Francia – Sciopero, manifestazione, occupazioni. Fronti sociali in piazza contro Macron et son monde

11 / 10 / 2017


Sciopero nazionale nel servizio pubblico, il primo dal 2007. Grande mobilitazione a Parigi, occupato l’Institut de Geographie in serata. Alle misure di riforma del settore annunciate dal governo rispondono centinaia di piazze pronte a combattere. Loi travail xxl, normalizzazione dello stato d’emergenza e razzismo di Stato nel mirino dei manifestanti.

Lo scorso venti Settembre il presidente della Repubblica Emmanuel Macron annunciava con un lapsus linguae l’uscita dallo Stato di diritto. È bastato un attimo di distrazione per rovinare lo sforzo di denegazione con cui Manu continua a restituire alla coscienza cittadina l’idea di una nazione in grado di lasciarsi alle spalle lo Stato di emergenza e l’intero manuale di diritto del lavoro, senza rinunciare ad un progresso sociale sempre e di nuovo en marche! Salvo poi scoprire che lo stato d’emergenza, che normalizza l’arbitrarietà e la discrezione delle prefetture, rientra dalla finestra, reintegrato a pieno titolo nel nuovo e paradossale stato di diritto (3 Ottobre), e che quel codice del lavoro appare come l’ultimo ostacolo al progressivo smantellamento delle istituzioni collettive regolatrici della logica pura del mercato; smantellamento condotto a colpi di ordinanze (22 Settembre) e di riforme tanto nel pubblico quando nel privato. Sulla strada della Start Up Nation la forma-Stato tende a divenire forma manageriale dell’Impresa, e il Ministero degli interni un’agenzia di sicurezza pubblica al servizio di privati, in una spinta articolazione dei due ambiti.

Ieri, 10 ottobre, la Francia è stata travolta, di tutta risposta, da un’ondata di scioperi e mobilitazioni contro il projet de societé di Emmanuel Macron. Si tratta del primo sciopero indetto da tutte le organizzazioni sindacali del servizio pubblico dal lontano 2007. Per la prima volta dopo dieci anni, quando in questione era la diminuzione significativa del potere d’acquisto salariale e un’acuta crisi occupazionale nel settore, 5,4 milioni di funzionari pubblici sono chiamati a scioperare in tutto il Paese contro le misure annunciate dal governo. Lavoratori di ospedali, scuole, trasporti, telecomunicazioni e attività postali hanno animato le 120 e più manifestazioni in tutto il paese. Ad essere maggiormente perturbati i trasporti aerei, scuole e licei. Il corteo parigino, partito da Place de la Republique, ha raggiunto Nation attraverso Bastille. Un corteo lungo e trasversale: mentre la coda dei vari sindacati di settore lasciava Republique la testa, composta da gruppi autonomi, universitari, precari e precarie, entrava a Bastille. A sfilare a Parigi, secondo le stime della CG,T 45 000 manifestanti, 400 mila in tutto l’Esagono: rarissimo ritrovare più delle dieci maggiori sigle sindacali sfilare insieme, dietro uno striscione che rivendica «service public de progrès social».

A Parigi sono una ventina i licei bloccati dagli studenti all’alba e centinaia di persone hanno animato il cortege de tete durante la manifestazione del pomeriggio. Tanti i cori che raccontano di solidarietà alle famiglie delle vittime del razzismo di Stato in Francia e che ribadiscono la necessità di un fronte anticapitalista e antifascista, laddove le destre soffiano sul fuoco dell’odio e l’avanzata neoliberale riduce in miseria le classi lavoratrici in Europa. Presi d’assalto cartelloni pubblicitari e banche lungo avenue Daumesnil. L’intervento delle forze dell’ordine sembra distinguersi dalle scorse mobilitazioni per una svolta tattica. Contornando il corteo nelle vie parallele, di fatto assenti dalle strade attraversate dal cortege, i plotoni di CRS sono intervenuti con incursioni puntuali, non per questo meno violente: lancio di lacrimogeni a pioggia e fucili flashball puntati ad altezza uomo. Fonti di movimento parlano di 3 feriti alla testa, e di 8 interpellazioni. In tardo pomeriggio il corteo si disperde a Nation dove continuano ad essere rivendicate un’opposizione radicale alle misure annunciate dal Presidente Macron in materia di mercato del lavoro, sicurezza, servizio pubblico e gestione dei flussi migratori.

Tra le misure previste dal governo di Edouard Philippe in merito alla riforma del servizio pubblico spicca l’aumento della CSG di 1,7 punti percentuali; si tratta della contribuzione sociale generalizzata, un’imposta prelevata su redditi da lavoro, sostitutivi, patrimoniali e prodotti d'investimento, nata come misura di differenziazione del finanziamento della protezione sociale. In piazza i sindacati ricordavano le promesse macroniane, palesemente tradite, di intervenire in favore di un aumento significativo del potere di acquisto dei funzionari. La previsibile ricaduta su di esso risulta invece aggravata dal congelamento del “point d’indice”(indicatore la cui valorizzazione permette un aumento salariale proporzionale all’inflazione). Si annoverano inoltre, tra le misure rifiutate in blocco dai sindacati, la soppressione di 120mila posti nel servizio pubblico spalmati lungo l’intero quinquennato e la riesumazione del periodo di attesa (“jour de carence”) abolito nel 2014 da Hollande, e presente soltanto nel settore privato: riapproda nel pubblico il diritto alla non remunerazione di funzionari in congedo per malattia.

Sono state più di 130 chiamate alla mobilitazione e allo sciopero da CFDT, CGT, FO, Solidaires (con un appello nazionale inter-pro) per una giornata che ha animato un autunno già caldo. Accanto alle misure indicate infatti, si sono fatte spazio nell’ultimo mese, in ragione di un intervento sistematico e a tutto campo del Presidente Macron, diverse ordinanze di smantellamento e riforma del codice del lavoro e l’integrazione di alcuni dispositivi dello stato di emergenza nel diritto ordinario. Quello che in Francia chiamano tapis de bombes, un attacco a tutto campo volto a radere al suolo sistematicamente l’intero spazio di agibilità politica aperto l’anno scorso dalla mobilitazione contro la loi travail.

Nel diritto costituzionale francese l'ordinanza (ordonnance) è un atto normativo adottato dal Governo che può avere forza di legge. Se la legge di autorizzazione all’ordinanza viene approvata all’Assemblé Nationale, il Consiglio dei ministri può deliberare in caso di parere positivo del Consiglio di Stato;  una volta emanate dal Presidente della Repubblica le ordinanze hanno valore di regolamento durante un periodo definito entro il quale il governo deve proporre al Parlamento la legge di ratifica. Il 22 settembre Macron ha firmato e emanato le ordinanze di riforma del codice del lavoro, il cui progetto è stato battezzato persino dalla stampa borghese loi travail xxl e la cui legge di ratifica dovrebbe essere votata in Parlamento il 20 Novembre. In chiara continuità con la loi El-Khomri, che nella primavera del 2016 mise mano alla gerarchia delle norme e alle 35 ore, tra le altre, le misure contenute nelle ordinanze ne estendono le ricadute aprendo ad una trasformazione del diritto del lavoro senza precedenti. Tra le misure più dibattute ritroviamo: liberalizzazione, accordi di competizione, rotture convenzionali collettive, anzianità eletta a unico criterio per indennità prudommali (un mese di salario ogni anno di lavoro), libertà di lincenziare senza specificare la ragione e contratti di chantier a rinnovo indeterminato. Si tratta complessivamente di un piano volto a ostacolare tecnicamente da un lato il ricorso alla giustizia prudommale in caso di licenziamento, dall’altro a dissuadere economicamente da esso. Insomma, per riccorere al contenzioso sarà sempre più difficile soddisfare i criteri giuridici, e converrà sempre meno, in favore invece delle misere indennità definite per anzianità. Misure sulle quali la CGT ha annunciato di ricorrere al Consiglio di Stato sul piano giuridico per invalidarne l’ordinanza, annullando la votazione previste a fine novembre della legge di ratifica.

Ad esso si aggiunge la normalizzazione dello stato di emergenza, che ha visto il 3 Ottobre la sua integrazione al diritto “normale” in Assemblea Nazionale, venduta dal presidente Macron come un superamento/uscita dallo stato d’emergenza. L’effettività di questa misura, di contro, consiste chiaramente in una compressione dello spazio di agibilità politica e di libertà di organizzazione: le perquisizioni e le assegnazioni a residenza (le misure cui la presidenza Hollande fece maggiormente ricorso per reprimere il movimento contro la loi travail) potranno essere autorizzate dal prefetto senza la consultazione dell’autorità giudiziarie. Le misure preventive migrano dal diritto ordinario al potere politico sotto il segno dell’arbitrarietà, in un’uscita dallo stato di emergenza che ne raccoglie i frutti: normalizzazione del controllo della vita politica extra-parlamentare del paese attraverso l’esercizio coercitivo e preventivo della violenza.

In serata circa un centinaio di compagni e compagne hanno occupato l’Institut de Géographie, rivendicando uno spazio per organizzare i due giorni di mobilitazione che seguiranno e dare una nuova temporalità alla mobilitazione. Dopo un testa a testa col direttore dell’universita Paris I Sorbonne cui l’istituto fa riferimento, gli occupanti hanno ottenuto una temporanea tregua con le forze dell’ordine, che non dovrebbero sgomberare, ma che d’altro canto non rinunciano alle 7 camionette che ancora adesso circondano l’edificio. L’institut è assediato, ma dentro si fa festa e soprattutto si organizza la mobilitazione che verrà. Si tratta del sostegno agli imputati del processo-teorema dell’auto bruciata al quai de Valmy che si tiene in giornata e nel quale ad essere imputato sembra essere l’intero movimento contro la loi travail, e della “caccia” ai dirigenti dei settori risorse umane delle principale aziende francesi, riuniti al bois de Boulogne dove è invitata tra le altre la ministra del lavoro Penicaud (clicca qui per il comunicato scritto dagli occupanti).

Un lungo 10 Ottobre rilancia ad un autunno caldo con una intensa successione di scioperi, manifestazioni e un’importante occupazione a Parigi. E come ricordano i compagni e le compagne francesi: Winter is coming!

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