Spagna - Intervista a Pablo Elurdoy - Revista diagonal

26 / 7 / 2012

Puoi inquadrarci la situazione che sta attraversando la Spagna sia a livello di mobilitazioni, sia per quanto che sta facendo il Governo, sia per il tema dello "scontro" tra Governo centrale e autonomie locali?

Quello che sta succedendo in Spagna è che dopo la parentesi provocata dalle elezioni e lo sciopero generale convocato dai sindacati, in una forma tradizionale di protesta, gli ultimi attacchi dei "mercati", come vengono chiamati qui, degli investitori istituzionali, per usare la terminologia sulla credibilità del debito, hanno fatto sì che il Governo si trovi nella situazione in cui i tagli e i vari piani di austerità non sono serviti a calmare questi attacchi alla credibilità del debito.

L'ultima manovra di tagli fatta il 12 luglio, in cui è stato attaccato il settore che aveva sinora meglio sopportato la crisi, ovvero il pubblico impiego e il lavoro qualificato, ha portato ad una situazione in cui i lavoratori pubblici e della classe media hanno reagito quasi per la prima volta dall'inizio della crisi. Infatti, lo sciopero del 29 maggio non aveva coinvolto i lavoratori del pubblico impiego che non erano scesi in piazza, mentre questa volta sono stati loro stessi ad essere protagonisti delle mobilitazioni.

Questi lavoratori si sono organizzati per la prima volta in maniera non verticale, o comunque meno verticale che in altre occasioni.

Uno per uno, luogo di lavoro per luogo di lavoro, hanno iniziato a reclamare lo spazio di dibattito per contrapporsi ai tagli. Hanno iniziato a mobilitarsi in una forma diversa da quella tradizionale dei sindacati.

La manifestazione del  19 luglio é stata l'evidenza della nuova fase dello scontro. Ci sono stati blocchi stradali, cortei, manifestazioni dei distinti settori che si sono visti attaccati dalla riforma. Adesso bisogna vedere come proseguiranno questi avvenimenti visto il periodo dell'anno in cui ci troviamo, e cioè luglio e agosto che sono un periodo di relativa calma.

Per quanto riguarda le comunità autonome e la loro "ribellione", bisogna tener presente che una delle caratteristiche che questo modello ha assunto durante la transizione è stato arrivare a prevedere che le comunità autonome avessero più competenze.

Competenze soprattutto per quelle realtà che le hanno sempre storicamente rivendicate, per quelle che hanno  identità e peculiarità storiche particolarmente forti, come la Catalunya e i Paesi Baschi, anche se poi questo si è esteso a tutte le realtà dello stato spagnolo. L'ultimo taglio del 19 luglio non solo ha minato la capacità d'investimento e con questo anche la capacità di creazione di politiche pubbliche delle comunità, ma, oltre a minarla, ha anche ridato un ruolo alle "deputazioni", che sono delle figure pre-franchiste quasi centenarie che durante il franchismo acquisirono molta importanza proprio perchè il regime non voleva riconoscere alle comunità le proprie autonomie.

Quindi con la scusa dell'austerità e a causa della cattiva gestione delle comunità autonome, governate queste dal PP, è stata recuperata una figura identificata con il "centralismo", che come sapete in Spagna è un tema che suscita molte polemiche. Questo recupero delle deputazioni nasonde una ristrutturazione dello stato nel livello di trasferimento delle competenze.

E' paradossale: le comunità autonome che hanno maggiori debiti e sono in condizioni peggiori  sono proprio quelle governate dal PP, ovvero la Comunità Valenciana, simbolo della speculazione, quella di Murcia che agisce con lo stesso schema, la Castiglia e poi la Catalogna, che è un'eccezione perchè sta applicando i dettami neoliberali a tutta velocità, adrittura più velocemento dello stesso governo (per esempio i tagli dei lavoratori pubblici c'è stato prima in Catalogna che nel resto dello stato a tal punto che le misure del 12 luglio non vi sono state applicate perchè già in atto).

In questo quadro come è possibile costruire percorsi di alternativa?

Una delle nostre linee di lavoro, a partire dalla fase più dura della crisi, che in Spagna possiamo datare dal maggio 2010, è proprio quella di individuare le alternative.

A livello europeo, e forse anche globale, l'uscita dalla crisi passa attraverso quello che per esempio è successo in Grecia nella campagna elettorale, che si è espressa con il partito Syriza ed anche attraverso altre voci che parlano del non pagamento del debito, partendo da un auditoria cittadina, intesa come analisi di cosa si paga con il debito e dalla scelta dal basso di non pagare il debito, con tutta la discussione sul default programmato, in modo che non siano i "creditori" a decidere ma i popoli. Che sia la società a decidere dove vanno i soldi. Dove vanno i soldi che si possono risparmiare, partendo dal concetto che l'austerità non significa meno costi ma invece maggiore razionalizzazione nei consumi, basta pensare all'energia, oppure che i soldi non vadano a programmi militari, di sicurezza per la polizia etc ..

Partendo da questo, e cioè dal fatto che è necessario un ripensamento dei consumi della società occidentale, tendendo sempre alla razionalità energetica. nell'uso delle risorse ed anche nella trasmissione dei saperi, tentiamo di superare questo quadro in cui a mala pena i popoli europei possono decidere su una sovranità, che è sempre più messa in dubbio, perchè i diktat della BCE, della Commissione europea, del FMI vanno sopra alla sovranità popolare e anche sopra ai programmi dei partiti che vincono le elezioni.

Partendo da tutto questo ricerchiamo un quadro in cui le diverse nazionalità europee possano incontrare un lavoro comune ed in questo senso la rete, internet, è fondamentale: ovvero la rete rende possibile la creazione in poco tempo di un processo costituente di un nuovo assetto in cui tutte e tutti ci sentiamo responsabili di una nuova costituzione a livello europeo, visto che le singole costituzioni non hanno senso in un mondo globale e in una Unione Europea che fino a che non si mostri il contrario ci contiene tutti e per questo deve garantire i diritti a tutte e tutti.

La forma concreta di arrivare a tutto questo la possiamo certo discutere ma è un lavoro profondo.

Si sta parlando di un nuovo sciopero generale dopo la fine dell'estate, ce ne puoi parlare?

Ancora manca la data ma in questo momento ne sta parlando la CSI-CSIF, il più grande sindacato dei lavoratori pubblici, che qui si definisce un sindacato giallo, di stampo corporativista che non ha mai praticato una politica inclusiva che non si limitasse a difendere la propria parte ma ad estendere diritti.

Ne stanno parlando anche le Comision Obreras e CGT, che sono sindacati "di classe", che non vogliono essere solo di servizio.

Manca solo la data e ovviamente se anche i lavoratori pubblici appoggiano la scelta dello sciopero, questo lo renderà ben più ampio di quelli del 29 settembre 2011 e 29 maggio 2012, in cui questi settori pubblici non avevano partecipato. Se a questo ci aggiungiamo la formazione, ovvero le università che non possono aprire per mancanza di fondi, e lo sciopero convocato da professori e professoresse, e in più si aggiunge quello che resta del riflusso del M15, delle mobilitazioni orizzontali assembleari e le forme di partecipazioni alternative allo sciopero come è stato fatto con  i blocchi stradali, picchetti, feste oopolari, ecc., è chiaro che il prossimo sciopero sarà molto più suggestivo e molto più carico di suggestioni dei precedenti che sono stati per certi versi di reazione

Siamo in una situazione in cui i diktat della Troika sono rigidi e questo crea poco spazio ad un cambio di politiche. Molte mobilitazioni, sto pensando a quelle dei minatori, non hanno possibilità di arrivare a un punto di arrivo immediato perchè i governi non ascoltano, non hanno un punto di mediazione. Si crea così una situazione in cui queste mobilitazioni non hanno uno sbocco logico, anche se hanno come portavoce sindacati come l'UGT o le C.O., che in generale ovviamente si riferiscono ai propri obiettivi.

Per cui lo sciopero generale di cui si parla sarà l'inizio e la ripresa di un ciclo di mobilitazioni ma al tempo stesso non sarà sufficiente e dovremo far sì che questo sciopero serva per inventare nuove forme per mettere in discussione questo governo, che ci impone l'austerità voluta dai mercati.

Si tratta di pensare a questo futuro sciopero come anche una tappa per creare connessioni con altri paesi in cui il ciclo che si vive in Spagna sta arrivando o è gia arrivato come in Grecia o Portogallo.

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