"Ramoscello d'ulivo": la nuova offensiva della Turchia contro i curdi in Siria

21 / 1 / 2018

Dopo giorni di minacce e pressioni sono arrivate le bombe. Nel pomeriggio di ieri l’esercito turco ha dato inizio a un’offensiva militare per colpire l’enclave curda di Afrin, uno dei cantoni della Repubblica del Rojava, nella Siria del nord.

I primi villaggi ad essere colpiti dalle incursioni degli F16 turchi sono stati Ain Dikneh, Mariamin, Tal Rifat, Kafr Jannah e Maranaz, dove sono presenti diverse postazioni militari curde. Subito dopo è stato colpito il centro di Afrin e oltre 100 obiettivi civili in tutto il cantone. Fonti curde parlano di 9 persone uccise: 6 civili, 1 combattente delle YPG (Unità di Difesa del popolo) e 2 delle YPJ (Unità di Difesa delle donne). Bombardato anche il campo profughi di Rubar, dove sono presenti oltre 20.000 rifugiati di guerra, provenienti da diverse zone della Siria.

L’operazione, denominata dalla Turchia “Ramoscello d’ulivo”, è avvenuta dopo alcuni falliti tentativi di invadere il cantone via terra. Per il presidente Recep Tayyip Erdogan l’attacco ad Afrin rappresenta l’inizio di una più vasta operazione militare contro i curdi siriani, che avrà come prossimo obiettivo Manbij, città sottratta definitivamente dalle forze curde allo Stato islamico nell’agosto del 2016, dopo una lunga e cruenta battaglia.

Nei sette anni del conflitto siriano, la Turchia ha costantemente provato a insidiare militarmente i curdi, attaccando a più riprese i combattenti del Pyd, considerati "terroristi" dal governo di Ankara al pari dei ribelli del Pkk e, di conseguenza, un pericolo per la sicurezza nazionale turca. Il regime di Erdogan, oltre alle mire espansioniste che da sempre ha avuto nei confronti della Siria nord-occidentale, teme che la rivoluzione avvenuta nel Rojava nel 2012 e le idee rivoluzionarie del “confederalismo democratico” possano estendersi anche alla Turchia. Per questa ragione, negli ultimi anni, il regime turco ha esteso la repressione nei confronti della popolazione curda presente in Turchia e, a più riprese, ha favorito militarmente l’Isis con la speranza che avesse la meglio sui ribelli curdi in Siria. Proprio il Califfato, che sta provando a riorganizzarsi dopo la caduta di Raqqa, avvenuta il 23 settembre dello scorso anno, potrebbe trarre estremo vantaggio da questa offensiva militare.

L’operazione “Ramoscello d’ulivo”, nonostante sia stata progettatala e annunciata da tempo, sta riscontrando il silenzio della comunità internazionale e ha avuto l’avallo da parte della Russia di Putin, che cerca di avere un ruolo sempre più centrale nel difficile processo di pace riguardante la Siria. Numerose, invece, sono state le iniziative di protesta in diverse città del mondo, nelle piazze e sotto le sedi diplomatiche turche. Da ieri gira una petizione, di accademici e attivisti per i diritti umani nel mondo, rivolta alle potenze mondiali affinché agiscano contro l’aggressione turca nei confronti di Afrin. Tra le firme anche quelle di Noam Chomsky, Michael Hardt e Debbie Bookchin.

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