NSA, mente sapendo di mentire

DATAGATE: continua lo stilicicio di fuga di notizie, questa volta si tratta di Thomas Drake

10 / 1 / 2014

La National Security Agency ha mentito, ha violato la Costituzione, ha sprecato fiumi di soldi per programmi costosi e inefficienti a scapito di altri più attenti alla privacy dei cittadini, e per di più aveva informazioni critiche sugli attentatori dell’11 settembre prima di quel fatidico giorno ma non è stata in grado (o non ha voluto) condividerle con altre agenzie. E questo prima che iniziasse il programma di sorveglianza di massa delle comunicazioni. Che non è stato capace, per altro, di fermare successivi attentati avvenuti in America. Anche perché la stessa Nsa sta affogando nei dati che raccoglie. È dunque arrivato il momento, per il presidente degli Stati Uniti, di fare qualcosa.

È questo in estrema sintesi l’incandescente messaggio inviato a Obama da un gruppo di ex-veterani dell’intelligence Usa e di whistleblowers, che ieri hanno pubblicato una lettera aperta, che di fatto è un attacco ad alzo zero contro l’Agenzia di sicurezza nazionale a stelle e strisce.

I firmatari sono dei pezzi grossi, e scomodi, che provengono dalle file della stessa Nsa. In particolare si tratta di Thomas Drake, un ex funzionario dell’agenzia che nei primi anni 2000 segnalò ai superiori una serie di attività che riteneva illegali, e non ricevendo feedback decise di contattare alcuni giornalisti; per tutta risposta fu incriminato sotto l’Espionage Act, anche se alla fine le accuse contro di lui sono cadute; di William Binney, altro veterano della Nsa, ex-direttore tecnico, di analisi militare e geopolitca, matematico e crittologo, dimessosi anni fa perché in disaccordo con l’agenzia; di Edward Loomis, ex-capo del centro di ricerca automatizzato SIGINT della Nsa; e Kirk Wiebe, ex-analista dello stesso centro. Sono i quattro moschettieri del whistleblowing pre-Snowden, poiché tutti avevano denunciato, senza avere riscontri, ma solo guai, problemi e inefficienze dell’agenzia. Ora, forti dello scandalo mondiale del Datagate, sono tornati all’attacco con un affondo che ha il merito di chiarire alcune questioni e che sarà di sicuro fonte di imbarazzo per la Casa Bianca.

La loro lettera infatti in sostanza afferma che:
- il massiccio programma di sorveglianza messo in piedi dalla Nsa dopo l’11 settembre non è stato in grado di prevenire attentati terroristici;
- in compenso la Nsa aveva informazioni importanti sugli attentatori dell’11 settembre ma non le ha fatte circolare nelle altre agenzie;
- il programma di sorveglianza di massa, oltre che essere anticostituzionale, è inefficiente: la Nsa non sa più come gestire tutti quei dati;
- anni fa c’era stata la possibilità di adottare THINTHREAD, un programma più mirato, meno costoso e più attento alla privacy e ai diritti dei cittadini ma gli è stato preferito TRAILBLAZER, un programma molto più caro e aggressivo nella raccolta dati;
- Obama è circondato da un gruppo di persone, in prima fila il generale Keith Alexander, direttore della Nsa; e James Clapper, il capo dell’intelligence nazionale, che hanno mentito.

Avevamo già denunciato che la Nsa sta affogando in un mare di dati inutili e raccolti per di più senza adeguate attenzioni per la privacy, al punto che non riesce nemmeno a condurre una efficace attività di analisi e sorveglianza sulle attività terroristiche, spiegano i quattro. Ora “un recente documento interno della stessa Nsa conferma questo fatto, ammettendo che la raccolta dati sta superando la capacità dell’agenzia di digerire, processare e conservare gli stessi, per non dire di analizzarli”, scrivono. Quello che sta succedendo è che la raccolta di massa sta diventando più un ostacolo che un aiuto nella prevenzione di attacchi. “Come spiegare altrimenti la mancata individuazione delle bombe di Boston, Times Square e dell’attentatore di Detroit?”.

Sicuramente – recita la lettera rivolta a Obama – intuisci che qualcosa va storto quando il direttore della Nsa, Keith Alexander, testimonia al Congresso che la raccolta di massa di dati ha sventato 54 attentati e dopo, a seguito di domande più circostanziate, è costretto a ridurre il numero a uno, e anche questo per altro non regge un’analisi più ravvicinata”.

Come notano molti commentatori online, anche se in parte ripercorre questioni già emerse, la lettera dei quattro whistleblowers è in qualche modo storica. Anche perché, con insolita forza, mette nero su bianco una serie di scheletri nell’armadio della Nsa. E cioè che la Nsa non ha condiviso informazioni utili a prevenire l’11 settembre prima che accadesse – e questo, lo ribadiamo, era prima che fossero messi in atto i programmi di sorveglianza di massa. Che i firmatari della lettera avevano lavorato o sostenuto un programma di analisi dei dati, THINTHREAD, che pur raccogliendo molte comunicazioni le criptava, facendo in modo che fossero decriptate solo in seguito a un mandato di un giudice. Che il sistema dell’intelligence Usa mostra alcuni preoccupanti segnali di corruzione, dal momento che a THINTHREAD, che sarebbe costato 3 milioni di dollari e altri 300 milioni per il mantenimento, ha preferito un altro programma, fallimentare, che ha succhiato 3,8 miliardi di dollari.

I densi legami fra i politici e il complesso cyberindustriale americano sono per altro acclarati, come abbiamo anche mostrato più volte qua su Wired.
Difficlmente Obama risponderà pubblicamente a questa lettera. Eppure la stessa conferma quanto siano diventati disfunzionali, opache, corrotte e anticostituzionali proprio quelle agenzie che dovrebbero vigilare sulla sicurezza e l’integrità di un Paese.

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