Toxi Tour - Carovana Yabasta nella marea negra di Texaco

Crude - Film-documentario di Joe Berlinger

Amazon Crude - documentary CBS

Ecuador: condannata la Chevron-Texaco per la Chernobyl amazzonica

Giunta alla sentenza definitiva la class action "Aguinda vs Texaco": condannata la multinazionale petrolifera ad un risarcimento di 18 miliardi di dollari per devastazione ambientale.

15 / 2 / 2011

Aguinda vs Texaco. Questo il nome della class action che ha visto, nell'ormai lontano 1993, trenta mila abitanti delle comunità indigeno-campesino della regione amazzonica intraprendere una battaglia legale contro il colosso petrolifero Chevron-Texaco.

Dopo essere saltata dalle Corti di Lago Agrio (Ecuador) alla Corte Federale di New York e aver portato sotto i riflettori mainstream la devastazione ambientale e la violazione dei diritti umani compiute delle multinazionali petrolifere in Amazzonia, la class action è giunta ieri nei tribunali ecuadoriani alla sentenza definitiva: la Chevron-Texaco è stata condannata.

Sembrava la battaglia tra Davide ed il gigante Golia, ma quando nel 2002 la seconda Corte di New York, dando ragione alla Texaco, rinvia il caso alla giustizia ecuadoriana, rimandando quindi ad una corte fantoccio e ad un paese bananero il giudizio, non era stata prevista la nuova geopolitica nell'area andina : arrivano Hugo Chavez, Evo Morales ed infine Raffel Correa, primo presidente socialista nella storia dell'Ecuador.

Che qualcosa cominciava ad andare storto lo si è capito quando i giudici ecuadoriani hanno cominciato ad acquisire e valutare la copiosa documentazione scientifica prodotta dall'accusa che testimoniava i devastanti impatti socio-ambientali della produzione petrolifera nell'area amazzonica: morti per cancro, patologie per intossicazione da idrocarburi, violazione dei diritti umani, inquinamento delle falde acquifere, devastazione degli ecosistemi tropicali.  

video Toxi-Tour, Carovana Yabasta nella marea negra di Texaco in Amazzonia

La bomba ecologica è esplosa nell'Amazzonia ecuadoriana negli anni 90 a margine e dentro, tra l'altro, la famosa area protetta Yasuni, dichiarata dall'UNESCO Riserva della Biosfera per l'eccezionale patrimonio biologico e per la presenza delle popolazioni indigene Wuaorani.

Lunedì nelle aule della Corte di Lago Agrio (Sucumbios) i giudici hanno pronunciato la sentenza: 8,6 miliardi di multa ed altrettanti come risarcimento per i danni ambientali per oltre un ventennio di produzione petrolifera.

Una cifra che, secondo l'avvocato ecuadoriano Pablo Fajardo, è "irrisoria ma significativa", considerato che  i danni ambientali di cui la  Chevron-Texaco si è resa responsabile, sono stati stimati e chiesti per 27 miliardi di dollari.

Trentamila campesinos, tra indigeni e colonos, con il supporto delle organizzazioni ambientaliste internazionali come oil watch ma anche quelle locali come el Frente para la Defensa de la Amazonia e Accion Ecologica hanno avuto la meglio sulla Texaco, in un'arena giudiziaria durata 18 anni tra la Corte di New York ed i tribunali ecuadoriani.

E' una sentenza storica e che fa clamore. Una maxi ammenda per danni ambientali che sarà seconda solamente al recente disastro BP nel Golfo del Messico, ma che supera il risarcimento dell'incidente Exxon Valdez (Alaska, 1989).

La compagnia Chevron-Texaco comunque non fa un passo indietro e nega tutto: la sentenza ecuadoriana è illegittima ed inapplicabile. Il colosso energetico americano ricorrerà direttamente in appello, dichiarando false e prive di fondamento scientifico le accuse delle comunità indigeno-campesine. 

Se da un lato il presidente Correa porta a casa un risultato per le sue politiche "rigorose" contro le multinazionali gringhe, dall'altro ci si interroga oggi su quali siano le reali politiche del Governo per la Regione Amazzonica (e non solo), quali siano le scommesse sui cambiamenti nel modello di sviluppo, e soprattutto quali siano le politiche energetiche per le ingenti riserve fossili che giacciono sotto la selva amazzonica ed i territori indigeni.

Sull'ultimo punto un'altra partita ancora aperta è la famosa Iniciativa YASUNI-ITT proposta dal Governo che, tramite una fideiussione miliardaria garantita dall'United Nation Development Program (UNDP) ed inserita nei meccanismi del Carbon Trade del Protocollo di Kyoto, propone di lasciare in situ quasi un miliardo di  barili di petrolio nel sottosuolo amazzonico, per assicurare la conservazione di una piccola parte dello Yasuni e tutelare i diritti indigeni delle popolazioni Wuaorani.

Mentre nelle aule dei tribunali continuerà il conflitto giudiziario sul caso Texaco ed all'interno di Conferenze UN e di accademie internazionali si discuterà dell'innovatività della proposta Yasuni-ITT, il conflitto socio-ambientale continua a pulsare nelle vene aperte dell'Amazzonia ecuadoriana, cosiccome la marea negra non cesserà di uscire anche dalle moderne piattaforme petrolifere cinesi di PetroOriental o quelle italiane della AGIP-ENI.

A cura di Associazione Ya Basta Italia

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