Il sangue degli operai

SudAfrica, la polizia spara sui minatori in sciopero. Trenta morti e decine di feriti

17 / 8 / 2012

Solo due giorni fa, ricordando la straordinaria figura di militante politica di Ruth First assassinata dai servizi segreti del regime dell'apartheid, il giudice democratico sudafricano Albie Sachs ha dichiarato al manifesto che il Sudafrica, pur con la svolta contro la segregazione razziale che aveva fatto fare passi da gigante al processo democratico diventato esempio per molti paesi, in realtà vive attualmente una condizione disperata di disuguaglianza sociale e di disoccupazione.

Dove, aggiungiamo, le maledette ricchezze del sottosuolo - diamanti, oro e platino - restano saldamente nelle mani "bianche" delle multinazionali.
Ieri la conferma drammatica, con la polizia che, come per uno dei tanti massacri dell'apartheid, a Sharpeville e a Soweto, spara sventagliando colpi di armi automatiche sui lavoratori in sciopero da un mese in una grande miniera di platino (del quale il Sudafrica è il principale produttore mondiale), di proprietà di una multinazionale britannica.

Almeno diciotto morti e tanti feriti, mentre chiedevano solo più salario dell'equivalente miserabile dei circa quattrocento euro pagati dal colosso del platino. Minerale che, con oro e diamanti, è in vetta nelle borse delle merci e del denaro, essendo diventati ormai nella crisi internazionale più importanti della carta moneta e delle obbligazioni statali. Salario, platino e profitto. E la polizia di un paese che pensavamo democratico, con i liberatori dell'African National Congress al governo e mentre Nelson Mandela è ancora vivo, che invece uccide operai in lotta.

Un paese del quale abbiamo preferito dimenticarci, convinti che l'immane obiettivo della distruzione del sistema razzista dell'apartheid fosse sufficiente a garantire la costruzione di una società diversa e più eguale.
Oro, platino, diamanti. A ben vedere non sono questi tristi e ricchi minerali la misura della crisi, ma il sangue versato dagli operai. Con questa strage in Sudafrica (come con le tante proteste cinesi), torna a parlare la condizione operaia mondiale, torna al centro la realtà della sua gigantesca espansione quantitativa, proprio quando in occidente sembra che se ne riduca il numero.

Torna evidente la verità sulla violenza materiale ed economica del suo sfruttamento. E il suo straordinario valore politico.
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