Un lucido fascista

di Gmdp
13 / 12 / 2011

  •  la storia del nazionalsocialismo venne ridotta a storia dei campi di concentramento e quindi ancora una volta letta come storia di una follia omicida, come storia “eccezionale” e non come storia di “normali” complicità1
  • (Sergio Bologna, Nazismo e classe opearia, 1993)

Samb Modou e Diop Mor non erano “degli africani ambulanti”, ma nostri concittadini al pari di chi scrive o di chi legge questa nota, avevano dei sogni, degli amori, un progetto di vita.

La loro uccisione interroga tutti noi e credo che quanto successo vada affrontato togliendolo dalla retorica dell' “istante di follia di un pazzo” e messo, invece, dentro la discussione politica tout court ed in sequenza con altre tappe della storia recente italiana.

Una storia di pogrom ( le molotov al campo Rom di Ponticelli a Napoli, l'incendio contro il campo delle Vallette a Torino, ma chi si è dimenticato del tiro al piccione di a Castelvolturno o le violenze nel lager agricolo di Rosarno?), stragi ripetute che travolgono tutto e sopratutto gli ultimi della scala dei diritti (valga per tutti l'esempio del tumulto di Lampedusa).

La storia dell'Italia nella crisi è una via crucis di odio etnico, di sublimazione delle tensioni sociali in violenza sul (più) povero, in cui cinguettano timidezza della politica – Renzi e la segretaria torinese del PD sono stati indecenti- e violenza organizzata, sia essa popolare e di massa o armata ed individuale.

Gianluca Casseri non è un folle. Come fa una persona ad essere fino a ieri un militante sostenitore di Casa Pound, dirigere riviste, partecipare a tutti i livelli della discussione sulla fase e un solo giorno dopo a diventare un “folle” che fa “gesti inconsulti”.

Non esiste la pazzia a comando. Esistono forzature e comportamenti che estremizzano linearmente un progetto politico di intervento sulla crisi dibattuto nella destra estrema italiana. E più in là rappresentato nel nuovo linguaggio inaugurato già anni fa dal leghismo a la Borghezio. Casseri non era un pazzo, ma un dirigente politico di estrema destra la cui memoria la sua stessa organizzazione sta cercando di occultare togliendone le tracce da web.

Dopo il pogrom di Torino, bene analizzato dal prof. Marco Revelli sul Manifesto, la discussione pubblica e che non compare sui giornali è stata -anche- quella de “certo i ragazzi hanno esagerato a bruciare il campo Rom ma non possiamo mantenere gli zingari”; dopo oggi, strisciante, serpeggia sotto traccia il “certo, sparare in faccia ai negri è una follia, ma gli ambulanti abusivi in Piazza Duomo non ci devono stare”.

La politica è anche, e talvolta sopratutto, stabilire un ordine del discorso, che impone e che informa la verità sui fatti ed i dispositivi successivi (negli esempi di prima i Rom del napoletano sono stati cacciati e l'”emergenza” lampedusana è stata risolta in negativo per l'accoglienza dei migranti).

Per questo Casseri non è un “pazzo” ma era ed è rimasto fino all'ultimo un fascista organizzato con altri.

La crisi in corso non genera da sé nuova democrazia con nuovi diritti, ma è uno spazio politico maledettamente incerto, nel quale ogni esito, anche il peggiore, è possibile. Dalla crisi si può anche uscire più poveri, con meno diritti e con un assetto governamentale durissimo.

Qualche anno fa Sergio Bologna pubblicò un libro, per anni fu difficile trovarlo e quindi venne riedito dalla Manifesto Libri, dal titolo “Nazismo e classe operaia”. La collocazione storica è il periodo di declino della Repubblica di Weimar e l'arrivo di Hitler al Reichstag e nel libro Bologna ricostruisce le giornate straordinarie di resistenza all'avanzata delle SA nella Germania ed in particolare a Berlino: osteria per osteria i giovani delle organizzazioni dei lavoratori ed il Gastarbeiter difesero i loro quartieri.

La costruzione dell'alternativa politica si fonda dentro i conflitti sociali che dobbiamo affrontare, non è un processo esogeno alla durezza di quello che abbiamo di fronte. Non servono scorciatoie, dobbiamo stare dentro per costruire l'oltre, l'esodo, l'altra società.

Il finale non è scritto. Possiamo costuire unità contro la crisi, creare ponti laddove la crisi separa e divide, connettere in conflitti comuni pezzi di società che il comando vuole in competizione per la povertà invece che fratelli ed alleati per riavere la ricchezza socialmente prodotta.

Ci vediamo a Firenze sabato. Chiudere Casa Pound.

Con Samb e Diop nel cuore.

1 http://www.lumhi.net/TESTI collegati/SBLIBRO.DOC

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