Hipster American Perversion

1 / 9 / 2012


Cresce tra la popolazione progressista statunitense il timore della vittoria di Mitt Romney nelle elezioni del prossimo mese di novembre. Quello che sembrava impossibile anche solo fino ad alcuni mesi fa, si mostra oggi come una minaccia apocalittica. Che un personaggio che è convinto dell’esistenza di un essere supremo che regge i destini terrestri da un pianeta chiamato Kolob presenti la sua candidatura alla Casa Bianca è certamente motivo di ansia. Che possa vedersela con la presidenza è, semplicemente, causa generalizzata di panico.

La macchina democratica converte la minaccia di Romney in un base per la mobilitazione del voto progressista. L’attenzione è sulla astensione come uno dei problemi di Obama. Il malcontento e la delusione che le sue politiche hanno generato tra una parte della gioventù e tra i meno favoriti appare come un dato che può dare senso alla minaccia di Romney. Per spiegare il disincanto come base di una disaffezione verso l’attuale presidente, alcuni opinionisti parlano di un Obama impotente: la lobby di Washington non gli ha permesso di portare avanti il suo programma di governo. Altri analisti di sinistra parlano, al contrario, di un Obama convertito: arrivato al potere con una intenzione di cambiamento si è piegato a Wall Street appena dentro l’ufficio ovale.

E poi c’è chi, come noi, vediamo un Obama perverso: una carcassa fatta di una semantica di rottura e di immaginari della differenza che si richiude in realtà in una pratica della ripetizione e della copia. In ogni caso, quello che è interessante è che la perversità funziona come chiave antropologica capace non solo di spiegare la classe politica statunitense ma anche di analizzare le predominanti forme di vita urbana attuale nel paese a stelle e strisce.

Nel 1945 Fritz Lang ha diretto il meraviglioso film Scarlet Street, che è stato tradotto in spagnolo come Perversidad. Nel film un un cassiere infelicemente sposato finge di essere un pittore di successo e finisce ricattato da una moglie senza scrupoli. Menzogne e assenza di scrupoli sono due elementi propri di ogni progetto perverso.

Romney nasconde il carattere profondamente illegale della sua fortuna e dei suoi conti bancari in paradisi fiscali. Obama dice nero e fa bianco. Ambedue si disputano la presidenza degli Stati uniti. In ogni carriera elettorale che ha un peso la perversità gioca un ruolo determinante.

La perversità ha a che vedere con la preminenza del segno sopra il contenuto: racchiude sempre una povertà che si basa in una azione di svuotamento. Si vuota la realtà della materialità degli atti, si sostituisce il vero con il verosimile, si tolgono i significati alle parole. Il senso della politica e della vita, come per le merci, ha a che vedere sempre più con il valore di scambio. Sapersi vendere. Niente senza marketing. L’arte della gestione del falso.

La falsità è un ingrediente tradizionalmente associato al comportamento perverso. Nell’attualità nessuno può capire la politica senza le reti sociali. Per questo nella attuale campagna elettorale si segnala Twitter come un vero campo di battaglia perverso: si è saputo che più del 70% dei followers di Obama in Twitter sono falsi. Il 46% nel caso di Romney. Le reti sociali e la politica dei politici si sposano bene: la falsità incontra un’autostrada in entrambi gli ecosistemi. L’eccellente documentario Catfish illustra in maniera sciolta l’idea delle reti sociali come spazio ambivalente che da luogo ad una vita-finzione e all’inganno. C’è un filo comune tra la pubblicità e il divenire pubblico dell’intimo che popola le reti sociali. In maniera simmetrica alla logica pubblicitaria, il muro di Facebook ricrea il mondo: crea una simulazione immaginaria del mondo reale perché noi ricreiamo in essa. Simple Mobile ci invita a unirci alla rivoluzione SIM (http://alturl.com/urhax). Levis ci anima a porci nel cammino della ribellione (http://alturl.com/gr7f8). L’ultimo annuncio della Coca Cola a New York dice “Non lasciare ai burocrati di decidere la misura della bibita che compri”. Persino Occupy Wall Street si trasforma in scena di simulacri e fa i suoi propri annunci (http://alturl.com/b8wnc). Pura perversità. Come sottolinea Jesús Ibáñez, il simulacro è la copia della copia. Un sogno dal quale sempre finiamo per svegliarci. Levis ha dovuto ritirare la sua campagna pubblicitaria dopo gli ultimi grandi scontri nel Regno Unito e Occupy Wall Street si svuota di gente comune quando smette di essere partecipata da chiunque: la copia della copia termina con il non resistere al suo contrasto con la realtà del reale.

Cosciente del problema che presenta la copia il neoliberalismo ha fatto della rivendicazione perversa dell’autentico la sua propria cultura negli Stati uniti: l’ hipster veste le magliette con i motivi degli anni ottanta e viste camisetas con motivos de los años ochenta e indossa cappelli e baffi da operaio industriale. La perversità della promessa hipster consiste nella combinazione di nostalgia e vetrina. Per questo la vita hipster si conforma ai precetti di base del buon abbigliamento: sembrare sempre nuovo, mantenere vivo il potere di attrazione, assoggettarsi ad una strategia di business..

L’hipster descrive il punto d’arrivo della dominazione nella forma di chiusura: prima fu il carcere, poi la riserva animale ora è la vetrina. La definizione clinica del perverso narcisista descrive un soggetto che fa detiene un’empatia unicamente basata nell’interesse e nel proprio beneficio. Quando la forma merce si fa cultura trasforma le persone in manichini. Non si tratta di una subcultura giovanile, ma della metafora di tutto un paese. Per questo Yoshimasa Ishibashi ha creato Oh! Mikey nella televisione giapponese ha lasciato perdere gli attori ed ha usato dei manichini: la serie racconta la vita di The Fuccons, una tipica famiglia statunitense che si installa in Giappone. Loro, sicuramente faranno uso del voto per posta per scegliere tra democratici e repubblicani nelle prossime elezioni per la Casa Bianca. Romney è il candidato della nostalgia. Obama e il mago del vetrinismo. Ambedue garantiscono che, vinca chi vinca, vincerà sempre hipster.

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