Una vittoria per Standing Rock ed i Siuox. La Corte Federale ritiene che lo sblocco del DAPL violi la legge

15 / 6 / 2017

A pochi giorni dal dibattito che vedrà confrontarsi - sul palco dello Sherwood Festival - alcuni protagonisti di Standing Rock con esponenti di lotte territoriali attive in Italia (lunedì 19 giugno alle ore 21,00 presso il second stage), una decisione della Corte Federale potrebbe riaprire la partita sul Dakota Access Pipeline. Questo articolo è tratto dal sito di Earthjustice, organizzazione no profit che difende anche gli interessi dei Siuox del Nord Dakota.

Washington D.C. - La tribù Sioux Standing Rock ha incassato mercoledì 14 giugno, ndr) una sonora vittoria oggi nella battaglia per difendere l'acqua potabile della tribù e le loro terre ancestrali dall'oleodotto Dakota Access.
Un giudice federale ha stabilito che i permessi che autorizzano l'oleodotto ad attraversare il fiume Missouri attraverso la riserva Standing Rock, frettolosamente concessi dall'amministrazione Trump a pochi giorni dal suo insediamento, hanno violato la legge per determinati aspetti critici.

In una sentenza di 91 pagine, il giudice James Boasberg scrive che «la Corte accerta che [gli organi istituzionali] non hanno considerato adeguatamente l’impatto dei versamenti d'olio sul diritto alla pesca o alla caccia, sulla giustizia ambientale, o il confine oltre il quale gli effetti negativi dell'oleodotto tenderebbero a essere altamente problematici». La Corte non ha determinato se le operazioni per l'oleodotto debbano essere fermate ed ha richiesto maggiori studi sulla materia e un aggiornamento per la settimana prossima.

«Questa è una grande vittoria per la tribù, e ringraziamo la corte per aver difeso la legge ed aver fatto la cosa giusta» ha detto in una recente dichiarazione uno dei portavoce dei Sioux degli Standing Rock, Dave Archambault II. «La precedente amministrazione ha preso faticosamente in esame gli effetti di questo oleodotto, e il presidente Trump ha abbandonato alla svelta le precedenti indicazioni ambientali in favore di interessi politici e personali. Un plauso alle corti per aver difeso le nostre leggi e regolamentazioni da un'eccessiva influenza politica, chiederemo alla Corte di fermare immediatamente i lavori per l'oleodotto».

La stimolante e coraggiosa lotta della tribù ha catalizzato l'attenzione internazionale ed ottenuto il supporto di centinaia di tribù della nazione. La tribù è rappresentata dallo studio legale no-profit, specializzato in questioni ambientali, Earthjustice, che ha avviato una causa che sfida la U.S. Army Corps of Engineers per aver concesso un permesso per la costruzione dell'oleodotto, che viola parecchie leggi ambientali.

«Questa decisione segna un importante punto di svolta. Fino a oggi, i diritti della tribù Sioux Standing Rock sono stati trascurati dai costruttori dell'oleodotto Dakota Access e dall'amministrazione Trump - suscitando una meritata protesta mondiale» ha detto Jan Hasselman, avvocato di Earthjustice, «le corti federali hanno agito ove i nostri sistemi politici hanno fallito, nel proteggere i diritti delle comunità autoctone indiane».

Su altre questioni la Corte ha deliberato contro gli interessi della Tribù, ritenendo che, per alcuni aspetti, la decisione politica che ha sbloccato l'oleodotto rispettasse la legge.

Il progetto per l'oleodotto da 3,8 milioni di dollari, conosciuto anche come Bakken Oil Pipeline, si estende per 1168 miglia tra Nord Dakota, Sud Dakota, Iowa e Illinois, attraversando comunità, fattorie, terre tribali, habitat selvaggi e aree naturali determinanti. L'oleodotto potrebbe trasportare fino a 570.000 barili al giorno di greggio, dai giacimenti Bakken in Nord Dakota all'Illinois, dove si collega a un altro oleodotto che consegnerebbe il petrolio a terminali e raffinerie lungo il Golfo del Messico.

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