24 horas en Ayotzinapa: un reportage di Luis Hernández Navarro

Traduzione in italiano del reportage del giornalista Luis Hernández Navarro che racconta la storia dei 43 studenti normalistas scomparsi in Guerrero (Messico). teleSUR

14 / 11 / 2014

Per comprendere meglio la tragica vicenda dei 43 studenti della scuola Normale Rurale di Ayotzinapa desaparecidos lo scorso 26 settembre durante una manifestazione nella città di Iguala, nello stato meridionale del Guerrero, vi proponiamo questo bellissimo reportage (tradotto in italiano dalla nostra redazione) di Luis Hernández Navarro, giornalista del quotidiano messicano “La Jornada” che ci porta nella scuola "Raul Isidro Burgos" e a Chilpancingo, la capitale del Guerrero. Le interviste mostrate in questo documentario, realizzato da TeleSur ad alcuni insegnanti e studenti della scuola, ad un padre di un ragazzo scomparso ed a un giornalista locale, sono un prezioso contributo per capire il ruolo delle scuole Normaliste Rurali in Messico e la grande mobilitazione di organizzazioni sociali, studentesche, contadine ed operaie che in tutto il paese chiedono verità, giustizia e che i ragazzi vengano restituiti vivi alle loro famiglie.

Per il prossimo 20 novembre è prevista una nuova giornata di mobilitazione per i normalistas scomparsi: proprio nel giorno in cui si commemorano i 104 anni dalla rivoluzione messicana, i genitori dei desaparecidos arriveranno nella piazza centrale di Città del Messico, dopo aver attraversato 9 stati per esigere che i giovani tornino a casa.

Ci uniamo al grido "Vivos se los llevaron, vivos los queremos" che riecheggia nelle strade di tutto il paese perché #AyotzinapaSomosTodos.

24 horas en Ayotzinapa

Il giorno dei morti è una delle celebrazioni più importanti nella cultura popolare messicana. Tra candele, fiori ed offerte vengono ricordati coloro che ci hanno preceduto, quando gli assenti si ritrovano. Ma questo giorno dei morti è diverso dai precedenti: i 43 studenti della Normale di Ayotzinapa scomparsi per mano della polizia sono al centro delle cerimonie. E' un momento di identità nazionale nel dolore e nella rabbia, è il momento di ricordarli e di esigere che vengano restituiti vivi alle famiglie.

Oggi ci dirigiamo verso la scuola rurale per testimoniare come si vive, tra le sue mura, una giornata tanto speciale. Stiamo percorrendo l'autostrada del Sur con destinazione la scuola normale rurale di Ayotzinapa, siamo già in Guerrero, uno stato che è conosciuto come violento, corrotto. Uno stato ricco di risorse naturali, molto importante dal punto di vista turistico e minerario e contemporaneamente con una popolazione che vive in uno stato di estrema povertà. In Guerrero si registra uno dei più alti tassi di analfabetismo, di morte infantile, di denutrizione. Si tratta di uno stato devastato dalla violenza, dalle bande del crimine organizzato che sono state affrontate dalla popolazione recuperando, nel caso delle popolazioni indigene, le loro polizie comunitarie e la popolazione meticcia, formando gruppi di autodifesa.

Ayotzinapa significa in náhuatl, il luogo delle tartarughe. La scuola normale rurale di Ayotzinapa "Raul Isidro Burgos" è un centro di formazione di maestri per le regioni contadine, la scuola è frequentata da giovani nati da famiglie molto povere, nelle sue aule si mette a loro disposizione l'educazione, il cibo, l'alloggio e il materiale scolastico.

Scuole di poveri per poveri, le "Normales Rurales" sono uno degli ultimi baluardi della rivoluzione messicana. Sono anche uno dei pochi mezzi che le comunità contadine hanno per la propria promozione sociale.

Questo è un centro di eccellenza, di formazione di insegnanti rurali. I muri di ingresso come tutti i muri di tutte le unità scolastiche sono piene di murales che raccontano la sua storia, la sua missione e della sua visione. Si tratta di un esempio in più della lotta della memoria contro l'oblio.

Il maestro Virgilio Gonzalez si è laureato a Ayotzinapa ed insegna arti plastiche.

"Tutte le Normales Rurales che finora esistono hanno murales che ritraggono un'ideologia, possiamo dire propriamente rivoluzionaria. Nel caso di Ayotzinapa i giovani hanno fatto propria questa forma di espressione. I giovani usano questi spazi per esprimersi, per far conoscere ciò che sentono, per esprimere la voce dei popoli, la voce degli studenti e dei maestri e dei movimenti sociali.

In loro ritroviamo l'eco delle richieste sociali che ci sono nel paese, in Guerrero e qui alla Normale".

Molti pittori guerrerensi hanno deciso di mettere la propria arte al servizio della causa dei desaparecidos.

"Siamo nella parte finale del lavoro di 43 volti, 43 ritratti dei giovani scomparsi. Abbiamo invitato i pittori del Guerrero e quasi tutti, tutti hanno aderito all'iniziativa: ogni pittore esprime a modo suo il ritratto del giovane che gli è stato affidato. Funziona come una sorta di simbolismo".

LHN: Questi ritratti dove verranno messi?

La nostra intenzione è di esporli in diverse piazze pubbliche perché si possano vedere questi giovani, senza nascondere più nulla, ci sono solamente i volti disegnati dai pittori. 

I semi che Ayotzinapa pianta nei suoi studenti hanno germogliato in tutto il paese.

Parla un insegnante della scuola normale rurale di Ayotzinapa "Raul Isidro Burgos"

"Ayotzinapa sta dove sta il cuore, a sinistra. Per questo Ayotzinapa è di sinistra, è rivoluzionaria".

LHN: Maestro cos'è per lei Ayotzinapa, che significa?

E' un orgoglio essere parte di una generazione di questa scuola normal rurale. Sono molto felice di questa scuola perché mi dato riparo, mi ha dato un alloggio, perché mi ha dato la possibilità di impegnarmi come lavoratore dell'educazione.

LHN: E cosa significa per lei la sparizione dei 43 ragazzi?

E' stato qualcosa di indescrivibile, una rabbia, un'impotenza, sapere cosa stava succedendo a questa scuola.

LHN: Può leggerci qualcosa di quello che ha scritto a proposito dei desaparecidos?

Certo, con molto piacere: sono un maestro del Guerrero, Messico. Voglio dire che 43 miei alunni non sono ancora tornati.

Sono qui davanti alla mia scuola normale rurale dove posso percepire con tutta l'anima la fresca essenza degli eucalipti, gli edifici in stile sobrio con immagini e leggende rivoluzionarie del Che, Lucio y Genaro, e più in là le verdi e azzurre montagne in armonia con il cielo trasparente di Tixtla: come vedete, i loro banchi sono vuoti e li stanno aspettando, le scuole e le aule li aspettano, hanno nostalgia di loro, come me, come tutti, come quelli che dicono AyotzinapaSomosTodos.

LHN: Lo scorso 26 settembre un gruppo di 80 normalistas rurales di Ayotzinapa è stato selvaggiamente aggredito dalla polizia municipale di Iguala. Si tratta di una delle aggressioni più tragiche che abbiamo vissuto nel Messico contemporaneo con il risultato di 6 giovani assassinati, 20 feriti, uno di loro molto grave, e 43 desaparecidos. La tragedia ha commosso tutto il paese, ha provocato una grandissima mobilitazione e ci ha fatto ricordare le peggiori tragedie vissute in questo paese come quella del 2 di ottobre del 1968 e la guerra "sporca" nello stato del Guerrero.

La sofferenza e l'incertezza si sono impossessati dei familiari che da giorni non sanno più che fine hanno fatto i loro figli.

Parla Felipe de la Cruz, padre di un normalista scomparso: sono andati a racimolare dei soldi per poter partecipare il 2 ottobre alla manifestazione di Città del Messico ma non avrebbero mai potuto immaginarsi l'incubo che avrebbero vissuto con la polizia di Iguala. Nel momento in cui inizia l'aggressione mio figlio mi chiama al telefono e mi dice "Papà hanno già ammazzato un ragazzo qui a Iguala, la polizia ci perseguita e non ci fa passare e quando scendiamo con il compagno iniziano a spararci e loro corrono a rifugiarsi.

LHN: Un'ansia così grande...

In quel momento volevo volare a Iguala, l'ansia e la disperazione perché volevo stargli vicino.

LHN: Come si sono comportate secondo lei le autorità di fronte a questo problema?

Il comportamento del governo federale e statale è stato negligente, incapace di fare qualsiasi cosa contro questa gente.

LHN: Lei ha partecipato alla riunione che si è svolta in "Los Pinos", la residenza ufficiale della presidenza con Enrique Peña Nieto... come è stata questa riunione?

E' stata una riunione pesante per lui perché noi avevamo molto domande, molte richieste, abbiamo avuto molto coraggio come padri di famiglia e il discorso che ci ha fatto ha infuso molto coraggio e io anche ho detto al Presidente "io non mi fido, lei mi può dire quello che vuole ma finché non vedo i ragazzi, io non mi fido. Sì, perché il governo federale è complice quando non fa nulla nell'immediato. Ha cominciato a vedere il caso dopo 4 giorni, anche lui è colpevole di omissione.

LHN: A Ayotzinapa, come nel resto delle Normales Rurales del paese l'insegnamento non è solo una questione teorica ma è anche pratica. Se i suoi laureati si trasferiscono in comunità rurali a lavorare, devono saper realizzare attività agricole. Per molti giovani di altre istituzioni scolastiche, il senso della solidarietà non consiste solamente nello scendere insieme nelle strade per manifestare, ma si rivela anche nel lavoro produttivo degli appezzamenti di terreno scolastici della Normal. 

Studenti Uam Xochocimilco di Città del Messico: Perché siamo fratelli della stessa terra, è questo che ci unisce, fratelli dello stesso dolore, veniamo dalla Uam de Xochocimilco. I compagni ci hanno chiesto di venire a aiutarli a strappare le erbacce dai campi di mais per questo stiamo strappando tutta l'erba. Ora i compagni non possono essere qui a fare questo tipo di attività, sono occupati in una lotta, stanno cercando i loro compagni, non riposano, non dormono e quindi non possono lavorare la loro terra.

LHN: Qual'è il senso della carovana?

Venire fino a qui, lavorare con loro, abbracciarli e dirgli in faccia che loro non sono soli, il loro dolore è il nostro dolore. Noi potremmo essere stati il 44simo. Se noi fossimo "desaparecidos" sicuramente i compagni di Ayotzinapa starebbero facendo assemblee e iniziative di solidarietà per noi.

Questo aiuto è molto necessario perché gli studenti di Ayotzinapa stanno facendo azioni di disobbedienza civile e pacifica per esigere che i loro compagni siano restituiti vivi. Lo fanno giorno per giorno, come oggi quando hanno bloccato l'ingresso di negozi e centri commerciali a Chilpancingo, la capitale dello stato. Ci dirigiamo lì per parlare con loro.

LHN: Siamo a Chilpancingo, oltre all'occupazione delle strade e di edifici pubblici i giovani stanno impedendo l'ingresso dei possibili clienti a questo centro commerciale che appartiene ad alcuni degli uomini più ricchi del Messico.

Studente della scuola "Raul Isidro Burgos": "Stiamo occupando i centri commerciali, come noi siamo qui, ci sono tanti altri compagni in altre città, lo facciamo per protestare perchè i nostri 43 compagni ancora non sono tornati. La nostra è una protesta pacifica, non stiamo saccheggiando nulla, stiamo semplicemente chiudendo tutte le porte di tutti i negozi dei centri commerciali".

LHN: La scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa non è un episodio isolato, fa parte di una lunga serie di aggressioni contro di loro.

Come il 12 dicembre del 2011 con quello che fu il primo atto di repressione del Governatore Angel Aguirre appena prese il potere. Le diverse polizie spararono contro gli studenti a pochi metri da questo stesso negozio assassinando due ragazzi.

LHN: Tu hai partecipato ai fatti del 12 dicembre del 2011. Ti ricordi cosa è successo?

I fatti si sono svolti intorno alle 9 del mattino. Quel giorno stavamo facendo una petizione che organizziamo ogni anno come Normal. Ce l'avevano già respinto tre volte, perciò abbiamo detto che non ce ne saremmo andati finché non ci avessero ricevuto. 

Hanno cercato di sgomberarci e noi non stavamo nelle condizioni di lasciare l'autostrada. La polizia federale ha iniziato a sparare in aria, hanno cominciato a spararci e poi la polizia ministeriale, da questo lato, ha cominciato a spararci addosso. Noi eravamo lì quando Alexis e Gabriel, i due compagni, sono stati uccisi. Siamo riusciti a spostare Alexis di qualche metro, ma la polizia ci è venuta addosso e non abbiamo potuto fare niente atro. Noi continuiamo a chiedere giustizia perché i poliziotti ministeriali che erano stati incarcerati, dopo un anno sono stati rilasciati. Non si è proceduto giuridicamente contro nessuno dei responsabili morali e materiali.

LHN: Tu pensi che si fosse avuta giustizia forse si sarebbe evitato ciò che è successo il 26 di settembre?

Sì, già a quel tempo era governatore Angel Aguirre, penso che si sarebbe potuto evitare questo tragico avvenimento.

LHN: Ayotzinapa si trova nel municipio di Tixtla, dove di fronte agli abusi del crimine organizzato i cittadini hanno formato la loro polizia comunitaria.

Polizia comunitaria "La Patria es Primero": Noi siamo la polizia comunitaria della casa di Giustizia La Patria es Primero. Erano molto comuni i rapimenti, i sequestri. Prima era molto comune vedere i ragazzini imbracciare fucili a bordo di auto lussuose. Era una situazione insostenibile. Siamo nati per questa necessità. Il nostro è un sistema di sicurezza e di giustizia e come sistema di giustizia quello che facciamo è processare i delinquenti.

LHN: E difronte alla tragedia dei 43 studenti scomparsi che ha fatto la polizia comunitaria?

Abbiamo difeso completamente la scuola, perché poteva succedere che qualche gruppo venisse qui alla Normal e assaltarla. Questa è stata la nostra misura di sicurezza: siamo stati qui giorno e notte, proteggendo i ragazzi. I ragazzi non sappiamo dove siano, non sappiamo se sono vivi, non sappiamo come li stanno trattando, non sappiamo...siamo stufi, è insostenibile.

LHN: Uno dei centri nevralgici è stato Chilpancingo, sede dei poteri statali e della rabbia del popolo del Guerrero.

Sergio Ocampo, giornalista: E' una città anche di gente che viene dall'interno dello stato alla capitale a lavorare. E' una società dove la maggioranza dei cittadini sono maestri, burocratici e soprattutto commercianti.

LHN: Gli studenti di Ayotzinapa in parte non erano visti di buon occhio qui a Chilpancingo. Come si spiega ora questa empatia, questa solidarietà verso di loro?

Sono stati sempre considerati dei rossi, guerriglieri, comunisti. Tuttavia ora i massmedia hanno diffuso le immagini dei loro padri, per la maggior parte figli di contadini quindi sì, questa società di Chilpancingo è stata un po' conservatrice in generale.

LHN: Da diversi giorni gli edifici che rappresentano il potere statale sono stati l'obiettivo privilegiato della rabbia popolare...

Si è generata una specie di insorgenza civile popolare che si era vista solo nel 1962 quando Genaro Vazquez occupò i Municipi. Questa insorgenza è arrivata, ha contaminato settori che mai si erano mobilitati come l'Università di Guerrero e oggi anche gli imprenditori vanno e portano cibo al presidio dei giovani nella piazza centrale.

Qui c'è un presidio dal 22 ottobre, sono stati occupati 22 municipi, ci sono stati blocchi stradali in diversi municipi, ci sono cittadini del PRI che stanno partecipando. Mai si era visto in Guerrero un movimento come questo.

Il Guerrero è in fiamme. Si è dato fuoco alla sede del Governo e del PRD (Partito Rivoluzionario Democratico), è un simbolismo che esprime malessere, il fuoco evidenzia che c'è molto coraggio. Penso che potrebbero esserci esplosioni di violenza situata nella maggioranza delle regioni dello stato.

LHN: Il massacro di Iguala ha messo allo scoperto la regia del narco-potere, accelerando la riapparizione pubblica di diverse organizzazioni politico-militari...

A partire da questo movimento si è scoperto il legame di diversi governi municipali con i gruppi della "mal chiamata" delinquenza organizzata, qui le vittime sono state migliaia, sequestri ed estorsioni erano all'ordine del giorno.

LHN: In Guerrero esistono varie organizzazioni politico-militari da diversi anni. Come stanno agendo in questo momento e cosa immagini che faranno?

Hanno forza, hanno la loro base sociale, sono organizzazioni operano da più di trent'anni. In questo momento potrebbero tornare sulla scena a causa dell'attuale situazione di rabbia che si sta vivendo, soprattutto in regioni già note per insurrezioni, la zona della Costa Grande, della Montagna, la Costa Chica, che sono anche luoghi che vedono un alto numero di studenti desaparecidos.

Io penso che potrebbe esserci una risposta da parte di queste organizzazioni politico-militari in maniera coordinata.

LHN: Ad Ayotzinapa, la ferita continua ad essere aperta.

Felice de la Cruz, padre di uno studente scomparso: “Per me e per molti guerrerensi è la migliore scuola che esiste, come tutte le scuole Normales Rurales del paese, perché seminano maestri che combattono con le comunità, che lottano contro l'ignoranza che esiste nel popolo messicano e nascono da qui.

LHN: Che succederà nei prossimi giorni? Cosa si sta pensando di fare da qui in avanti?

Se i ragazzi non ricompaiono entro i prossimi giorni ci sarà una convocazione nazionale per dire ad Enrique Peña Nieto che per la sua incapacità deve lasciare la presidenza. Perché noi genitori non possiamo credere che con tutto il potere che ha lo stato messicano, non riescano a ritrovare i ragazzi.

LHN: Lei convive ogni giorno con gli altri genitori. Ascolta i loro dolori, le loro preoccupazioni, i loro dubbi, come riesce a portare tutto questo peso sulle spalle?

Non è facile, molte volte piangiamo insieme, molte volte gridiamo insieme il coraggio che sentiamo, e l'incapacità di non poter fare nulla per trovare i ragazzi, non ci resta altro che resistere, la disperazione, l'ansia, il dolore di vedere le madri piangere, che non mangiamo, non dormono. Non abbiamo dubbi che lo stato c'entri in quello che è successo.

LHN: Perché Don Felice?

Perché sono stati dei poliziotti a portarseli via.

LHN: 43 è il numero, 43 sono le sedie vuote di un'aula della Normal Rural de Ayotzinapa. 43 sono i nomi che, pronunciati durante l'appello degli insegnati, non potranno dire "Presente", 43 sono i letti vuoti ogni notte, perché coloro che ci dovevano dormire sono stati fatti sparire dalla polizia di Iguala. 43 è il numero, 43 studenti normalistas di Ayotzinapa devono tornare vivi, qui e ora, come lo esigono milioni di giovani in questo paese.

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Ayotzinapa, entre el dolor y la esperanza