Pro life ancora all'attacco della 194. Che fare?

20 / 10 / 2012

Continua l'aggressione violenta per immaginario e linguaggio utilizzato da parte del movimento per la vita contro una legge importante come la 194, una legge che difende il diritto all'autodeterminazione femminile nel momento in cui stabilisce che la maternità non è solo una condizione biologica ma prima di tutto una scelta; oltre ad istituire la necessità che lo Stato promuova attraverso servizi, come i consultori, una sessualità consapevole. Noi ci aggiungiamo che la 194 è una legge che difende il diritto al piacere e sottrae i nostri corpi dalla mera funzione riproduttiva. Noi donne non siamo macchine, ma macchine desideranti!

Oggetto dell'ennesimo attacco non sono solo i diritti di genere ma ancora una volta  i consultori famigliari, i pochi se non gli unici presidi sanitari di base (già duramente colpiti dai tagli delle manovre finanziarie e della spending review) che promuovono una sessualità consapevole e informazione a 360° sulla contraccezione per tutte le età.

Il movimento per la vita sta alla difesa della maternità come la finanza globale sta alla produzione di povertà, in un momento storico dove invece che tutelare minori e famiglie si promuovono politiche in cui la produzione continua e violenta di ricatti, povertà, sfratti, divengono politiche di un welfare, questo si nuovo ed efficace nel produrre nuovi schiavi e schiave.

A tutto questo dobbiamo essere capaci di dare risposte collettive e riprendere a produrre informazione su questi temi, tabù ancora per tanti e tante di noi. Allora perché non utilizzare i nostri centri sociali, gli sportelli informativi contro la precarietà o per i migranti, le feste e i concerti per mettere in moto una campagna su questi temi? Perché non riprendere un'inchiesta militante in questo senso?

L'alternativa alla crisi parte anche da qui, la 194 siamo anche noi #Save194, #Apply194!

Aborto, pro-life alla carica

di Angela Gennaro tratto da Pubblico Giornale

Consultori familiari come strutture per l’accoglienza della vita e per la prevenzione dell’aborto e riconoscimento della capacità giuridica dei bambini al momento del concepimento, e non più della nascita. Sono queste le proposte presentate oggi dal Movimento della vita in occasione della presentazione del Rapporto al parlamento sull’attuazione della legge 194.

Già, la legge 194. Il presidente del Movimento Carlo Casini coglie l’occasione per sollevare il dubbio che le interruzioni volontarie di gravidanza siano diminuite grazie alla legge in questione. Non solo: «In un anno ne vengono vendute circa 380 mila confezioni» di pillola del giorno dopo, dice Casini. «Dobbiamo chiederci in che percentuale la loro assunzione, intervenendo su un concepimento avvenuto, determina la morte del concepito». Ecco perché, in base ai dati dell’Aigoc, l’Associazione Ginecologi e ostetrici cattolini, secondo Casini sono 70mila gli aborti «causati» dalla pillola del giorno dopo.

Due i modi per intervenire, per i pro-life. Prima di tutto cambiare l’articolo 1 del codice civile. Ovvero: «La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita». Un articolo sul quale la giurisprudenza dibatte da tempo. E i pro-life non hanno dubbi: non al momento della nascita, ma al momento del concepimento il bambino deve acquisire la capacità giuridica.

Il secondo intervento, secondo il Movimento per la vita, è quella che Casini definisce «un’interpretazione autentica» della legge 194. Con i consultori familiari che «non sono una tappa nel percorso già deciso di interruzione della gravidanza, ma un centro di assistenza alla vita per le donne e di sostegno alla materbita». La legge 194, continua il presidente del Movimento per la vita, «è stata mal interpretata, i consultori non sono solo strutture per avere un documento che autorizza l’aborto. Cambiamo la legge dicendo che se una donna vuole abortire si rivolge al medico dell’ospedale dopo un’autocertificazione che attesti che si è rivolta a un consultorio».

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