Editoriale

'Si ai diritti, no ai ricatti, reddito salute ambiente occupazione'

"Riva e padroni dell'acciaio avete distrutto una città meravigliosa" (Aldo, operaio ILVA)

2 / 8 / 2012

Il titolo di questo editoriale è lo striscione portato in Piazza della Vittoria oggi a Taranto dal "Comitato operai e cittadini liberi e pensanti", che ha posto sul tavolo politico una scommessa straordinaria per i rischi sottesi, e consapevolmente assunti, ed enorme per l'importanza che ha ed avrà il suo esito.

I compagni e le compagne di Archeotower, gli operai – a maggioranza non iscritti ad organizzazioni sindacali-, i comitati per la (auto)difesa dall'inquinamento di padron Riva, i cui esposti hanno anticipato di anni il dispositivo della Magistratura, ed i tanti cittadini, precari nel lavoro e nei diritti ambientali che hanno dato vita alla spezzone autonomo che oggi ha attraversato la manifestazione confederale, possono dire che hanno vinto la loro scommessa.

Scegliendo di non accettare il ricatto della famiglia Riva – la cui società anche nel bilancio di esercizio di quest'anno mette ad utile diversi miliardi di euro-, della quasi totalità della rappresentanza politica locale e nazionale (per inciso: mai si era visto un Ministro per l'Ambiente che lotta per tenere aperta una delle peggiori fabbriche d'Europa!) e dei sindacati di fabbrica -l'egemonia incontrastata delle tessere è UILM-, questo pezzo di città ha fatto quello che pochi, fino a ieri, hanno avuto il coraggio di fare e dire: disobbedire al ricatto, ribaltando un finale scontato che finisce con il garantire la continuità del funzionamento degli impianti e lo sversamento in aria di decine di tonnellate di diossido di carbonio, ferro e via inquinando.

Non vi può esser baratto tra salario e vita. Non ci sono “libere scelte” laddove esse sono determinate da padroni e potere ed esogene alle persone che abitano i territori.

Potremo dire che la giornata di oggi batte il tempo del rifiuto operaio di Pomigliano e dell'insubordinazione organizzata delle genti di Susa: respingere il ricatto, sparigliare le carte, aprire nuovi orizzonti. Fare politica, insomma.

Chi, dal palco della manifestazione, ha continuato a parlare cercando di convincere gli operai a lavorare a testa bassa negli altiforni, a dimenticare che i fumi cadono sui loro famigliari, chi ha provato a isolare i cittadini in movimento dagli operai utilizzando la contraddizione ambientale, chi apostrofa il corteo per il 'reddito, la salute, l'ambiente, l'occupazione' come “provocatori” ed “usurpatori della legittima manifestazione sindacale” oggi parla per sé, solo per sè e si chiude in un circolo vizioso -e, detto senza ironia, di certo non abita a Tamburi e non fa il doppio turno alle linee.

Stupisce e ferisce vedere sindacati e padroni in unità di scopo. E' splendido, invece, sentire le parole di solidarietà lette dagli operai dell'Ilva verso la città di Bologna, nell'anniversario della Strage.

Le alternative occupazionali ci sono, eccome: anche la sola bonifica dell'area Ilva -più grande del centro di Taranto- può impiegare tutti e per moltissimi anni.

La riconversione ecologica non può essere ostaggio della rappresentanza politica e sindacale  ovvero dell'austerity di Monti: è oggi il suo tempo, ora e non domani si deve e si può rifiutare il ricatto mortale e fare un progetto nuovo che coniughi diritti, ambiente e democrazia. Nel conflitto sociale di Piazza della Vittoria va collocata la progettazione dell'alternativa.

Non ci sono altre uscite. Speriamo e lottiamo affinché sia solo l'inizio di un futuro senza fumi e con più diritti.

Avanti compagn*!

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