I Comuni contro l'austerity di Monti

Spending review: "rivolta di massa" dei sindaci del Veneto, pronti ad uscire dal Patto di Stabilità

Insostenibili i nuovi tagli alla finanza locale (e al welfare) previsti dalla manovra del Governo

4 / 8 / 2012

Dopo la manifestazione del 24 luglio a Roma, davanti al Senato, la protesta dei Comuni contro la cosiddetta "spending review" si territorializza.

E' stato sufficiente che, tornati a casa, gli amministratori locali si facessero due conti: se l'ultimo decreto del governo Monti venisse approvato così come è uscito dal Consiglio dei ministri, i Comuni dovrebbero mettere immediatamente mano ai propri bilanci introducendo ulteriori tagli alla spesa, che non sostituiscono, anzi si cumulano agli effetti delle manovre targate Tremonti e del primo decreto "salva Italia" dei "tecnici". Tanto per fare un esempio: per il comune di Venezia che ha appena approvato il proprio bilancio di previsione, contenendo al minimo possibile l'IMU (concentrata sulle seconde case e le rendite speculative), modulando l'addizionale IRPEF (esonerati dal pagamento i redditi bassi e medio-bassi, cioè più di metà dei contribuenti) e salvando l'offerta dei servizi sociali per minori, adulti in difficoltà, anziani e disabili, l'applicazione della "spending review" comporterebbe nuovi tagli nell'ordine di nove/dieci milioni di euro.

Così venerdì 3 agosto, per iniziativa del primo cittadino di Vicenza Achille Variati, i sindaci dei capoluoghi del Veneto si sono ritrovati nella città berica "Uniti nel nome dell'equità: se a settembre le cose non saranno cambiate usciremo tutti insieme dal patto di stabilità". E, senza tanti giri di parole, definiscono la loro iniziativa una "rivolta". Così spiegano: "Non si può colpire Comuni virtuosi e non virtuosi allo stesso modo, noi non siamo disposti né a tagliare i servizi essenziali, né a tassare i nostri concittadini". 

E' la prima volta che si da esplicitamente l'indicazione per una rottura collettiva e coordinata della morsa del Patto di stabilità interno. "Parte dai sindaci dei capoluoghi del Veneto la rivolta contro i tagli lineari prospettati della spending review" ha sintetizzato Variati. Dall'incontro è infatti uscita una posizione comune che si trasformerà in un "appello a Monti" ad ascoltare le ragioni degli enti locali e in un invito al governatore Zaia a tutelarne i diritti costituzionali. "Se il nostro appello all'equità non sarà ascoltato, a settembre usciremo dal patto di stabilità, che consideriamo un patto di iniquità, anzi di stupidità - affermano - ma non usciremo da soli, perché sarebbe il massacro. Proporremo una rivolta di massa, in modo che ad uscire siano i moltissimi altri Comuni che fino ad oggi hanno operato virtuosamente e che ora non ce la fanno proprio più". 

La premessa dei sindaci è di tipo giuridico: "L'articolo 119 della Costituzione - riassume Variati - dice con estrema chiarezza che gli enti locali hanno piena autonomia finanziaria. Nessuno perciò potrebbe toccare le nostre entrate. Ed è per questo motivo che l'Imu rappresenta una vera rapina perpetrata dallo Stato". I Comuni, tuttavia, "comprendono il momento di difficoltà del Paese e sono pronti a contribuire a tagliare gli sprechi, purché sia davvero questo l'obiettivo della spending review e non si continui a penalizzare allo stesso modo chi ha fatto bene e chi no". "Tutti noi abbiamo stretto i denti, facendo quadrare i bilanci malgrado i 2 miliardi e mezzo di euro di tagli di Tremonti e il miliardo e 450 mila euro imposto dal governo Monti - dicono gli amministratori - ma non possiamo accettare un altro mezzo miliardo di tagli lineari imposti non solo ad esercizio inoltrato, ma senza un minimo di equità". 

Una rivolta trasversale, sia politica che geografica: "Qui - conclude Variati - non ci sono colori differenti, non c'é Nord e Sud. Siamo arrivati tutti al fondo del barile. L'unica regola che deve valere deve essere quella dell'equità. Lo Stato deve ascoltarci e ridiscutere queste norme inique". 

Lo stesso sindaco di Vicenza sarà ospite, il prossimo 9 settembre, del Festival No Dal Molin di Vicenza proprio per un incontro con altri amministratori impegnati nella battaglia contro i tagli e a difesa dei beni comuni, del welfare e delle autonomie locali.

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