Nasce dappertutto

Appunti per un nuovo ciclo di mobilitazioni contro il biocidio

27 / 9 / 2016

Gricignano è un comune dell’Agro Aversano di 11.000 abitanti. Premettiamo questo dato banale per chiarire la portata – in quel territorio – di un presidio di circa 10.000 persone che provano a fermare i conferimenti di rifiuti all’impianto Ecotransider. È un dato che travalica ogni tentativo di perimetrazione tra “cittadinanza attiva” e “società civile”: è un’intera città che, in blocco, si contrappone ad una decisione del governo regionale che aveva trasformato l’intera area in una pattumiera dall’aria irrespirabile e con conseguenze drammatiche per la salute della popolazione locale.
Periodicamente, qualcuno, prova a dire che l’emergenza ambientale del nostro territorio è archiviata e che i movimenti ambientalisti della nostra regione rappresentano ormai il relitto di una stagione passata, quella delle grandi mobilitazioni di massa contro discariche e inceneritori. Puntualmente queste voci vengono smentite da “improvvisi”, oceanici momenti di partecipazione e conflitto, che si innescano sistematicamente ad ogni nuovo tentativo di utilizzare il nostro territorio come carne da macello da sventrare per il profitto delle lobby della munnezza.
Ci sarebbe bisogno, invece, di ricostruire la storia sulfurea, ma sempre viva, dell’ambientalismo campano: leggerne le tracce, le continuità, gli sviluppi, aldilà dei momenti di picco, per capire in che modo la rete dei comitati di base e dei presidi permanenti ha saputo disegnare una vera e propria geografia, una trama fitta di nodi resistenti dalla quale, puntualmente, vengono fuori nuovi focolai di rivolta.
Guardiamo, ad esempio, a quello che sta succedendo negli ultimi mesi.
Trecento persone, a luglio, sono scese in piazza contro la possibile costruzione di un impianto di biodigestione anaerobica a San Pietro a Patierno. Un’operazione di mera speculazione che mira a sfruttare il piano di incentivi per la produzione di energia “rinnovabile” senza dare alcuna garanzia circa la qualità del trattamento della frazione umida, in un territorio dove si concentrano già diverse criticità ambientali: dal forno crematorio all’aeroporto, situati entrambi a ridosso del centro abitato.
A settembre trecento persone hanno occupato l’Ospedale San Gennaro alla Sanità contro l’imminente chiusura dovuta ai tagli alla sanità previsti dal governo regionale, secondo il diktat del rientro economico e del pareggio di bilancio. Ancora, quasi mille persone hanno marciato a Chiaiano per opporsi – da subito – al piano Ecoballe di De Luca, che prevede l’individuazione di nuovi impianti di discarica tra Chiaiano, Marano, Giugliano e Quarto e rivendicare i fondi promessi dal commissariato straordinario ai rifiuti per la tombatura e la riqualificazione del parco delle colline nel 2008.
La popolazione campana è su questo, da sempre, molto chiara: nessuna nuova discarica e tombatura di tutti i siti di smaltimento ormai chiusi, da Chiaiano a Terzigno.
Lo stesso piano ecoballe prevede l’aumento dei conferimenti all’inceneritore di Acerra dove, pure, si sta riattivando la mobilitazione.
In questo quadro già esistono delle scadenze importanti, ed altre se ne aggiungeranno – ne siamo sicuri – nei prossimi giorni. Il 30 settembre a Casalnuovo è stato convocato un momento pubblico di confronto in piazza da parte della rete di comitati che ormai da due anni è attiva contro gli impianti di raffinamento della Ramoil. Il 15 ottobre è stato convocato un altro corteo a San Pietro contro l’impianto di biodigestione. Il 16 ottobre a Caivano si tornerà nelle strade a denunciare sversamenti di rifiuti e roghi tossici. A Chiaiano lanceremo un momento di confronto pubblico per monitorare dal basso il processo di tombatura della discarica ed imporre un nuovo piano di riqualificazione del parco. Ancora saremo in presidio al fianco dei cittadini e delle cittadine di Gricignano che continuano a bloccare i conferimenti all’Ecotransider.
Sostanzialmente, aldilà della specificità delle singole vertenze, ognuna di queste esperienze allude ad un piano di rivendicazioni complessive: diritto alla salute, in opposizione ai tagli lineari imposti al sistema sanitario regionale, potenziamento delle strutture sanitarie e sistemi di monitoraggio realmente efficaci rispetto all’incidenza delle malattie tumorali derivanti dall’inquinamento ambientale, bonifiche, riqualificazione ambientale, risarcimento per le popolazioni colpite dal disastro ecologico imposto alla nostra terra. Tutto questo passa per il rifiuto dei nuovi piani regionali (rifiuti ed ecoballe) e per la pretesa di un finanziamento strutturale, all’altezza della situazione e sottoposto a quelle misure di controllo popolare così da impedire nuove ondate speculative sul nostro territorio. 
In questo mese molte di queste prospettive saranno messe concretamente alla prova dalle iniziative di lotta sui territori. Dopo questa verifica, sarà opportuno iniziare a ragionare delle forme di nuovo coordinamento tra queste esperienze, per ricomporre insieme il quadro di opposizione al biocidio e alla devastazione ambientale. 
I comitati campani continuano, ancora, a scrivere una delle pagine più importanti della democrazia radicale del nostro paese. Ricucire i frammenti di questa storia, ricostruire l’orizzonte discorsivo che – continuamente – immagina alternative all’attuale modello di sviluppo, è la sfida di sempre. Raccogliamola insieme, ancora una volta: abbiamo appena cominciato

Lab. Occ. Insurgencia

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