Scopo di questo testo e’ di tentare un’analisi piu’ approfondita
degli eventi dell’arrivo in Turchia dei due Gruppi di Pace, narrati nei testi
precedenti, aggiornati sino al 22 ottobre, e, al tempo stesso, informare di
quanto accaduto successivamente, nei giorni dal 23 al 25 ottobre.
La
cronologia degli eventi e’: 17/10 : divulgazione del previsto arrivo dei due
Gruppi di Pace dall’Irak, previsto per il 19 ottobre.
19/10: partenza dei
Gruppi, loro arrivo alla frontiera (Habur, presso Silopi), loro trattenimento
per controlli sanitari e di identificazione. Contemporanei messaggi positivi del
governo (AKP).
20 e 21/10: dopo il ritardo di un giorno, dovuto a questioni
giuridiche (imputazione a 5 membri di appartenenza al PKK) poi superate, i
Gruppi attraversano citta’ kurde che li attendono in festa e giungono a
Diyarbakir che li accoglie trionfalmente. L’atteggiamento delle forze di governo
continua ad essere favorevole.
22/10: i Kurdi fissano per il 28/10 (vigilia
della Festa della Repubblica) l’arrivo del 3° gruppo dall’Europa a Istanbul, cui
avrebbe fatto seguito la partenza dei tre gruppi per Ankara.
23/10: marcia
indietro delle forze di governo, che criticano quella che secondo loro sarebbe
la strumentalizzazione politica del DTP dell’arrivo dei Gruppi di Pace, e
rinviano sine die l’arrivo del 3° gruppo dall’Europa a Istanbul.
Un primo
aspetto da mettere maggiormente in luce e’ il contesto giuridico dell’arrivo dei
Gruppi di Pace, che e’ stato oggetto della crisi scoppiata e poi felicemente
superata il 20 ottobre, e che sara’ probabilmente oggetto di importanti proposte
di cambiamenti giuridico-politici nelle istituzioni della Turchia.
Come noto,
uno dei due Gruppi, di 8 persone, proviene dal monte Kandil, sede guerriglieri
del PKK. Al loro arrivo alla frontiera, su 5 di loro si e’ abbattuto l’articolo
221 (“Pentimento attivo”) del Codice penale turco.
Ecco cosa dice l’art.
221:
« Pentimento attivo:
1) Fondatori o dirigenti che dissolvano
l’organizzazione o la facciano dissolvere attraverso le informazioni che essi
procurano prima dell’inizio delle indagini sul reato di fondazione di una
organizzazione criminale o prima di aver commesso qualsiasi reato, essi non
riceveranno alcuna condanna.
2) Se un membro di questa organizzazione
criminale proclama alle autorita’ statali competenti che egli ha volontariamente
abbandonato l’organizzazione prima di aver commesso alcun reato o partecipato ad
alcun reato nel contesto delle attivita’ dell’organizzazione, egli non ricevera’
alcuna condanna.
3) Se un membro dell’organizzazione, catturato prima di aver
partecipato ad alcun reato, mostrando pentimento procura informazioni utili a
provocare la dissoluzione dell’organizzazione, o aiuta le autorita’ a catturare
altri membri, egli non ricevera’ alcuna condanna.
4) Nel caso che una persona
che ha fondato un’organizzazione criminale si arrenda volontariamente e procuri
informazioni concernenti i reati commessi dall’organizzazione, nonche’
concernenti la sua struttura, egli non riceveranno alcuna condanna in
connessione al fatto di aver fondato, gestito o preso parte ad una
organizzazione criminale. Comunque, se questa persona procura le informazioni
dopo essere stato catturato, la condanna che ricevera’ sara’ ridotta tra un
terzo e tre quarti.
5) Coloro che hanno beneficiato del programma di
pentimento attivo sono messi in periodo di prova di precauzione per la durata di
un anno. Questo periodo di prova di precauzione puo’ essere esteso fino a tre
anni ».
Ovviamente, in base a tale articolo, l’unica via legale per
evitare l’incarcerazione sarebbe stata una dichiarazione di pentimento. In
effetti, gia’ i primi due Gruppi di Pace, quelli del settembre ed ottobre 1999,
erano incappati in tale ostacolo, e il loro rifiuto fermo di qualsiasi
“pentimento”, a cui si era sommata la dura intransigenza turca, li aveva
condotti in carcere.
Dunque l’ostacolo, anche questa volta, era
ampiamente previsto: prima dell’arrivo, sia il DTP (Ahmet Türk) che Yüksel Genç,
componente del 1° Gruppo del 09/1999, avevano preammonito: “Non come nel 1999!
Questa volta non devono finire in carcere!” E Seydi Fýrat, componente del 2°
Gruppo del 10/1999, recatosi il 18 ottobre 2009 a Maxmur (la vigilia della
partenza) aveva detto: “... ma a noi era stata messa di fronte la legge del
‘Pentimento attivo’ presente nel Codice Penale Turco. Noi non avevamo
acconsentito. E a causa di cio’ ci era toccato restare in prigione 5 anni e
mezzo”.
E, in particolare, l’avvocato Muharrem Erbey, presidente a
Diyarbakir dell’IHD (associazione turca per i diritti umani) aveva dichiarato il
19 ottobre al giornale Today's Zaman: “Coloro che vengono da Maxmur devono
essere rilasciati immediatamente dopo il controllo di identita’. Ma quelli che
vengono dal PKK non devono essere obbligati ad affermare di essere pentiti; e’
importante aiutarli a conservare la propria dignita’. Un simile approccio
preparera’ il terreno a politiche libere dall’ipoteca armata”.
La
questione si poneva, in realta’, in un contesto politico-giuridico in movimento,
perche’ l’articolo 221 era gia’ stato, in passato, sottoposto a forti critiche,
in quanto considerato da molti troppo restrittivo e duro, tale cioe’ da
scoraggiare, anziche’ invogliare, l’abbandono della guerriglia.
Tuttavia
la sera del 19 ottobre, dopo i controlli sia sanitari che diidentita’, era
scattato l’art. 221: il co-presidente del DTP Ahmet Türk, a Silopi, aveva
ricevuto una telefonata del Ministro degli Interni Atalay: o superano il 221 (si
pentono) o finiscono in carcere: la legge non consente alternative. Era
cominciata una notte insonne per Ahmet Türk: circondato da avvocati e giuristi
ed intento in continui dialoghi telefonici, doveva trovare il bandolo della
matassa. C’e’ riuscito il mattino successivo, il 20 ottobre: la brillante
formula e’ stata: “La valutazione del caso sara’ oggetto del tribunale
competente. Per ora, siccome essi hanno un recapito sicuro e non vi e’ fondato
rischio di una loro fuga, possono essere rilasciati in liberta’ ”. La formula
trovata da Ahmet Türk e’ stata subito ascoltata per telefono, accettata nonche’
messa in pratica dal Ministro degli Interni Beþir Atalay, e, sulla base delle
disposizioni impartite dal Sottosegretario agli Interni Osman Güneþ, alla sera
del 20 ottobre i Gruppi di Pace sono partiti da Silopi, affollata di decine di
migliaia di kurdi, per raggiungere Cizre e Nusaybin, ove anche li attendevano
kurdi festanti. Immediatamente dopo (21 X) il Ministro degli Interni Atalay ha
dichiarato che l’articolo 221 doveva essere sottoposto a revisione.
A
fronte di questi sviluppi positivi, che hanno sbloccato la situazione, e
consentito la saldatura tra i Gruppi di Pace e l’insieme della popolazione kurda
e delle sue associazioni e formazioni politiche, si e’ pero’ andato alimentando
un clima polemico che e’ poi sfociato nell’inversione di tendenza, da parte del
partito di governo AKP, il 23 ottobre. Le polemiche erano iniziate sin dal
principio. Da un lato, certamente, le affermazioni sia del Primo ministro
Erdogan che del Presidente Gül erano state decisamente favorevoli: “Bene,
buono”, si apre un processo di pace, che altri scendano dalle montagne, che
possano ricongiungersi ai loro cari ed ai loro paesi, eccetera.
Tuttavia sin
dal 20 ottobre, cioe’ l’indomani dell’arrivo, Erdoðan aveva criticato
l’accoglienza offerta, usando per la prima volta l’epiteto di “show”, che era
poi rimbalzato in una ridda di polemiche. Le critiche di Erdoðan si erano
ripetute ed acutizzate nei giorni successivi, associate all’accusa di
strumentalizzazione politica rivolta al partito kurdo presente in parlamento, il
DTP. A questa duplice accusa avevano ampiamente replicato sia il DTP (specie
Ahmet Türk) che molti esponenti kurdi (anche i membri dei Gruppi di Pace del
1999), rilevando come l’accoglienza entusiastica del popolo kurdo esprimeva da
un lato il carico di sofferenze e tensioni accumulate da chi per decenni aveva
vissuto sulla propria pelle le conseguenze del conflitto, e dall’altro la la
speranza di un futuro di pace e la volonta’ di contribuirvi attivamente; nella
stessa direzione andava l’impegno del DTP a contribuire ad uno sbocco politico
della fase apertasi. “Cio’ che sta avanzando e’ la pace, non ci sono vincitori
ne’ vinti, tutti possono dire: la liberta’ dei kurdi e’ anche la mia liberta’ ”,
aveva affermato Ahmet Türk.
Ma poi lo stesso Presidente della Repubblica
Gül aveva dichiarato inaccettabili le esaltazioni del PKK effettuate durante le
manifestazioni, mentre si rinvigorivano gli attacchi delle forze piu’ retrive
(MHP, CHP etc.), ed iniziavano alcune reazioni da parte delle componenti
nazionaliste della societa’ turca, come gli attacchi ai kurdi del 22 ottobre a
Mersin da parte del MHP che hanno tentato un linciaggio, ed all’Universita’ di
Sakarya da parte di anonimi fascisti; poi a Edirne un analogo tentativo di
linciaggio, fino ad arrivare all’episodio del 24 X di Elazið, in cui dei
nazionalisti hanno attaccato il DTP che stava facendo una
manifestazione.
Il 21 e 22 ottobre Erdoðan aveva polemizzato contro
l’atteggiamento “provocatorio” e “smodato” del DTP, ed aveva rivendicato la
paternita’ statale (e non di un partito o di un gruppo) del processo in atto. La
polemica sugli “show” si e’ acutizzata con le dichiarazioni di Erdoðan del 23
ottobre: sarebbe stata colpa del DTP, secondo il Primo Ministro, avere guastato
l’iniziativa di pace kurda. E, per finire, le dichiarazioni di Erdoðan del 24 e
25 ottobre: a causa delle tensioni provocate dagli avvenimenti succeduti
all’arrivo dei Gruppi di Pace, e’ necessario rinviare l’arrivo del terzo gruppo
(anche perche’ la data prevista, il 28 X, vigilia della Festa della Repubblica,
avrebbe potuto ndare luogo a provocazioni ed incidenti da parte di correnti
nazionaliste, irritate da tale coincidenza).
Sia il DTP che il portavoce
del gruppo europeo del PKK hanno preso atto con amarezza (la stampa turca dice
anche con ‘shock’) della decisione di rinvio; tra breve sono attese
dichiarazioni ufficiali del DTP.
39.943873, 32.856034
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Il difficile iter di un cammino di pace
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26 / 10 / 2009

