Piquete en Puente Purreydon

La crisis causò dos nuevas muertes

Minivideo corteo 26 giugno 2012

Note dall'Argentina che resiste

Argentina - Dario y Maxi no estàn solos!

Mobilitazione a dieci anni dalla “Masacre de Avellaneda”

3 / 7 / 2012

In migliaia ci siamo ritrovati ad Avellaneda, partido della provincia di Buenos Aires a due passi dalla Boca e dalla capital federal, lo scorso 26 di giugno, per ricordare l'assassinio di Darìo e Maxi, militanti piqueteros uccisi dalla polizia durante un blocco stradale sul ponte Purreydon. Una ferita ancora viva nella memoria e nell'immaginario argentino, militanti che hanno segnato con la loro morte un punto di non-ritorno, divenendo ahimè i simboli della brutale repressione costata poi la presidenza a Duhalde pochi mesi prima dell'avvento della nuova fase della governance kirchnerista.

Ma sopratutto oggi Darìo e Maxi sono il simbolo, come scrive Itai Hagman su Marcha, della nuova generazione di militanti che dal 2001 è nata e continua a costruire nell'Argentina di oggi lotte e progetti di alternativa radicale al capitalismo e all'ingiustizia sociale, nelle università e nei quartieri, nelle villas miserias e nelle fabbriche autogestite.

Dieci anni fa erano passati pochi mesi dalle giornate insurrezionali del 19 e del 20 dicembre, maturava un processo lungo di immaginazione e costruzione di un'alternativa al neoliberismo e al saccheggio (di risorse, di vita, di diritti) dei decenni precedenti, le rivolte nelle strade della capitale e non solo avevano destituito cinque presidenti al grido di “Que se vayan todos”, nascevano e si diffondevano le fabbriche recuperate, le assemblee di quartiere e le forme di esperienza comunitaria che hanno cambiato il volto dell'Argentina, reduce dalla dittatura militare e da quella economica del neoliberismo di Menem.

Quella mattina migliaia di piqueteros avevano deciso il blocco del Puente Purreydon, snodo fondamentale della mobilità tra la capitale e il cono urbano della zona sud del Gran Buenos Aires, ma il governo di Duhalde decise di andare all'attacco dei movimenti e mandò tutti e quattro i corpi di polizia argentini a reprimere pesantemente la manifestazione. Le cariche e gli spari risuonano ancora nella stazione di Avellaneda, oggi ribattezzata “Estaciòn Darìo y Maxi”, nel cui atrio i due giovanissimi manifestanti furono uccisi dalla polizia: Maxi colpito alle spalle da un proiettile, Darìo, ventunenne ma ormai veterano del movimento piquetero, che si ferma a soccorrerlo, alza le mani urlando alla polizia di smetterla, e proprio in quel momento viene barbaramente ucciso, mentre, con tutta la generosità che possiede chi lotta assieme a tanti altri, si era fermato a soccorrere Maxi morente.

Non solo dolorosa e commovente ricorrenza, ma anche gioiosa e radicale mobilitazione questa due giorni a dieci anni dalla masacre di Avellaneda: un festival, diversi concerti per tutta la notte, l'intitolazione della stazione ai due militanti, un corteo notturno con blocco stradale e migliaia di giovanissimi a picchettare il ponte in una lunga veglia fino al corteo di oltre ventimila la mattina del 26 giugno.

Organizzazioni dei disoccupati, la CTA, il Frente Darìo Santillan (che una settimana fa a Rosario ha subito un altro assassinio ad opera dei narcos) studenti medi e universitari, assemblee e organizzazioni di quartiere, “bachilleratos populares”, movimenti sociali con tanti giovanissimi hanno sfilato ad Avellaneda, cantando “Darìo y Maxi presentes, ahora y siempre” ma anche “Construyendo un mundo que sea diferente, en cualquier pais, en cualquier continente”, “Con Darìo y Maxi, y los 30mil tambièn (riferimento ai desaparecidos) vamos otra vez a cortar puente Purreydon” sotto un sole inaspettatato nel freddo inverno sul Rio de la Plata.

La due giorni in ricordo di Darìo e Maxi è stata una mobilitazione che ha posto al centro, assieme alle rivendicazioni di “juicio y castigo” per tutti i colpevoli e i responsabili politici ( gli assassini materiali sono stati condannati, anche se proprio una settimana prima dell'anniversario i due poliziotti hanno ottenuto la libertà vigilata) la continuità della lotta che ritrova le sue origini e le sue radici proprio nell'esperienza piquetera e che oggi si trasforma e si confronta con una nuova fase, quella della gestione post-neoliberale del governo Kirchner (prima Nestor, ora Cristina) e della crisi globale.

Proprio attorno alla memoria, da quella delle 30mila vittime della dittatura militare fino a Darìo e Maxi (e ai tanti compagni uccisi negli ultimi anni) si gioca una partita simbolica notevole in Argentina: quella tra cooptazione e autonomia, tra adesione al progetto peronista progressista del governo K e un'alternativa al modello capitalistico.

Darìo e Maxi si convertono così in figure che simboleggiano l'adesione ai movimenti sociali di migliaia di giovani e non solo, al di là e in opposizione in molti casi, del celebrato e osannato "ritorno alla politica" con l'elezione di Nestor Kirchner nel 2003, e riaprono le ferite di quella immensa frattura nei movimenti segnata dal progetto di governance attuale. Come scrive Damiàn Finucci su marcha.org.ar , la famosa frase "la crisi ha ucciso ancora" è oggi al centro di manipolazioni rispetto alle quali i movimenti indipendenti hanno preso parola e sono ritornati con forza in piazza.

Un'opzione politica post-neoliberale interessante e contraddittoria quella kirchnerista che, come segnala Miguel Mellino, ha dovuto fare i conti, per poter governare e raggiungere l'attuale maggioranza assoluta, con le istanze popolari e la totale, ma non definitiva, perdita di credibilità dei partiti e delle istituzioni dello stato da una parte, con il desiderio di riapertura degli spazi di cambiamento radicale dall'altro: concedendo spazi e cooptando, dividendo e governando, nazionalizzando YPF e al tempo stesso svendendo il paese alle multinazionali delle miniere reprimendo le radicate proteste popolari.

Non a caso attorno a questi simboli si gioca molto oggi: e con rabbia e dolore i familiari delle vittime, accolti con applausi dai ventimila in corteo, hanno rimandato al mittente la solidarietà del governo denunciando le impunità di gran parte dei responsabili e le connivenze politiche nella “masacre de Avellaneda” di Carlos Soria (da poco deceduto) e Anibal Fernandez, attualmente nelle file del governo.

Una memoria per continuare a lottare e costruire dentro la crisi globale spazi per la creazione di un'alternativa di sistema in un' America Latina e un'Argentina che stanno vivendo una fase delicata: dalle proteste da destra al governo Kirchner (cacerolazo delle classi alte in difesa del "risparmio in dollari" fino al recente sciopero dei camionisti "sostenuto da destra") alle lotte popolari del mondo dell'educazione e della difesa dei beni comuni, l'Argentina sente arrivare le avvisaglie della crisi globale, mentre continuano a svilupparsi lotte radicali in Cile, nuove forme di organizzazione dei movimenti sociali nascono in Colombia, si avvicinano le elezioni in Venezuela e il golpe bianco in Paraguay così come le recenti elezioni messicane ri-aprono scenari preoccupanti.

E' di ieri infatti la notizia che il Mercosur (organizzazione economico-politica tra diversi stati del Sud America) ha rotto le relazioni diplomatiche ed espulso temporaneamente il Paraguay del golpe e aperto le relazioni con il Venezuela di Chavez.

da Buenos Aires, articolo a cura di Alioscia Castronovo

ps: consiglio a tutti di vedere il documentario “La dignidad rebelde: Darìo Santillàn”: quasi non ci si crede che aveva appena ventuno anni, questo ragazzo che assieme a molti altri occupava le terre e costruiva cooperative per aprire giorno dopo giorno una via di fuga dalla miseria, dall'emarginazione, dall'assenza di diritti. Un documentario che restituisce la dimensione collettiva dell'esperienza di cui Darìo e Maxi sono ormai il simbolo, esperienza che ha insegnato a tanti di noi a resistere contro la crisi, in qualunque parte del mondo fossimo in quel momento. Nel 2001 come oggi, per costruire un'alternativa radicale al capitalismo“en cualquier pais, en cualquier continente”.

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