Sherwood Festival 2012 - Genere e crisi

5 / 7 / 2012

Domenica 8 luglio ore 21,00

a cura di Donneinmovimento

GENERE E CRISI

Le donne, la forza e la violenza

Introduce Aurora d'Agostino
intervengono
Federica Giardini filosofa e curatrice di "Sensibili guerriere" (ed. Iacobelli), Anna Simone - curatrice di "Sessismo democratico" (Ed.Mimesis), Caterina Peroni, dottoranda e Leandro Sgueglia, dottorando, autori di saggi pubblicati in Sessismo democratico

Una discussione che intreccia le riflessioni presenti nel testo “Sessismo democratico”, volume che  raccoglie analisi intorno al “corpo”, come luogo in cui lo sfruttamento si abbatte in forma sempre più brutale, e la discussione intorno al tema della forza e della violenza proposta già da Federica Giardini con il testo “Sensibili guerriere” e dal pampleth di  Luisa Muraro “Dio è violent”. La serata è un'occasione per infilare nuove lenti che ci diano una visione più chiara per capire come agire in un mondo in rapido cambiamento, in una realtà frammentata, difficile da interpretare se si usano vecchie chiavi di lettura, avendo come spazio di azione politica l'Europa nel tempo della crisi.

Approfondimenti:

* "Dio è violent " di Luisa Muraro edizione Nottetempo collana gransassi

Il testo di una delle esponenti storiche del pensiero della differenza affronta il tema della violenza, del rapporto tra violenza e forza fuori dagli stereotipi e dalle semplificazioni. Lo affronta a partire dalla contemporaneità e dalla necessità di non accettare passivamente l'esistente.
Recensione in 
edizioninottetempo.it

Articoli in GlobalProject:

- Attorno a Dio è violent di Donne in movimento

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- Su Dio è violent di Anna Simone

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- Bisogna saper vincere di Milva Pistoni - Casa delle donne Lucha y Siesta

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* "Sensibili guerriere - sulla forza femminile" curato da Federica Giardini edizioni Iacobelli

Un tempo il senso comune attribuiva agli uomini forza e capacità di agire e alle donne debolezza e passività. Che cosa è cambiato dopo il femminismo? E soprattutto: cosa è passato nell’immaginario delle giovani donne, nella consapevolezza che hanno di loro stesse? Ne scrivono Alessandra Chiricosta, Federica Dragoni, Maria Raffaella Fiori, Angela Lamboglia, Eleonora Mine, Laura Percoco, Giada Sarra e Federica Voci.

Recensioni in Associazione italiane delle filosofe

La curatrice Federica Giardini ne parla a Rai.edu-Filosofia

Va al link

Nell'intervista Federica Giardini spiega come il testo nasce da uno studio e da una riflessione collettiva. Federica Giardini ha riunito una decina di donne tra i 20 e i 30 anni per riflettere sulla forza femminile anche a partire da una lettura critica del testo: L’arte della guerra per le donne, di Ching-Ning Chu, che riprende il classico di Sun Tzu. Non è possibile definire la forza femminile, che si qualifica e si manifesta attraverso l'esperienza, è però un dato certo che le donne sentono l'esigenza di tornare a una concezione della forza come a qualcosa di estrovertito. Non più, quindi, solo forza mentale o morale, ma eventualmente anche fisica. La Giardini, in questa intervista, traccia anche alcuni punti di vicinanza e di distanza tra forza maschile e forza femminile.

* "Sessimo democratico. L'uso strumentale delle donne nel neoliberismo" curato da Anna Simone edizioni Mimesis - Milano

Saggi di: Lorella Cedroni, Sara Fariello, Stefania Ferraro, Michela Fusaschi, Elisa Giomi, Marzia Mauriello, Rosa Parisi, Caterina Peroni, Leandro Sgueglia, Alessandra M. Straniero.

Postfazione di Antonello Petrillo

Recensioni in Associazione italiane delle filosofe

Oggi nessuna agenzia sociale o istituzionale, così come nessuna forma di organizzazione dei saperi e della comunicazione di massa considera secondarie le donne. Sulle donne si organizzano master, corsi di formazione, campagne pubblicitarie e campagne antidiscriminazione. Delle donne si occupano il diritto, l’economia, la criminologia, la politologia, la comunicazione, il marketing etc. Eppure all’interno di queste pratiche e di questi discorsi la donna appare sempre come una “vittima”, docile e subalterna, o al contrario come un’erinni dei giorni nostri “maschilizzata”, aggressiva, violenta, spregiudicata. L’inclusione delle donne nella vita pubblica, insomma, è l’ultima frontiera del politically correct, ma sicuramente si organizza a partire da forme di produzione dello stigma che trasformano la differenza stessa in mero “differenzialismo”, ovvero in un potere in cui le stesse donne vengono “oggettivate” e, contemporaneamente, “de-soggettivate”. Non si tratta, evidentemente, di sostituire il potenziale della differenza con la logica del ritorno all’eguaglianza, né tantomeno con la logica dell’emancipazionismo. Ciò che scompare da questo tipo di narrazioni, semmai, è proprio la complessità, nonché l’eccedenza, ovvero quel bisogno di non sganciare il corpo femminile dalla sua forma di vita, dalla singolarità della sua esperienza, che certo non può ridursi a mero “oggetto” del discorso pubblico o ad un “corpo sociale” identificabile attraverso le ripartizioni identitarie. Di qui la necessità di leggere il fenomeno paradossale del “sessismo democratico” nelle società neo-liberali.

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