Sherwood Festival Gli scenari della crisi

Sherwood Festival - Note intorno alla crisi con Riccardo Bellofiore, Luca Casarini, Danilo Del Bello

5 / 7 / 2012

Denso di contenuti il Talk Gli scenari della crisi Talk con Riccardo Bellofiore - (autore del libro “La crisi capitalistica, la barbarie che avanza” - Asterios, 2012) e Luca Casarini e Danilo Del Bello svolto presso la Sherwood Web Tv.

Le problematiche affrontate riguardano stimoli, suggestioni, approfondimenti sulla teoria della crisi in Marx, particolarmente attuale nell’epoca della globalizzazione economica e del dominio del capitale finanziario.

La “Marx renaissance” è sotto gli occhi di tutti.

Nel testo presentato vi sono alcuni spunti interessanti, classici nel pensiero marxiano, ma nel contempo elaborati in una forma nuova ed attuale.

La prima domanda non banale è: esiste una teoria organica e compiuta della crisi in Marx?

Si è convenuto nel dibattito che questa non esiste in tale veste. Il pensiero di Marx, è un cantiere aperto, un laboratorio in cui vi sono tanti percorsi e sentieri. Le crisi possono avere di varia natura: sproporzione del movimento di capitale, mancata realizzazione del plus valore, sovrapproduzione, sotto consumo ….

In Marx nessuno di questi elementi viene irrigidito in maniera assoluta sono tutti compresenti, si intrecciano tra di loro.

Quello che interessa a Marx è la dislocazione della crisi ciclica su un altro piano: la crisi è insita nel capitalismo, ne è l’elemento costituente, è il suo peculiare meccanismo di funzionamento.

Ma le crisi capitalistiche sono sempre in grado di riprodurre il capitalismo su scala allargata?

Qui ritroviamo il Marx critico dell’economia politica e dell’eternizzazione metastorica del modo di produzione capitalistica.

Ogni crisi può creare un nuovo processo di accumulazione, ma nel contempo apre scenari di alternativa radicale.

Si è giunti così nella discussione alla legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, enucleata nel Terzo libro del Capitale, che più che una legge è una “tendenza al limite”, come potremmo dire nelle scienze logiche e matematiche. Ma una tendenza che apre possibilità reali per la rivoluzione sociale.

Temi questi che Riccardo Bellofiore ha analizzato nella discussione collettiva, che si è soffermata sulla tendenzialità non oggettivistica ma dinamica della crisi e dello sviluppo capitalistico.

Uno stimolo per una discussione capace di liberarsi di due fantasmi contemporaneamente: la teoria del crollo inevitabile del capitalismo, ma anche da quelle controtendenze neo-keynesiane e neo-riccardiane che pensano ad un ciclo capitalistico infinitamente riproducibile.

Riccoardo Bellofiore salva il concetto di caduta tendenziale, ma lo considera come una “metateoria” cioè una cornice logica, storica, materialista, politica e filosofica in cui sono contenuti tutti gli altri elementi marxiani enunciati dalla analisi delle crisi capitalistiche.

Questa concetto ha permesso nella discussione di passare ad un’altra considerazione interessante: come spiegare ad esempio, che mentre l’Occidente sviluppato ha una crisi strutturale nel cuore dell’attuale capitalismo dominante, quello finanziario, altri paesi dell’economia mondo, i BRICS, vivono una sorte di accumulazione originaria?

Inevitabile a questo punto parlare di plus valore relativo ed assoluto, di sussunzione formale e reale, dal Primo al Terzo libro del Capitale.

Nonostante alcune differenze emerse nel dibattito si è convenuto che l’idea di capitalismo in Marx non è per niente lineare, positivistica e deterministica. Il capitale è una “totalità contradditoria” in cui possono coesistere, soprattutto nella fase dello sviluppo del mercato mondiale, diverse modalità di accumulazione.

In sostanza non vi è solo l’elemento diacronico, lo sviluppo del capitalismo nel tempo e la sua evoluzione, ma anche quello sincronico, la coesistenza di forme differenziate nello stesso spazio.

Il vero problema è quello di evitare una visione lineare e deterministica della crisi globale, che potrebbe ancora una volta far pensare al crollo finale ineluttabile.

Siamo memori infatti di quante illusioni e fallimenti questa visione del mondo ha già portato storicamente.

Da questo il dibattito si è spostato sul concetto luxemburghiano di salario relativo. Nel capitalismo sviluppato, la lotta salariale non è tanto per la mera sopravvivenza ma appunto relativa al volume della ricchezza generale e sociale prodotta. Quindi essa tende ad essere una variabile indipendente rispetto al capitale, un attacco diretto al saggio di plus valore e al saggio di profitto da parte delle classi lavoratrici.

Lotta autonoma e politica fino in fondo, non solamente lotta economia.

La discussione si è conclusa con una domanda fondamentale: vi può essere una risposta neo-keynesiana alla crisi globale del capitalismo?

Interessanti sono state le considerazioni sviluppate: il keynesismo si è accompagnato ad una delle più feroci guerre che l’umanità ha conosciuto. La crisi degli anni trenta si risolve nella guerra o comunque nella ricostruzione post-bellica. Anche quella sorte di keynesismo paradossale liberista e privatistico alla Reagan , che Riccardo Bellofiore, in maniera provocatoria cita ha avuto bisogno della guerra …

Ma quale è oggi la forma della guerra?

E’ una questione che sicuramente merita un approfondimento. E’ guerra sociale, è guerra economica, guerra tra eserciti, o forse contiene tutti questi elementi tutti insieme?

Il keynesismo è possibile solo con la costruzione e la ricostruzione? Oppure i fondi per la spesa sociale sono definitivamente sepolti dalle retoriche del debito e dalle pressioni concrete del sistema finanziario?

In conclusione la discussione si è spostata sul concetto interessante sviluppato da Bellofiore sulla “sussunzione reale del lavoro nel debito e nella finanzia”, il che significa che attualmente la società civile, le famiglie, i produttori etc .. sono tutti schiavi del nuovo dispotismo.

Come diceva Marx del capitale industriale nella classica figurazione del grande padrone, grasso ed opulente, che divora le moltitudini, così si può dire oggi delle banche e della finanza: “un signore barbaro e grandioso”.

Rimane ovviamente aperta per tutti la questione: può una nuova soggettività rivoluzionaria e di classe attualizzare la marxiana “prassi rovesciante” che sta potenzialmente dentro la crisi?

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