissimi. 

Il livello del dibattito si è appiattito sul giustizialismo più becero, emblematica la visita del ministro Minniti a Napoli pochi giorni fa. Abbiamo avuto modo di assistere all’ennesima retorica dell’emergenza che offre come unica soluzione la militarizzazione delle zone “a rischio”, la così detta ‘tolleranza zero’ per ragazzi che hanno 10 o 12 anni. 

Il senso della mobilitazione studentesca è tutt’altro: fondi alle politiche sociali, alle famiglie in difficoltà, agli insegnanti che lavorano nelle periferie, alla creazione di attività sociali e culturali all’interno dei quartieri, apertura pomeridiana delle scuole. Queste sono le richieste di una generazione stanca dell’assenza dello stato, delle banalizzazioni che vengono fatte sulla loro pelle. La parola ‘emergenza’ per la città di Napoli è qualcosa che non può più essere sopportato per dei motivi molto chiari: non si può approcciare ad una questione come quella di cui stiamo parlando in maniera emergenziale. 

La questione che attraversa la nostra città è tutta politica: ancora oggi, nella terza città d'Italia, i ragazzi che crescono in determinati quartieri della città hanno gli strumenti per emanciparsi e riscattarsi, se cresci e vivi in un'altra zona puoi essere dimenticato, bollato come un criminali e non ti meriti nemmeno quelle poche briciole che anni di speculazione e lucro hanno lasciato. La generazione più giovane della città sa perfettamente di essere al centro di un macabro spettacolo che ha come vittime sia chi il coltello lo maneggia sia chi riceve la coltellata. Questa città ha conosciuto la violenza delle camorre, della mala politica, della speculazione dei predatori e degli sfruttatori possibili e immaginabili. 

Vedere che – come al solito – Napoli viene trattata come un territorio da militarizzare e di cui dimenticarsi completamente dopo due mesi di campagna elettorale ci fa capire che ancora una volta non si capisce o non si vuole capire ciò che veramente la nostra generazione vuole. Non vogliamo altro che il futuro che ci è stato tolto da chi è più potente di noi, non vogliamo altro che la possibilità di poter camminare fianco a fianco coi nostri coetanei senza sentir più parlare di galera per i minori o di posti di blocco ad ogni angolo. 

Napoli è un territorio che è già stato martoriato nel corso dei secoli, non abbiamo bisogno di altre speculazioni!

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