Ecuador - El agua no se vende, se defiende

Le proteste indigene

7 / 5 / 2010

Con questo slogan da settimane i settori indigeni ecuadoriani si stanno mobilitando per bloccare la cosidetta Ley de Agua proposta dal governo Correa.Lo avevano giá annunciato occupando una delle sessioni della Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Cochabamba; "le comunitá indigene ecuadoriane si opporranno con ogni forza a questa riforma sulla gestione dell'acqua!".

INTERVISTA A MARLON SANTI realizzata a Cochabamba

Cosí, mentre si avvicinava il fatidico giorno del dibattito in parlamento sulla riforma dell'acqua, le popolazioni indigeno-campesine, perlopiu' della Sierra e dell'Amazzonia, si sono mobilitate da oltre una settimana, manifestando e bloccando per diversi giorni le principali vie dicomunicazione dell'Ecuador.

Nella provincia di Azuay, ad esempio,l'istituzione tramite la Ley de Agua della "Autoridad Única del Agua (AUA)" avrebbe direttamente colpito le Giunte indigene dell'Acqua che da decenni gestiscono il servizio idrico dal basso´attraverso sistemi comunitari. Tali comunità pertanto hannolanciato un levantamento che ha portato ad una grande mobilitazione coinvolgendo maestri e studenti nel blocco della famosa strada Panamericana. Esercito e polizia sono intervenuti attaccando duramente un corteo indigeno-campesino, composto anche da donne, bambini ed anziani.Moltissimi i feriti e 4 arresti di dirigenti delle Giunte dell'Acqua.

CRONACA DA INDYMEDIA ECUADOR

Ieri le loro istanze, accompagnate dai corpi di migliaia di indigeni, hanno invaso le strade di Quito per raggiungere il parlamento, mentre dentro si dibatteva affannosamente la spinosa "Ley de Agua".

Il presidente Correa insiste - la nazionalizzazione della risorsa idrica é una tappa necessaria della revolucion ciudadana - mentre la CONAIE richiama la base lanciando il levantamento di tutte le popolazioni indigene in difesa dell'acqua, della vita e dell'indipendenza alimentare.

La prima giornata di battaglia si é conclusa ieri con la sospensione dei lavori parlamentari, mentre fuori gli indigeni esercitavano pressione fino a bloccare l'entrata del Parlamento. Interviene la polizia con cariche e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti; gli indigeni non si ritirano e si accampano nel Parco del Arbolito adiacente al parlamento, rilanciando la mobilitazione al parlamento per il giorno successivo.

Oggi la seconda battaglia.

Mentre polizia ed esercito cercano di fermare la marcia degli indigeni chedalle campagne stanno cercando di raggiungere la capitale, viene ripreso a fatica e sotto assedio il dibattito in parlamento, per l'approvazione della riforma sull'acqua.

Dal parco del Arbolito si muove nella prima mattinata la marcia indigena. La polizia antimotines ha cercato di fermarli in ogni modo con cariche e lacrimogeni, ma i diversivi e la determinazione del corteo hanno spinto migliaia di donne ed uomini del colore della terra, alle ore 13, ad arrivare davanti al parlamento, blindato dalla polizia.

Mentre dentro si passava ai voti Ley de Agua, fuori, nonostante le barriere difensive e il dispiegamento paramilitare della revolucion ciudadana, gli indigeni, guidati dalle comunitá afroecuadoriane hanno cercato di sfondare l'entrata abbattendo le recinzioni difensive. Ci sonostati violenti scontri.

La polizia ha sparato sulla gente pallottole di gomma: due feriti gravi, di cui il dirigente di Machachi, Wilson Collaguazo, ferito gravemente alla testa.

La riforma della Ley de Agua è passata, ma la CONAIE, organizzazione che raggruppa tutte le nazionalità indigene ecuadoriane, afferma che non lasceranno la capitale fino a quando non saranno ascoltati.

Le partita é dunque ancora aperta, considerando che la riforma sull'acqua non è un semplice un processo di ri-pubblicizzazione, bensì il passaggio di consegne alla gestione monopolistica da parte di un'impresa statale, che pur sempre si muove con interessi di mercato ed all'interno dellostesso paradigma di sviluppo.

In Ecuador i conflitti intorno a questa vitale risorsa vedono oggi confrontarsi da una parte las Juntas de Regantes ed i sistemi comunitari per la gestione dell'acqua, dall'altra una mono-impresa nazionale, una sorta di multiutility che, con l'approvazione della legge, avrá monopolioassoluto della risorsa idrica.

La partita dell'acqua si gioca inoltre su più livelli e a piu' scale, centralizzando in un solo attore, quello statale, la gestione dell'acqua.Il governo Correa, coerentemente in linea con le politiche socio-ambientali dei Paesi dell'ALBA, guidati da Venezuela e Bolivia, sostiene e promuove politiche nazionali ed internazionali che si basano su modelli sostanzialmente di tipo estrattivo: dalle riserve energetiche alle risorse minerarie. Quando i paesi di tale area affrontano i temi sullo sviluppo sostenibile, come ad esempio le energie alternative, traducono tali approci in megaprogetti magari sponsorizzati da imprese idroelettricche affiliate a qualche governo amico.

Gli effetti sul territorio sono spesso gli stessi: grandi dighe, sgomberi forzosi di intere comunitá, degradazione di interi ecosistemi.Nazionalizzare per centralizzare, centralizzare per vendere il servizio idrico secondo gli interessi economici e geopolitici di chi governa.

La riforma de la Ley de Agua porterá benefici, ma sostanzialmente alle industrie per l'estrazione mineraria (che richiede l'uso di ingenti volumi di acqua), alle all'agro-industria, che per le mono-coltivazioni intesive a grande scala come la Palma Africana e Palma da cocco privano le comunitàdell'accesso all'acqua.

Sicuramente non va a beneficio delle comunitá locali, che in molti casi si sono autorganizzate per la gestione della risorsa idrica in Giunte dell'Acqua e Giunte dei Regantes (che garantivano l'accesso all'acqua, e gestivano la distribuzione per i sistemi agricolil ocali.Cosiccome è successo per le 48 comunità indigene evcampesine y e 4 centri parrocchiali nel sud di Cayambe, dove gli è già stato notificato il trasferimento al Consiglio Provinciale del Pichincha il sistema di irrigazione, che impone un cambio di gestione della risorsa idrica.

APPROFONDIMENTO IN INDYMEDIA ECUADOR

Uno scenario che a abbiamo giá visto e toccato con mano nelle mesealternative come la Mesa 18 a Cochabamba, paese nel quale, a 10 anni dalla "Guerra dell'acqua" e della cacciata della multinazionale Bechtel, la gestione dell'acqua è centralizzata e gestitadallo stato.

PER APPROFONDIMENTI VEDI INTERVISTA A OSCAR OLIVERA

Si tratta una battaglia per il diritto all'acqua, ma di conseguenza anche per la difesa del territorio e dei beni comuni naturali, per l'indipendenza alimentare e per la dignità di tutti.


Da TeleSur

Indigeni protestano sotto Parlamento

La legge sull'acqua e la pressione indigena

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