Messico - Un altro passo indietro nella tutela dei diritti umani

7 / 12 / 2017

Martedì centinaia di persone si sono riunite di fronte alla sede del Senato a Città del Messico per protestare contro l’approvazione della Legge sulla Sicurezza Interna (Ley de Seguridad Interior).

Alle proteste della popolazione si sono unite le preoccupazioni di numerose associazioni e organizzazioni che si occupano di diritti umani. Tra queste l’ONU, Amnesty International, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani e la Commissione Nazionale per i Diritti Umani, che si sono mosse per far pressione ai deputati affinché venga rivista la legge mentre stanno collaborando nella diffusione di petizioni per raccogliere consenso e sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo.

Secondo la nuova legge il Presidente potrà chiedere l’intervento delle forze armate in qualsiasi parte del paese qualora la sicurezza interna fosse minacciata e le forze federali già in campo non fossero sufficienti. La nuova normativa attribuisce all’Esercito le stesse facoltà della polizia. Potrà quindi ricoprire ruoli di prevenzione, investigazione nei casi, detenzione. Il rischio è che le forze armate, come già dimostrato in passato, usino la forza in maniera del tutto arbitraria in un contesto di ordine pubblico. La legge manca di trasparenza per quanto riguarda i termini con cui può essere applicata. Infatti non vengono definiti i limiti di tempo entro i quali le forze armate verranno utilizzate, non viene specificato come verrà garantita la tutela dei diritti umani così come l’uso che verrà fatto delle informazioni raccolte ecc. 

In un anno, il 2017, che si è dimostrato essere il più letale per il Messico con 23.868 omicidi, con un aumento della violenza anche in quelle zone del paese considerate fino a qualche anno fa sicure, approvare una legge simile significa fare un ulteriore passo indietro nella tutela dei diritti umani e della sicurezza dei cittadini. Gli attivisti accusano il governo di aver potenziato un organo militare ormai quasi interamente al proprio servizio, utile a proteggere i propri interessi e non quelli di una popolazione sempre più insicura e scettica delle proprie istituzioni.  

Dal 2006, a seguito dell’avvio della cosiddetta “guerra al narcos”, il numero dei militari presenti nelle strade del paese è aumentato. Con questa nuova legge il rischio di una normalizzazione della presenza dei militari nella quotidianità delle persone è elevato. Il potere che potranno esercitare nel controllare coloro che da loro verranno ritenuti come soggetti scomodi per la sicurezza interna farà sì che possano agire liberamente senza alcuna interferenza da parte di un esame pubblico. C’è da ricordare che da tempo le forze armate messicane vengono denunciate da organizzazioni internazionali per le esecuzioni extragiudiziarie, oltre che per i casi di tortura e sparizioni forzate, con cui affliggono la popolazione. 

Tra pochi mesi inizierà l’anno delle elezioni presidenziali. Un anno che verrà caratterizzato dalle mobilitazioni dei movimenti che si opporranno all’ennesima messa in scena del passaggio del testimone da un candidato corrotto all’altro e il perpetrarsi di un sistema sempre più vicino ad un regime militare. Ancora prima di lasciare la carica al suo successore Peña Nieto cerca di bloccare, o comunque di far desistere, le molte voci che si alzeranno durante i prossimi mesi di campagna elettorale e continueranno nell’eventualità di brogli elettoriali. Le proteste dei giorni scorsi hanno comunque dimostrato che la società civile non è disposta a subire un’altra militarizzazione del paese e si annuncia pronta a far fronte all’ennesima dichiarazione di guerra da parte dello Stato.

¡No más victimas, queremos #SeguridadSinGuerra!

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