Video sullo stato di avanzamento del cantiere

Valle del Mis: le ruspe se ne vanno, ora il ripristino dell'area

E' stato ufficialmente notificato il blocco del canitere

13 / 11 / 2012

E’ ufficiale il cantiere è stato bloccato. Ieri mattina il corpo forestale dello stato ha notificato lo stop del cantiere alla ditta Alpen Bau di Bolzano a cui era stato affidato l’appalto dei lavori dalla Eva Valsabbia spa di Brescia.

Quando siamo giunti in Valle, gli operai avevano già iniziato a caricare i primi mezzi sui camion.

A sfondo di questa bellissima immagine però, c’è una valle profondamente segnata da oltre un kilometro e mezzo di cantiere che si estende lungo la strada provinciale e nelle aree limitrofe. Nella zona di Ponte Titele dove è stata costruita l’opera di presa, l’alveo del fiume è fortemente cementificato, mentre nell’area dove stava sorgendo la centrale vera e propria, sono state sbancalate enormi quantità di metri cubi di roccia, per lasciare posto ad un manufatto in cemento armato che scende di circa 5 metri sotto il sedime stradale.

Questo tratto di valle è irriconoscibile. Un kilometro e mezzo che abbiamo voluto denominare “della Vergogna”, perché tutto quello che ha subito questa valle poteva essere evitato.

Le responsabilità sono molteplici, ma ben circostanziate. Da chi ha rilasciato le autorizzazioni a chi doveva vigilare e non la fatto, fino alle responsabilità della Eva Valsabbia che ha comunque ordinato l’inizio dei lavori ben sapendo che sulla questione pendeva ancora il ricorso dei comitati territoriali.

A questo si aggiunge il silenzio vergognoso della politica bellunese.

Per questi motivi i costi del ripristino dell’area, non possono e non devono ricadere sulla collettività. Chi ha sbagliato deve pagare senza dimenticare gli ingenti danni ambientali provocati dallo stato di avanzamento dei lavori.

Inoltre, il percorso di rinaturalizzazione dell’area deve iniziare da subito assieme al ripristino della strada, fondamentale via di comunicazione non solo per la Valle del Mis, ma per tutta l’area agordina.

Su queste due questioni le istituzioni competenti devono dare risposte chiare e tempestive, diversamente da quanto fatto fino a questo momento.

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