Mali - Il prossimo Afghanistan?

5 / 11 / 2012

Fino a poco tempo fa ben pochi avevano sentito parlare del Mali, a parte i suoi vicini e la sua vecchia potenza coloniale (la Francia) ed ancor meno persone ne sapevano qualcosa della sua storia e della sua politica. Oggi, il nord del Mali è stato preso militarmente da gruppi "salafiti" che condividono il punto di vista di Al Qaeda e praticano le forme più dure della sharia –con lapidazioni e amputazioni come pena.

L'occupazione militare è stata condannata con voto unanime dal consiglio di sicurezza dell'ONU, che ha affermato che "costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale". La risoluzione cita "il rapido deterioramento della situazione umanitaria" e il "finanziamento sempre maggiore di elementi terroristici" e le loro "conseguenze per i paesi del Sahel e altri paesi". L'ONU ha dichiarato di essere preparata a considerare la costituzione di una "forza militare internazionale (...) per recuperare (...) le regioni occupate nel nord del  Malí".

La risoluzione è stata unanime, però non ha mosso niente. Oggi il Mali rappresenta il caso più chiaro di paralisi geopolitica. Tutti i poteri importanti e minori nella regione ed anche più in là sono genuinamente costernati; nonostante ciò nessuno pare disposto o capace di fare qualcosa per paura che fare qualcosa porti a quello che viene definito un processo di ""afghanizzazione" del Malí.

Ci sono per lo meno una dozzina di attori implicati e quasi tutti  sono divisi profondamente tra di loro.

Come è cominciato tutto questo?

Il paese chiamato Mali (che era conosciuto come  Sudán francese durante il dominio coloniale dal 1892) è diventato indipendente nel 1960.

All'inizio ha avuto un governo laico, con un solo partito, che era socialista e nazionalista. Sconfitto poi da un golpe militare nel  1968. I leaders del golpe crearono a loro volta un regime con un solo partito, più orientato al mercato. Questo, a sua volta, fu sconfitto da un altro golpe nel 1991, che adottò una costituzione che permetteva l'esistenza di vari partiti. Nonostante questo un  solo partito ha dominato di nuovo la situazione politica. Però per la nuova situazione elettorale multipartito il regime del Mali è stato  incoronato dall'Occidente come "democratico" ed esemplare.

Durante tutto questo periodo, i politici e gli amministratori pubblici nei vari governi provenivano dai gruppi etnici che conformano il 40% del sud del paese. Il resto disperso del 60% del nord era abitato da gruppi tuareg che erano marginalizzati e ovviamente vivevano la situazione con risentimento. Periodicamente si sono ribellati, volendo uno stato indipendente.

Molti tuareg fuggirono in Libia (ed in Algeria), in cui le regioni del sud sono anch'esse popolate da tuareg. Alcuni tuareg trovarono impiego nell'esercito libico. La confusione che è seguita alla morte di Gheddafi ha permesso il fatto che soldati tuareg avessero armi e facessero ritorno in Mali ad iniziare la lotta per Azawad (il nome che hanno dato al loro stato indipendente). Si sono organizzati come Movimento Nazionale per la Liberazione di Azawad (MNLA).

Il 22 marzo un gruppo di ufficiali intermedi, capeggiati da  Amadou Haya Sanogo, hanno annunciato un terzo colpo di stato postindipendentista. Hanno dichiarato che le motivazioni del golpe stanno nella principale ragione dell'inefficacia dell'esercito malese nel combattere le pretese secessioniste del  MNLA. La Francia, gli Stati Uniti ed altri stati dell'Africa occidentale hanno dichiarato la loro forte opposizione al golpe e hanno chiesto il ritorno del governo mandato via. Si è raggiunto un accordo per niente facile tra le forze di Sanogo  e il regime precedente, con cui si è installato un nuovo presidente "interino". Questo ha eletto un primo ministro che ha legami familiari con il leader del golpe del 1968.

Ad oggi nessuno sa chi controlla il sud del paese. L'esercito è mal addestrato e incapace di fare azioni serie nel nord del paese. Intanto nel nord, i musulmani relativamente secolaristi interni al  MNLA hanno cercato alleanze con gruppi più fondamentalisti. Quasi immediatamente quest'ultimi hanno messo di lato il MNLA ed hanno assunto il controllo di tutte le città più importanti del nord del Mali. Questi elementi più fondamentalisti sono tre gruppi differenti: Ansar Eddine, tuareg locali, Al Qaeda nel Maghreb (AQIM), composto quasi tutto da non malesi e il Movimento per  il Tawhid e della Jihad in Africa dell'Ovest (MUJAO), una frazione di AQIM. MUJAO ha rotto con AQIM perchè pensa che AQIM è troppo interessato al nordafrica e vuole disseminare la propria dottrina in tutti i paesi dell'Africa occidentale.

Questi gruppi controllano aree differenti ed è poco chiaro come siano uniti, sia da un punto di vista tattico sia da un punto di vista degli obiettivi.

La seconda serie di attori locali sono i paesi vicini, che sono tutti insoddisfatti del fatto che i "salafiti" abbiamo assunto effettivamente il controllo di una regione così grande, visto che sono gruppi che non fanno mistero della loro volontà di seminare la propria dottrina anche in questi paesi limitrofi. Ma anche i paesi vicini sono ugualmente divisi sul che fare. Un gruppo è la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale  (CEDEAO), formato da 15 stati, tutti antiche colonie della Gran Bretagna, Francia, Portogallo, più la Liberia con la sola eccezione della Mauritania.

CEDEAO ha cercato di aiutare a risolvere le differenze all'interno del governo del Mali. Hanno detto che sarebbero disposti ad inviare alcune truppe per recuperare il controllo del nord del Mali. Ma il problema è doppio. I gruppi che si combattono nel sud del Mali temono un intervento semipermanente della CEDEAO, specialmente la frazione di Sanogo. Inoltre l'unico paese che realmente avrebbe le truppe da offrire sarebbe la Nigeria, che è molto renitente a questa possibilità perchè ha bisogno delle truppe per affrontare il suo problema "salafita" che si chiama  Boko Harem.

La Mauritania, che ha avuto più successo di altri governi dell'Africa occidentale nel contenimento dei gruppi "salafiti", teme una disseminazione di queste forze all'interno della Mauritania, speciamente se accetta di combatterle militarmente in Mali. La Libia, da parte sua, che affronta un enorme caos interno tra i propri gruppi armati, teme inoltre che le popolazioni tuareg del sud della Libia possano unirsi per cercare un Azawad più grande.

Tanto la Francia come gli Stati Uniti sentono che è urgente sconfiggere i "salafiti" del nord del Mali. Ma gli Stati Uniti, già presi da altre missioni militari, non vogliono inviare truppe. La Francia, o meglio diciamo il Presidente Hollande, sta avendo una posizione più forte. Però la Francia è un antica potenza coloniale, per cui alcune truppe francesi in Mali potrebbero far crescere una risposta nazionalista molto forte. Per cui quello che la Francia e gli Stati Uniti stanno cercando di fare è di convincere l'Algeria (che confina con il Mali al nord ed ha un grosso esercito) ad essere la forza che conduce l'operazione militare. Gli algerini sono pieni di dubbi. Per una ragione: il sud dell'Algeria è paese tuareg. E c'è anche un'altra ragione: il governo algerino sa di aver contenuto finora il pericolo "salafita" e teme profondamente che l'intervento militare in Mali potrebbe diminuire il contenimento raggiunto.

Così tutti quelli che vogliono che i gruppi "salafiti" se ne vadano in qualche maniera, vogliono che a farli allontanare sia qualcun'altro. Grandi gruppi in questi paesi si oppongono a qualsiasi azioni con l'argomento che si andrebbe ad una "afghanizzazione" della situazione. Cioè temono che un'azione militare contro i "salafiti" li possa rafforzare invece che indebolirli, attraendo nel nord del Mali un flusso di individui e di gruppi con l'orientamento di Al Qaeda. L'Afghanistan è diventato il simbolo di quello che non si deve fare. Però nel non fare niente si ammette una paralisi geopolitica. Il fondo della questione è che il Mali soffre di uno scenario geopolitico caotico. Quello che pare probabile è che non ci sarà un intervento militare. Quello che si tratta di vedere è se le popolazioni locali del nord del Mali, abituate ad una versione "sufí" molto tollerante dell'Islam e che oggi sono scontente, possano alzarsi contro i "salafiti".

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