«Ventimiglia città aperta». In migliaia al corteo.

14 / 7 / 2018

Oltre settemila persone hanno attraversato in corteo la città di Ventimiglia. “Ventimiglia città aperta” è il titolo della manifestazione, promossa dal Progetto 20 k, che segue la giornata d’iniziativa al confine italo-francese e si inserisce in una due giorni di mobilitazioni per la libertà di movimento delle persone e per il permesso di soggiorno europeo. Una mobilitazione che avviene in uno dei confini più militarizzati d’Europa, presidiato dalla Legione Straniera francese che ogni giorno respinge centinaia di persone e che ha visto, in questi anni, diversi migranti perdere la vita solo per aver tentato di raggiungere la Francia e il Nord Europa. Un messaggio chiaro di libertà, umanità e giustizia sociale anche contro il governo razzista di Di Maio-Salvini.

Già dalla mattinata le forze dell’ordine hanno provato a creare un clima di tensione in città. Polizia e carabinieri hanno bloccato la centralissima via Sir Thomas Hanbury, chiedendo i documenti a chiunque vi transitasse e controllando borse e zaini.

Ventimiglia

A dispetto dei controlli, nel primo pomeriggio via Tenda, luogo del concentramento, è gremita di persone, molte delle quali accorse a Ventimiglia con corriere organizzate da ogni parte d’Italia. Molti anche i solidali francesi e del resto d’Europa giunti nella città ligure.

La manifestazione è stata aperta da un’azione simbolica, che ha visto l’apertura di alcune tende, simbolo del viaggio e della speranza per milioni di esseri umani che ogni giorno si muovono, alla ricerca di un futuro migliore. 

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Nello striscione d’apertura del corteo spicca la frase «freedom for all», che vuole rovesciare quella narrazione, egemone in tutta Europa, che consente il susseguirsi di attacchi ad ogni forma di solidarietà attiva: dalle navi delle ONG trattate come scafisti, agli arresti di chi aiuta i migranti nel loro percorso, alla continua costruzione di muri fisici e legislativi, fino alle migliaia di avvisi orali, fogli di via e denunce ad attivisti e solidali, colpevoli semplicemente di esprimere solidarietà. A Ventimiglia, ad esempio, per oltre un anno un’ordinanza comunale ha vietato di portare da mangiare ai migranti. In tre anni si sono susseguiti sgomberi forzati dei campi, blocco delle fontane (unica fonte di approvvigionamento per molti), “pulizia” con le ruspe del greto del fiume Roya, chiusura di luoghi protetti di accoglienza per donne e minori come la Chiesa delle Gianchette; un insieme di “soluzioni” che, ben lungi dal risolvere la situazione, la peggiorano.

Molti gli interventi nel corso del corteo. Franz, del Progetto 20 K, spiega le motivazioni che hanno indotto a promuovere una manifestazione in uno dei luoghi simbolo del regime dei confini europeo.

Marco, dei centri sociali del Nord-Est, Marco dei centri sociali del nord est ricorda l’iniziativa di ieri e afferma che a Ventimiglia come ovunque ci sono barriere e confini ci sarà sempre una comunità attiva e pronta a difendere i diritti di chi arriva in Italia in fuga da guerra e barbarie.

Per Stefano, del Progetto Melting Pot, «quella di oggi non è una mobilitazione “per i migranti”, ma una mobilitazione con i migranti. Una mobilitazione che sappia includere tutti e dare vita a linguaggi e progetti coinvolgenti. Una mobilitazione trasversale che sappia dare forza e visibilità alle rivendicazioni delle persone migranti e ai diversi percorsi di solidarietà che si stanno sviluppando in tutta Europa (dalla Spagna alla Grecia passando per Calais) contro la barbarie rappresentata dai confini e dalle politiche migratorie».

Il corteo ha attraversato tutti i luoghi dove avvengono le deportazioni dei migranti e si è diretto verso Ventimiglia Alta. Durante il percorso è stata sanzionata l'azienda Riviera, compagnia di trasporti che si sta arricchendo grazie alle deportazioni di migranti verso il sud Italia.

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Una grossa scritta «Stop deportation», fatta lungo il pezzo di strada che torna verso la parte bassa della città, segnala la disumanità delle politiche migratorie italiane ed europee. Nel frattempo la manifestazione si ingrandisce sempre di più e invade il centro cittadino.

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Numerosa la composizione studentesca presente al corteo. I coordinamenti studenteschi del Nord Est ribadiscono l’importanza di creare anticorpi al razzismo a partire dalle scuole. Una scuola aperta e che non discrimini è un punto di partenza per sconfiggere il clima di odio e xenofobia che ha preso piede in Italia.

Il corteo termina ai giardini del Comune; gl* attivist* di Non una di meno lasciano - a testimonianza della criticità della condizione femminile in ambito migratorio - I fazzoletti fuxia distribuiti ad inizio corteo. Dal microfono si susseguono interventi di associazioni locali, solidali e diverse organizzazioni, che rilanciano un incontro a settembre per ripartire insieme verso un autunno di lotta contro ogni razzismo e discriminazione. 

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