Francia - "Tout le monde deteste les frontieres"

Studenti e rifugiati occupano un castello a Nantes.

6 / 12 / 2017

Dal 26 novembre una diffusa rete studentesca insieme a giovani migranti ha occupato i 900 metri quadrati del castello del Tertre costruito da un armatore che partecipò alla tratta degli schiavi provenienti dall'Africa.

Ironia della storia ma anche una grande volontà quella di non limitare l'intervento sul campo al parare i colpi quotidiani, colmando il vuoto della politica sulle migrazioni, garantendo un tetto ai giovani in esilio a Nantes.

I castellani sono giovani migranti in attesa di risposta amministrativa da una prefettura che considera falsi i loro documenti e atti di nascita e che vorrebbe stabilire scientificamente la loro età.

Da due settimane la sorte di questi minori stranieri isolati resi invisibili è finalmente sotto i riflettori. Due settimane di lotta per i giovani esiliati, le reti studentesche nantesi e i loro innumerevoli sostegni cittadini. La prima tappa è stata l'occupazione dell'Ecole des Beaux-Arts, grande immobile dismesso ma riscaldato, vuoto e che può accogliere centinaia di persone.

Il comune di Nantes, amministrato dai socialisti, non ha tollerato l'occupazione di un ex edificio scolastico come riparo per i minori dal freddo e dalla fame in pieno centro commerciale della città, le sfavillanti vetrine e gli addobbi natalizi non sopportano l'intimità con la miseria e l'abbandono. Dopo qualche ora è scattato lo sgombero violento su ordine diretto dell'amministrazione comunale. 

Gli abitanti di Nantes però non hanno accettato nè la decisione municipale e ancora meno la repressione delle forze dell'ordine adoperata per "risolvere" la situazione dei rifugiati: alcuni sono stati feriti gravemente durante l'evacuazione o nel tentativo di sfuggire all'incursione poliziesca. Moltissimi cittadini si sono presentati per aiutare le persone rimaste all'interno dell'ex-istituto scolastico circondato dai CRS, spintonati dalla folla.

Durante un'assemblea si è poi risposto pubblicamente ai comunicati-stampa ufficiali che assicurano i cittadini sul fatto che nessun giovane rifugiato vive "sotto i ponti" negando di fatto la realtà degli stessi giovani che hanno occupato, ma soprattutto si sono organizzate altre iniziative. La notte stessa i ragazzi hanno trovato alloggio dagli abitanti. I bisogni primari sono garantiti ma non basta a far fronte ad un potere locale che rimuove cinicamente ogni problema.

Le facoltà decidono di mobilitarsi contro l'amministrazione e tre giorni dopo l'espulsione un Comitato universitario autonomo di Nantes (CUAN) organizza l'occupazione di numerose aule in un'ala (Censive) dell'Università, requisita per alloggiare i giovani in strada. Un'assemblea generale sancisce la requisizione degli spazi universitari per l'occupazione dei minori immigrati. Il campus comincia a trasformarsi in un luogo dove abitare con cucina comune, magazzino, dormitori, sala di proiezione e free-shop. La direzione accademica lascia fare, o meglio non sa come fare con la presenza di questo micro-universo lontano dall'agitazione studentesca militante che sovverte radicalmente le abitudini. Un'implacabile logistica sostiene l'occupazione nei suoi aspetti quotidiani, l'"Aula (della) Comune" è il fulcro della comunicazione. Dal campus alla città si crea un movimento che va oltre la solidarietà primaria e le sue logiche "benevole". Sia il personale dell'università che altri lavoratori contribuiscono non solo con doni e materiali ma fornendo contatti utili, creando legami e scuotendo un po' le coscienze al di là del luogo e territorio direttamente coinvolto.

Con o senza "papiers", moltissimi giovani partecipano e si fanno carico di discutere con i professori che pur sostenendo la lotta, evitano di prendere posizione pubblicamente per non entrare in conflitto con la presidenza e le autorità amministrative. Nei media cittadini, le operazioni intraprese dai poteri politici e da Johanna Rolland a livello locale, risultano irresponsabili e inumane. Un ex-hotel sull' Ïle de Nantes viene allora requisito.

Con una conferenza stampa si risponde alle minacce d'espulsione della presidenza universitaria, la presa di parola dei giovani rifugiati ha fatto la sintesi di ogni rivendicazione di libertà e di giustizia nell'euforia generale. Il coordinamento intersindacale dell'università si è opposto all'espulsione. In questo contesto viene decisa l'occupazione del Château du Tertre. Per avere un alloggio numericamente più grande e più confortevole, per non doversi affidare alla carità della presidenza universitaria ma anche per dare un segnale forte in cui condivisione, lotta e solidarietà possano coabitare.

Il movimento delle requisizioni solidali in Francia tocca Lione, Poitiers, Marsiglia, Tolosa, Brest, Montpellier, Clermont, Bordeaux, Caen: qui l'appello lanciato.

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