Sherwood Festival 2012 - Sulla crisi, le lotte e le proposte verso l'autunno - Luca Casarini intervista e dialoga con Maurizio Landini

10 / 7 / 2012

La proposta della Fiom, spiegata al dibattito dello Sherwood Festival direttamente dal suo segretario generale Maurizio Landini, è quella di rivederci tutti a settembre per dare vita ad una campagna referendaria per l’abrogazione delle nuove leggi che attaccano il lavoro e i diritti, dalla modifica dell’articolo 18 della riforma Fornero a quel famigerato articolo 8 voluto da Marchionne e imposto nella finanziaria agostana del 2011 da Sacconi, che dà il via libera alle imprese per oltrepassare qualsiasi contratto collettivo nazionale.

Landini ci è arrivato dopo una discussione lunga e articolata, che ha toccato diversi nodi: il bilancio di una mobilitazione sociale aperta dalla stagione dei “No” a Pomigliano e Mirafiori durante il referendum truffa della Fiat, dalle ondate del movimento studentesco anti Gelmini, alle piazze piene di “Se non ora quando”.

La stagione dell’indignazione italiana, bruscamente interrotta dal 15 ottobre, e disarmata dall’avvento del “Governo Tecnico” senza elezioni che ha cancellato qualsiasi spinta di alternativa che il post berlusconismo poteva far nascere.

Lo stato dell’arte dunque è questo.

Una battaglia, quella contro la precarizzazione e la cancellazione dei diritti del lavoro e dunque della società, dice Landini, che non dobbiamo considerare chiusa. Anche se è pur vero che di fronte al più grave ed esplicito attacco alle condizioni di vita di milioni di cittadini, dai pensionati agli operai di fabbrica, dagli studenti agli intermittenti dei contratti a tempo, non c’è stata la sollevazione popolare. Il Montismo, che si configura probabilmente come il punto più avanzato in Europa di una governance diretta esplicitamente dalla BCE ma sorretta da uno spirito bipartisan da “unità nazionale”, che tenta dunque di neutralizzare le spinte radicali di destra e sinistra che potrebbero rispondere, in termini elettorali e di composizione parlamentare, alla crisi e alle politiche di austerity, è lungi dal finire con la legislatura attuale.

E attorno alla riforma Fornero, il PD ha rispolverato quella “ideologia del mercato” che l’ha spinto non solo a votarla in Parlamento, ma addirittura a farne l’apologia, come nel discorso pronunciato al Senato dall’onorevole Finocchiaro.

L’idea dunque che è il mercato il soggetto da mettere a proprio agio, con licenziamenti più facili ed assunzioni più precarie, continua nonostante tutto quello che è accaduto da Genova in poi, ad essere egemone all’interno di un partito che in realtà è una coalizione, che tiene insieme per motivi elettorali, da coloro che si proclamano “amici della Fiom”, a quelli che tifano esplicitamente per Marchionne.

Di fronte a questo scenario, l’anno delle elezioni sarà complicato.

Come mettere in campo una proposta autonoma che rilanci il terreno di lotta contro l’Italia e l’Europa delle banche e della finanza, della precarizzazione e dei tagli, senza finire fagocitati dal tritacarne delle promesse elettorali?

Come riprendere lo spirito e la forza dei referendum, della primavera amministrativa, nel tempo di Monti e senza un “Berlusconi”?

Non sarà semplice, ma dalla proposta della Fiom proviamo a partire a settembre. Consapevoli che non basterà. Che il percorso, e non solo l’obiettivo, è importante per tentare di sedimentare una coalizione sociale capace di essere espressione di ricomposizione delle figure frammentate del lavoro, e sufficentemente matura per non perdersi dilaniata dal gioco della rappresentanza, delle alleanze storiche, della delega.

E’ ovvio che la formazione del Parlamento e del Governo interessano tutti coloro che vogliono cambiare. Ma consapevoli che se non mettiamo in campo la capacità già di essere oltre, di praticare qui ed ora l’alternativa ad un sistema bloccato e vecchio, gireremo a vuoto. E ci chiederemo come mai, difronte a tanto scempio fatto dai padroni, nessuno si ribella.


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Terza parte

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