Un'emergenza lunga 365 giorni

24 / 8 / 2017

Normalmente siamo abituati ad affrontare il passare del tempo anche attraverso il mutamento di quanto ci circonda. Ecco perché stride parlare di “un anno dal sisma del Centro Italia”, perché chi vive in quei territori ha visto accadere ben poco nei giorni che sono trascorsi da quel 24 agosto 2016.

In questi 12 mesi da governo, commissari, vicecommissari e tutta la catena istituzionale qualunque critica è stata stigmatizzata con “non è il momento delle polemiche”. Come se la logica dell’emergenzialità sia al tempo stesso causa e strumento per la gestione dei ritardi accumulati. In compenso in questi giorni si usano toni trionfalistici dichiarando che “si è fatto molto” e “si è lavorato bene”.
Non vogliamo entrare nel bailamme della ricorrenza e dell’emergenza infinita. Abbiamo fresche negli occhi le immagini dei recenti crolli ed i morti e feriti del sisma di Ischia, delle montagne campane ed abruzzesi in fiamme. Immagini che ci dicono ancora una volta che il problema della casa e una piano di messa in sicurezza del territorio che non guardi solo al “qui ed ora” sono argomenti non più rimandabili.

Questa notte alle 3:36 non sarà passato solamente un anno dal terremoto che ha devastato Amatrice, Arquata del Tronto ed altri paesi dell’Appennino, sarà anche l’ennesimo anno senza che il territorio sia stato messo a riparo dalle speculazioni, l’ennesimo anno in cui i fondi per le grandi opere non sono state messe a servizio del territorio anziché utilizzati per depredarlo.
Per questo essere a fianco delle popolazioni che questa notte ricorderanno lutti e distruzione significa essere a fianco delle lotte che eviteranno il ripetersi di tragedie evitabili.

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