Scudi umani alla Fincantieri di Monfalcone

Secondo i sindacati, la sindaco di Monfalcone e persino la stampa locale il sequestro di Fincantieri è dovuto solo a dettagli, a un “problema semantico”. Secondo noi invece Fincantieri sta usando 5000 lavoratori come scudi umani per garantire la sua opacità e il sistema di sfruttamento totale sul quale lucra.

2 / 7 / 2015

Alle cinque della mattina può capitarti facilmente di incontrare nuvole di persone all'ingresso di Fincantieri che firmano contratti sui cofani delle auto o addirittura mentre passano ai tornelli.

I lavoratori nella jungla delle ditte e dei subappalti sono migliaia, per noi è impossibile sapere chi è chi e cosa fa, da dove viene e dove va.
Figurati per i rifiuti.

Maurizio è un cantierino esperto : 30 anni in Fincantieri, dei quali 21 a Monfalcone. Uno dei 1600 – su 5000 che lavorano – che ancora sono dipendenti diretti di Fincantieri.
Eppure sempre di più le loro mansioni sono gestionali e rivolte ai servizi, mentre la produzione slitta nelle mani dei lavoratori delle ditte.

Al passaggio degli anni 2000” –racconta Michele, un altro cantierino di poco più giovane di Maurizio – “c'è stato un cambio generazionale drastico e Fincantieri non ha garantito che la professionalità e il mestiere fossero tramandati. Nel mio settore (vedi nota, ndr) con tre anni di esperienza io ero il più vecchio.. non è possibile questa cosa.

Sembra che sia poi uno strumento per dirci che non sappiamo lavorare e che la nostra professionalità è come quella del rumeno appena arrivato. Mah”

Certo è che delle migliaia che lavorano nel cantiere, tantissimi – è impossibile per noi ora dare un numero preciso, nemmeno i lavoratori lo sanno – sono migranti.
Decenni fa erano migranti dal sud. La comunità napoletana è ancora molto forte, e il prefetto Zappalorto lo ricordava – con toni grottescamente inadeguati al suo ruolo – pochi giorni fa: 

segnali di comunità, tipo quella che si è stabilita a Monfalcone, di napoletani che portano qui certamente le loro virtù, come la simpatia e la cordialità, però a volte denotano anche degli usi che sono estranei alla nostra mentalità. Ci sono delle sentenze sul caporalato o sull’esercizio dell’usura”.


Che il caporalato sia la caratteristica permeante del lavoro nei cantieri è noto da anni. Che ci siano delle sentenze è indubbio: nel Marzo 2014, 27 persone sono state condannate per associazione per delinquere, sfruttamento di manodopera, truffa aggravata ai danni dello Stato. Ma Fincantieri non ne sapeva nulla.


Così come non sa, evidentemente, che il caporalato è ancora tutto lì, ben funzionante, come ci raccontava Maurizio poco fa.
Per il prefetto la colpa è dei napoletani.


O forse anche dei Bengalesi, la cui comunità contava fino a pochi anni fa 2000 persone e dipendeva totalmente dal lavoro navale.
Dopo una “crisi” sindacale avviata dai bengalesi pochi anni fa, Fincantieri – o i caporali che avevano difficoltà a garantire le prestazioni? – è corsa ai ripari e man mano aumentano i rumeni, che creano ancora meno problemi.
E vengono pagati meno: un operaio specializzato dipendente della casa madre costa circa 70€ all'ora, un operaio della jungla 5-10€.


Allora forse la colpa è dei rumeni.
Basta che non sia di Fincantieri e dell'organizzazione che ha imposto: estrema frammentazione, che porta con sé il ricatto della precarietà e l'impossibilità di sindacalizzarsi, e costi del lavoro impossibili. Il risultato non può che essere una costante corsa verso il basso, dove tutti sono ostaggi e non solo sul posto di lavoro: nell'economia cittadina non c'è nessun “fuori”, visto che anche il mercato immobiliare è controllato dalla stessa rete di soggetti – o da soggetti ai cui interessi tutto ciò è perfettamente funzionale.


Riassumiamo i tratti caratteristici di Fincantieri a Monfalcone
.


  • -
    Un caporalato feroce e sistematico, del quale ci sono evidenze pubbliche, prove e verità processuali.
  • Le commesse si protraggono fino al 2024, ma non c'è alcun piano di assunzione stabile: tutto andrà avanti con lo stesso sistema di ora, probabilmente spostando ancora di più gli equilibri dalle posizioni stabili verso i contratti temporanei e in subappalto.

  • - la “paga globale”. Giovanni lavora per ditte subappaltatrici:  “invece degli 8.50€ all'ora, a crescere a seconda del livello, a cui andrebbero aggiunti tfr, ferie, malattia eccetera, il cantiere a noi propone la«paga globale»: dai 6€ ai 13€, comprensivi di tutto. E per mascherarlo le buste paghe contemplano l'assurdo: ore di lavoro all'estero e trasferte in giro per l'Italia, mai fatte. Se ti lamenti, però, resti fuori dai cancelli 4 giorni, senza paga”.I mitici “Cancelli” del cantiere che chi scrive si immagina ormai come i cancelli di Mordor.
    Intanto ad alcuni dirigenti vengono riconosciuti premi di produzione da decine di migliaia di euro, auto di lusso, benzina, e persino 900 euro all'anno per provvedere ad un vestiario all'altezza della situazione.
    Invece ai lavoratori non è possibile dare alcun premio, nonostante i turni massacranti: per via degli scioperi che hanno fatto, li informa un volantino aziendale.

  • - Infiltrazioni mafiose e camorristiche altrettanto evidenti, note e provate in tempi recenti, tanto che la commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi ha  lanciato un chiaro e secco allarme proprio a Monfalcone, un mese fa (da cui l'incredibile reazione del Prefetto, di cui sopra).

  • - L'intimazione di regolarizzare la gestione dei rifiuti – dopo un controllo a sorpresa nel 2013 – disattesa con arroganza sino all'esito di lunedì scorso.L'accesso ai controlli delle condizioni di lavoro e della gestione dei rifiuti negato.

  • - Contestualmente all'allarme della commissione antimafia, alla richiesta di aprire le porte ai controlli senza preavviso e a ridosso della sentenza con cui la cassazione avallava la richiesta di sequestro, un mese fa vengono nominate 4 persone responsabili della logistica delle piazzole dei rifiuti e della suddivisione degli stessi per tipologia: sono 4 giovanissimi, inesperti – ci raccontano – una addirittura è una stagista a 600€ al mese.


Fincantieri assomiglia a un paradiso. Per alcuni.

Per altri si tratta di un “problema semantico”, di una burocrazia troppo aggrovigliata.Non vogliamo essere clementi con la legge italiana: peraltro, abbiamo visto troppo spesso quanto offra molti strumenti ai grandi interessi economici, o quanto gli stessi riescano facilmente ad aggirarla o a trovare compiacenza in molti uffici.
Ed è vero: a giudicare dalle pene previste (dai 6 mesi ai 2 anni) i capi d'accusa nell'ordinanza di sequestro sembrano essere per reati non gravi.
Però, mettendo tutto insieme, ci sembra che si tratti di qualcosa di simile al prendere Al Capone per irregolarità fiscali.


A noi, lo ripetiamo, sembra sensata un'altra ipotesi di lavoro: Fincantieri sta usando 5000 persone e le loro famiglie come scudi umani per garantire impunità alla sua totale opacità.
E sindacati, partiti e istituzioni si accodano, chiedendo a gran voce la riapertura immediata praticamente senza condizioni.


Si tratta della stessa Fincantieri che per 20 anni è riuscita a ostacolare in tutti i modi possibili il maxi-processo sulle morti per amianto (85 decessi), che poi ha portato a 13 condanne di dirigenti per 70 anni di carcere.Della Fincantieri nella quale ci sono stati 3 incidenti mortali in meno di due anni.


Claudio e Giovanni i rifiuti li producono, fra i più tossici.
Li hanno visti per anni tutti mescolati: vernici tossiche, legni, metalli, plastiche, solventi.
Tutti buttati insieme. Da un po' ci sono le piazzole, in teoria un po' di differenziazione. Ma poi chi li tratti e dove finiscano nessuno lo sa.
Anche perché nessuno conosce più nessuno.
Maurizio ha visto scoperchiare un capannone enorme.
Ancora amianto ed ethernit, sempre lui.
Ha visto un capo uscire coprendosi il volto con una maglia gridando “via via c'è l'amianto”.
Ha chiesto qualche documentazione sullo smaltimento, ma non c'è stato risposta.

Del resto, ricorda Claudio, una volta che aveva una richiesta sindacale la risposta del suo sindacato è stata “abbiamo riferito. La risposta è no. Comunque stai attento, che sei nel mirino dei dirigenti”.
Un paradiso. Con i suoi angeli.


Se si tratta di qualche problema burocratico, di dettagli, di “semantica”, perché Fincantieri non ha adeguato la sua gestione dei rifiuti dal 2013?


Pare si tratti (anche) di un problema di autorizzazioni tra ditte. Perché, è ovvio, tra la miriade di ditte che lavorano per lei, Fincantieri mica può assicurarsi che tutte siano in regola o che tutte svolgano compiti adeguati alle loro certificazioni.

È davvero così difficile per Fincantieri garantire una cosa così semplice?

Se è un problema di inadempienza degli uffici regionali, sarà in grado di documentarlo.

Altrimenti che problema ha,chi teme di mettere in imbarazzo pretendendo ciò che non può non pretendere?


Perché non lascia libero accesso ai controlli?


Sembra incredibile che le istituzioni, i partiti e il maggior organo di stampa locale non si curino di queste domande così banali.


Sembra incredibile che, contando tutto, la questione dei rifiuti sia considerata d'ufficio solo il risultato della burocrazia borbonica dello stato, che si dia risonanza alla versione di Fincantieri: “questa Regione non ci vuole”.


Noi ci aspetteremmo che la sindaco di Monfalcone e il prefetto di Gorizia, come minimo, pretendessero una spiegazione pubblica e chiara da Fincantieri.
Su questa e su tutte le altre cose, a cominciare dal caporalato e dalla “paga globale”.
Proprio per proteggere quei 5000 lavoratori in pericolo di essere ancora una volta al servizio del cantiere, stavolta non con il loro lavoro ma con i loro corpi, le loro vite, la loro paura.


Del resto, a pensar male si fa peccato, lo sappiamo.
Ma è meglio far peccato che essere fessi, sfruttati e pure complici.


Tanto più che, come ha detto la sindaco Altran all'incontro con i cantierini, “questo è il cantiere di Monfalcone, non di Fincantieri”.


Fincantieri non sembra essere d'accordo. Forse è il contrario, ed è Monfalcone ad essere di Fincantieri.Nemmeno questo è un problema di semantica.


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NOTA: Maurizio, Michele, Claudio, Giovanni, sono nomi di fantasia. Anche il “settore” di Michele non lo diciamo. A Fincantieri funziona così. Anche perché altrimenti ti può arrivare un trasferimento dall'altra parte d'Italia da un giorno all'altro, e tu zitto perché sei obbligato. Se ti va bene.
Allora nessuno, al momento, se la sente di comparire con nome e cognome.

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