Dagli assassini di Belaid alla critica situazione politica del paese, ai nostri microfoni il leader del Fronte Popolare

Tunisia - Intervista a Hamma Hammami (Fronte Popolare)

9 / 4 / 2013

Hamma Hammami è il leader tunisino del Fronte Popolare. Una vita a combattere la dittatura di Ben Alì, scarcerato il giorno dopo la caduta del tiranno, si trova oggi a guidare una coalizione di partiti della sinistra in vista delle prossime elezioni. Una vita di lotte, dicevamo, pagata con carcere e torture che ne hanno minato il fisico. Ma grinta e lucidità di quest'uomo, che nasce come sindacalista, si evince anche solo ascoltandolo.
Lo incontriamo nei suoi uffici, nel centro di Tunisi.
Dopo l'omicidio di Belaid è aumentata la sicurezza intorno a lui. Guardie del corpo e semplici militanti si occupano della sua incolumità. Nonostante questo la disponibilità da parte sua è totale. Ed è proprio da questo punto che comincia la nostra intervista: l'omicidio Belaid.

"L'assassinio di Chokri Belaid è stato perpetuato in un clima di violenza. E'il governo attuale, diretto da Ennadah, che ha favorito questo clima; si tratta di violenza dello stato, quindi della polizia contro i movimenti sociali, i manifestanti e soprattutto le forze democratiche. Ma ci sono anche violenze esercitate da delle milizie organizzate ed incoraggiate da Ennadah. Tra queste ci sono quelle che chiamiamo i comitati o le leghe per la protezione dalla rivoluzione, composte principalmente da una maggioranza di anziani criminali o vecchi agenti del partito di Ben Alì. Questa violenza è anche stata incoraggiata da degli imam, quindi nelle moschee. Predicano la violenza, e a volte persino l'omicidio. Devo ricordare che il primo appello all'assassinio del nostro amico Chokri Belaid è stato lanciato da un imam di una moschea a sud del paese, quindi, ribadisco, è il governo che ha favorito questo clima di violenza. E malgrado gli appelli delle forze democratiche a far smettere chi incita alla violenza e alla morte, le autorità non hanno fatto nulla. Quindi per noi la responsabilità politica e morale di questo assassinio è del governo di Ennadah di cui è responsabile politicamente e moralmente".

Quindi su chi ha armato la mano dell'assassino non vi è dubbio, per lei...

"Per quanto riguarda i mandanti dell'assassinio - prosegue il leader del FP - ci sono diverse ipotesi: la più probabile è che si tratti dell'imam che ha forti legami con alcuni gruppi di salafiti. Ma il problema è che l'inchiesta non avanza e l'assassino non è stato arrestato. Abbiamo contestualmente rilevato che il giudice non vuole veramente andare avanti, si rifiuta di interrogare alcune persone, si rifiuta ugualmente di proseguire le indagini su alcuni elementi che sono stati presentati dagli avvocati. Noi crediamo che questo sia dovuto al fatto che le autorità politiche manipolano con uguale perizia sia la polizia che la magistratura. Il governo non vuole offrire tutta la verità su questo omicidio".

Stiamo parlando di omicidio politico. Un salto di qualità, qualcosa che neppure Ben Alì utilizzava…

"Per il popolo tunisino questo fatto è qualcosa di nuovo, perché non siamo abituati all'assassinio politico in Tunisia. L'ultimo c' è stato nel 1952, a seguito dell'occupazione francese. La reazione della gente però rappresenta una vera pressione sul governo, sulle forze reazionarie e controrivoluzionarie, che vogliono spingere il paese alla violenza. E questo ha portato Ennadah a perdere buona parte dei consensi".

Una evoluzione molto grave.

"Dopo il 23 ottobre 2011, con l'arrivo di Ennadah, la violenza ha preso un altra forma, è una violenza sistematica e organizzata, che ha un carattere ideologico e politico, e che è per di più protetta dal governo. Protetta e incoraggiata dal governo, ed è quindi una violenza che definirei di carattere fascista, indirizzata a tutti i democratici senza discriminazione; che sia la sinistra marxista comunista, che sia la sinistra socialdemocratica, che siano i liberali, i sindacati, gli artisti, i creativi, le donne, ciò dimostra che questa violenza ha uno scopo ben chiaro".

Alle scorse elezioni qualcosa non ha funzionato. Troppa frammentarietà a sinistra ha permesso a chi sta ora al governo di vincere con pochi voti. E poi l'affluenza alle urne non è stata così massiccia come ci si poteva aspettare. Come fare per coinvolgere più persone?

"Bisogna scegliere il periodo delle elezioni, perché la data è molto importante. L'ultima volta, per esempio, giovani, studenti e a volte persino maestri o professori non sono potuti tornare ai loro villaggi per partecipare alle elezioni. E va modificata la legge elettorale; stiamo facendo pressioni affinché tutti con la propria carta d'identità possano andare a votare la dove possono. Infine serve fare una grossa campagna politica per incoraggiare le persone a partecipare alle elezioni, perché l'ultima volta la gente non ha avuto il tempo e l'occasione di votare sulla base di un programma. C'erano molti partiti politici, molte liste e le persone non sapevano nulla né degli uni che degli altri. Quindi hanno votato per esempio per Ennadah perché si dicevano che se loro sono dei musulmani può essere che credono in Allah, credono in Dio, quindi vanno a fare del bene. Non voto per un altro perché apparentemente è qualcuno contro la religione. Come potete capire quindi non era su delle basi di un programma che si raccoglieva il consenso".

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Intervista ad Hamma Hammami (parte 1)

Intervista ad Hamma Hammami (parte 2)

Intervista ad Hamma Hammami (parte 3)