Nogara (VR) - La lotta dei lavoratori della Coca-Cola tra violenze e provocazioni padronali

2 / 4 / 2017

Aggiorniamo su quanto accade alla Coca-Cola di Nogara (VR), attraverso testi e materiali multimediali tratti dal sito di Adl Cobas.

Prosegue da più di tre settimane la mobilitazione dei lavoratori di Adl Cobas alla Coca-Cola di Nogara (Vr), di fronte al ricatto inaccettabile di tutti i soggetti coinvolti nella filiera produttiva e logistica[1] che, utilizzando lo strumento del cambio d’appalto e dei nuovi dispositivi concessi loro dal Jobs Act, hanno licenziato i lavoratori ritenuti “scomodi” dalle aziende. La settimana scorsa si era aperto un tavolo di mediazione voluto dal sindaco di Nogara, al quale Adl Cobas si è presentata portando una proposta che prevedeva il rientro immediato dei 29 lavoratori, a cui era stata promessa la riassunzione, la cancellazione della lista di proscrizione di 14 lavoratori e la disponibilità a discutere di una soluzione al problema degli esuberi, introducendo il criterio della volontarietà da parte dei lavoratori di accettare un’eventuale incentivo all’esodo o una ricollocazione. Il Consorzio ha risposto che la lista è intoccabile ed ha posto la condizione prioritaria di «risolvere il problema dei 14 lavoratori indesiderati», prima di parlare del reintegro dei restanti 29, i quali potrebbero tornare al lavoro con un reinserimento scaglionato nel tempo fino a giugno. 
A questo ricatto i lavoratori hanno risposto con l’occupazione del tetto e del piazzale interno dello stabilimento della Coca Cola nella mattinata di martedì 28 marzo, nonostante l’intervento dei carabinieri antisommossa e delle guardie della sicurezza interna, che ha necessitato la chiamata dell’ambulanza per soccorrere un lavoratore a causa dei colpi subiti.

Il giorno dopo è successo un episodio gravissimo. Mentre i lavoratori e le famiglie stavano entrando nel piazzale interno per portare dei viveri alle persone sul tetto, sono stati violentemente aggrediti dalle guardie private pagate dal Consorzio Vega, che hanno anche utilizzato delle pistole elettriche Taser verso chi cercava di entrare. Ancora una volta è stato necessario l’intervento dell’ambulanza per prestar soccorso ai lavoratori rimasti colpiti.

Questo il commento delle giornate di lotta, da parte di Roberto Malesani (Adl Cobas Verona-Vicenza)

Ieri si è assistito all’ennesima provocazione della Coca Cola, che ha attivato le procedure per la cassa integrazione straordinaria in seguito alle proteste dei lavoratori iscritti ad Adl Cobas. Riportiamo un breve comunicato dalla pagina facebook di Adl Cobas Verona-Vicenza

Denunciamo il tentativo da parte della multinazionale di scaricare le proprie responsabilità, cercando di dividere i lavoratori e di mettere i propri dipendenti contro i loro colleghi, dipendenti della cooperativa impiegati nella logistica, in lotta per difendere il proprio posto di lavoro.
Ci vuole coraggio a sostenere che l'occupazione del tetto da parte di 6 lavoratori porti al blocco della produzione. In questi giorni di presidio fuori dai cancelli, non è stato bloccato l'accesso degli altri lavoratori e abbiamo visto un continuo flusso di camion all'interno dello stabilimento, anche durante l'occupazione del piazzale interno.
Ribadiamo ancora una volta che questa situazione è stata generata dal tentativo di eliminare attraverso una lista nominativa di 14 presunti “esuberi”, una presenza sindacale, Adl Cobas, che in questi anni ha portato la conquista di alcuni diritti fondamentali, come la piena applicazione del contratto collettivo nazionale di riferimento e la denuncia e la cacciata di un caporale all'interno del magazzino. 
Questo attacco politico verso Adl Cobas viene attuato attraverso lo strumento del cambio d'appalto. Se Coca Cola accettasse la nostra richiesta di inserimento della clausola sociale di salvaguardia in caso di cambio d'appalto (ossia la garanzia di riassunzione di tutti alle stesse condizioni), non si sarebbe verificata questa situazione.
Non è vero che nessuno è stato licenziato, infatti in questo momento è partita la procedura di mobilità per i 45 lavoratori, iscritti ad Adl Cobas, che non hanno accettato il ricatto di Coca Cola, dei consorzi e delle cooperative subappaltanti.
Quando Coca Cola invoca il ripristino della legalità all'interno della propria fabbrica, non capiamo come mai non faccia riferimento all'utilizzo di pistole elettriche Taser, da parte di alcune guardie private, contro i nostri lavoratori, fatto gravissimo avvenuto all'interno della sua proprietà privata.


[1] La logistica dello stabilimento è affidata alla multinazionale svizzera Kuhene Nagel, la quale a sua volta appalta al Consorzio Soluzioni Globali, il quale a sua volta la affida al Consorzio Vega, che, tramite la cooperativa “Zetajob”, sua consorziata, subentra nell’appalto alla Cooperativa Smart, facente parte del Consorzio Soluzioni Globali, vedi articolo Coca Cola Zero

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