La nuova Austria senza qualità

Un'intervista a Matthias Berger e Lorenzo Vianini, due compagni che risiedono in Austria e che ci raccontano la realtà emersa dalle ultime elezioni

6 / 11 / 2017

I popolari democristiani dell’ÖVP hanno vinto le elezioni in Austria, ottenendo il 31,4 per cento dei voti, confermando i sondaggi delle ultime settimane che lo avevano dato per favorito. Il partito di estrema destra FPÖ ha invece ottenuto il 27,4 per cento dei voti, diventando secondo partito e distanziando di poco il partito socialdemocratico, che è stato votato dal 26,7 per cento degli elettori.

In Austria il 60% degli elettori ha votato per partiti su posizioni palesemente anti-immigrazione e xenofobe, il resto ha votato soprattutto per i socialdemocratici che in questi anni sull'immigrazione e sulle politiche sociali sono stati egualmente reazionari. Secondo te cosa ha determinato uno spostamento così a destra dell'opinione pubblica in un paese la cui economia può ritenersi florida? il tema dell'immigrazione è stato davvero così centrale?

La maggioranza parlamentare che sta conducendo le trattive per la formazione del prossimo governo esiste di fatto dagli anni 80. È solo dal 1986 con la nomina di Haider a segretario della FPÖ che si è imposta la cosiddetta Dottrina Vranitzky, allora Cancelliere socialdemocratico, che escludeva ogni collaborazione con quel partito ed esiste in questo senso anche un Parteiabschluss della SPÖ che ancora non è stato formalmente cambiato (i socialdemocratici governano con FPÖ in Burgenland – che ha il 5% di votanti complessivi del Paese-  e alcuni sarebbero a favore di un tale modello anche su scala nazionale). 

L'Austria presenta due volti in politica migratoria, uno di apertura come nel 2015 dove per sbloccare il Gridlock nei Balcani ha permesso a migranti in possesso solo del normale biglietto di viaggio di utilizzare i treni della ÖBB e una di chiusura, come dimostrato dall’impegno nella chiusura della rotta balcanica da parte dell’allora ministro degli esteri e prossimo capo del governo Sebastian Kurz. Come per altre tornate elettorali (vedasi Trump) si è registrato una forte polarizzazione tra città e campagna. Infatti i luoghi che tradizionalmente vedono una più forte presenza migratoria sono quelli che tendenzialmente esprimono un voto progressista. In buona sostanza l’ultimo governo ha implementato praticamente tutte le politiche migratorie della FPÖ chiedeva per le politiche migratorie, esaudendo a distanza di qualche mese le richieste avanzate.

L’Austria è sì un Paese ricco ma anche un Paese fortemente conservatore, fatta eccezione per Vienna e alcuni altri centri. Semplificando si potrebbe dire che tra i fattori che hanno inciso particolarmente in questo clima c’è il partito popolare (ÖVP) che si è spostato verso Orban più che verso Merkel. Questo ha permesso una normalizzazione di alcune posizioni e, unito al fatto che il diritto di voto lo si ha a partire da 16 anni, ha reso quelle posizioni legittime, egemoniche e di fatto alterato la qualità del discorso sul tema immigrazione. Il tema dell’immigrazione, insieme a quello della sicurezza, è stato il tema più rilevante per quanti sono andati a votare. Un recente sondaggio conferma come siano i temi che hanno “colpito” l’elettorato.

Il fenomeno Kurz sembra mettere insieme il marketing politico alla Renzi e alla Macron con il razzismo e la xenofobia, credi sarà davvero il giovane leader popolare il nuovo uomo forte di Vienna o si farà rubare la scena dall'ancor più razzista Strache del Partito della Libertà?

Kurz fonde il populismo del Berlusconi de “il programma sono io” con la velocità e la riforma permanente di Renzi, insieme al “movimentismo” e immagine di enfant prodige di Macron. Dietro ad entrambi i personaggi troviamo però gli stessi interessi industriali corporativi, con forse qualche differenza di settore. Sicuramente l’intesa sugli interessi da rappresentare farà correre veloce il negoziato su alcuni punti di governo e favorirà determinate politiche economiche e sociali: detassazione per le imprese e tagli alle prestazioni sociali, soprattutto per i non-austriaci. 

Importante ricordare che se questo governo nero-blu verrà formato non sarà il primo della storia della repubblica ma il secondo, dopo quello di Wolfgang Schüssel (ÖVP) insieme ad Haider (FPÖ). Oggi però la FPÖ è molto più compatta, più organizzata e meno litigiosa degli anni 2000, mentre non è ancora chiaro se la litigiosità delle svariate componenti del partito popolare sia stata in parte risolta oppure solo sedata dal giovane Kurz. Molte persone sostengono che portando al governo la FPÖ questa si sgonfierà e si calmerà, ma personalmente dubito possa accadere. Staremo a vedere come si evolverà la partita sui ministeri chiave. Strache desidera il ministero degli esteri, mentre molti vorrebbero vedere Hofer agli interni. Ci sono poi il ministero delle finanze, il più importante, e quello al sociale, dove si gioca la partita col “popolo”. Il Presidente della Repubblica Van der Bellen vorrebbe evitare che il Ministero degli Interni vada al FPÖ, per via dell’accesso alle informazioni e la gestione dell’ordine pubblico in capo a quel ministero. Staremo a vedere.

Come si configurerà il rapporto tra il nuovo governo austriaco e l'unione Europea? Ci si devono davvero aspettare attriti con Berlino e Parigi o tutto rientra nel quadro della stessa governance liberista?

Non possiamo ancora sapere se la linea di conflitto sia effettivamente tra euroscettici e filo-UE, quanto piuttosto sulla visione di come questa debba essere. La FPÖ sostiene il federalismo, il principio di sussidiarietà ed il libero mercato. Quindi difficile che si arrivi a litigare. Alcune idee, come quella di abbassare le tasse alle imprese, introdurre una FLAT TAX e la concorrenza fiscale tra regioni, possono sembrare a prima vista problematici ma in realtà si trovano già su molte agende politiche in Europa. 

Mentre lo scorso anno sembrava che attorno ad una figura come Van der Bellen si potesse coagulare un'opinione pubblica anti-fascista oggi sembra di essere di fronte alla completa disfatta di qualunque opzione progressista, è davvero così?

Chi ha creduto che l’Austria fosse un Paese a maggioranza antifascista è stato ingannato o si è ingannato. Molti dei conservatori hanno votato Van der Bellen ritenendo Hofer fosse impresentabile per quella carica. Infatti nell’inconscio collettivo il Presidente della Repubblica rappresenta un pochino un sostituto simbolico dell’Imperatore, nonostante i suoi poteri siano alla stregua del corrispettivo italiano. Inoltre alcuni esponenti della ÖVP avevano sostenuto pubblicamente Van der Bellen per il ballottaggio, scelta poi criticata da Kurz. Un’opzione progressista al momento è un lontano miraggio ma paradossalmente il passaggio dei socialdemocratici all’opposizione – dagli anni 70 al governo, tolte piccole parentesi - potrebbe permettergli di chiarirsi internamente, chiudere dei conflitti latenti e rinsaldare il legame coi sindacati, che ora anche devono riscoprire cosa sia il conflitto. La capacità dei socialdemocratici di riunire le componenti progressiste del Paese è fondamentale perché a parte il governo c’è un rischio maggiore. La ÖVP e la FPÖ potrebbero cercare la sponda di NEOS per modificare alcune leggi di livello costituzionale (leggi Aufhebung des Kammerzwanges), per le quali è necessaria una maggioranza dei 2/3. Questo sul lungo periodo è il dato che dovrebbe fare maggiormente riflettere e, per altro, tematizzato in maniera molto marginale prima delle elezioni.

In Austria si è mantenuta dopo il 1945 l'agibilità culturale all'estrema destra in determinati ambiti universitari. Penso ai complici del terrorismo sudtirolese che furono a lungo egemoni in alcuni dipartimenti dell'Università di Innsbruck e soprattutto alle confraternite universitarie che ancora oggi accettano solo maschi di discendenza tedesca. Quanto hanno pesato queste realtà, assieme al mancato "senso di colpa" degli austriaci per il nazismo, nel rendere accettabile oggi, come nei decenni scorsi sia lo sdoganamento di discorsi razzisti, sia le alleanze tra le forze in teoria moderate (come il partito popolare) e quelle di estrema destra (come il Partito della Libertà)?

Gli Austriaci, con la dichiarazione di Mosca del 1953 si sono potuti sentire “prime vittime del nazionalsocialismo” fino agli anni 90 dove lentamente è cominciata, su input accademico e della società civile, una presa di coscienza con relativa tematizzazione della Mit-Schuld (concorso di colpa) e la conseguente rielaborazione. 

Che riflessi avrà il nuovo governo austriaco sul Brennero e di qua dal Brennero? La destra nazionalista ha qualche interesse per l'Alto Adige/Sudtirol o potrebbe incoraggiare la destra sudtirolese?

Il Brennero è stato un elemento importante nella campagna elettorale austriaca, incentrata sul tema dei migranti. A più riprese è stata paventata la chiusura del confine: si trattava più di roboanti lanci d’agenzia che di realtà, del resto il confine è già pesantemente controllato. I partiti di destra tedeschi, Freiheitliche e Südtiroler Freiheit, hanno guardato con grande interesse alla FPÖ dai toni nazionalisti, che ha contribuito a spostare l’intero asse politico. Nel 2016 proprio la FPÖ aveva dedicato il proprio Akademikerball alla questione sudtirolese, intitolandolo proprio ““Südtirol, eine Herzensangelegenheit”. Per ora pare però che Kurz, che ha da tempo rapporti con l’Obmann dell’SVP (il “partito di raccolta” sudtirolese di lingua tedesca), Philipp Achammer, intenda mantenere un profilo più morbido e collaborativo con il governo provinciale e italiano. “La storia non si cambia”, ha risposto in merito al sudtirolo il giovane primo ministro, durante un’intervista del Corriere della Sera.

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