Gallery

Verso il WST in Tunisia - Interviste dal Marocco, Tunisia ed Algeria

Per uno spazio mediterraneo: voci dal Forum Firenze 10+10

11 / 11 / 2012

Nelle giornate del Forum Firenze 10+10 si sono svolti numerosi incontri con la partecipazione di realtà del mediterraneo. Uno dei temi in discussione la preparazione per marzo 2013 del Word Social Forum a Tunisi.

Proponiamo alcune interviste dedicate alla situazione in Tunisia, Marocco, Algeria ad un anno dalla Primavera araba. A tutti gli intervistati abbiamo anche chiesto come viene vista l'Europa dall'altra parte del Mediterraneo.

Tunisia - Intervista con Youssef Tlili

La situazione del paese è complessa ed in evoluzione. Stiamo preparando il Forum a marzo. Il nostro sforzo è quello di costruire una democrazia giusta anche perchè non c'è niente di scontato e molto da costruire. La presenza e le mobilitazioni delle donne sono state molto importanti per non retrocedere verso una situazione arcaica. C'è inquietudine ma bisogna mobilitarsi e comprendere che quando è in atto una rivoluzione tutto può cambiare e perciò passare dall'inquietudine a concretizzare una visione alternativa del futuro.

In Tunisia non viene visto niente dei movimenti sociali in Europa, per questo dovreste essere più visibili, fare scioperi, azioni etc ... L'unica cosa che fanno passare i media ufficiali è l'immagine del razzismo in Europa. Per molti perciò l'idea dell'Europa è quella di un continente ricco e razzista. Un luogo in cui però continuare a migrare per migliorare le proprie condizioni di vita. C'è un ipocrisia di fondo che ha caratterizzato le politiche europee: chiudere le frontiere ed al tempo stesso volere mano d'opera, legale od illegale, da sfruttare. Personalmente quello che vedo qui a Firenze, reti, comitati organizzazioni che si battono per i diritti anche dei migranti, èuna cosa importante che deve riuscire ad essere maggiormente visibile anche da noi.

Algeria - Intervista con Rachid Malaoui SNAPAP Sindacato autonomo del pubblico impiego

La situazione del paese potremmo definirla come immutabile nella sua forma dittatoriale, repressiva e totalitaria volta a mantenere il controllo della ricchezza. Chi si organizza in forma indipendente come noi è continuamente represso. Non puoi fare riunioni o azioni pubbliche senza il permesso del Ministero dell'Interno. L'informazione è fortemente controllata. Non esistono reali partiti d'opposizione. Si arriva a "clonare" le organizzazioni politiche indipendenti (usando gli stessi nomi) per cercare di inibirne l'azione politica. Questa cappa repressiva ha lo scopo di controllare le risorse del paese visto che la ricchezza si base sulle nostre risorse naturali e non abbiamo strutture produttive. Tutto viene importato dall'estero. Una situazione che ha portato ad una disoccupazione del 20, 25%. Siamo un paese che esporta gas e la gente non ce l'ha nelle case così come non ha acqua corrente. La situazione è particolarmente dura per i giovani che o non hanno lavoro o al massimo hanno qualche impiego precario, non hanno possibilità di avere una casa, una loro vita. Non c'è libertà d'espressioni per i giovani artisti e l'università ed il sistema scolastico sono di bassa qualità.

Negli ultimi tempi c'è sempre più tensione nel sud del paese, nei territori dove sono raggruppate il massimo delle risorse e dove contemporaneamente è maggiore la povertà. Questo ha portato al fatto che ci siano tensioni per chiedere l'indipendenza del sud. Ma come potrebbe vivere l'economia del paese senza questa parte?

Anche in Algeria ci sono stati forti movimenti di piazza l'anno scorso, sull'onda della rivolta partita in Tunisia. Molti giovani sono stati incarcerati. Ci siamo subito mobilitati creando una coalizione per chiedere la libertà degli arrestati, la fine dello stato d'emergenza, uno stato democratico. Il regime ha risposto, per paura delle proteste, emanando alcune nuove leggi sui diritti, la condizione femminile,la libertà di stampa. Ma quello che abbiamo visto è che le nuove normative contengono aspetti per certi versi peggiorativi. Hanno messo nelle leggi quello che prima applicavano con lo stato d'emergenza. E' stato solo un cambiamento di facciata.

Per quanto riguarda il tema della crescita dei fondamentalisti bisogna ricordare tutta la storia degli anni novanta, segnata dalla guerra civile con migliaia di morti dopo la prese di potere dei militari seguita alle elezioni vinte dai fondamentalisti. In generale è come se ci fosse una spirale in cui le dittature alimentano il fondamentalismo visto come un alternativa . C'è necessità di un cambiamento sociale per spezzare questa situazione ed arrivare all'eliminazione di ogni forma di dittatura, che come dicevo alimenta i fondamentalisti. Siamo anche noi interni alla preparazione del WSF a Tunisi per dare una speranza e rendere maggiormente forti chi non è religioso ed i movimenti sociali.

loading_player ...

Marocco - Intervista a Hamouda Soubi Forum del Alternatives

Nel paese fin dalla fine degli anni ottanta c'è stata una maggiore libertà d'espressione e maggiori diritti umani proprio per la fase di riconciliazione tra lo stato e i partiti di sinistra. Nel 2010 sono iniziati a nascere nuovi movimenti in particolare per la libertà d'informazione e contro le condizioni di sfruttamento nel settore minerario. Nuovi movimenti che hanno avanzato rivendicazioni sociali più forti ed hanno superato il limite secondo il governo. Per questo è iniziata la repressione, l'incarceramento di giornalisti. La mobilitazione è stata immediata contro queste misure. Noi abbiamo lavorato proprio per creare una rete di media alternativi per far circolare le mobilitazioni dei giovani, delle donne, di chi lotta nelle miniere.

Quello che è successo un anno fa in Tunisia e poi negli altri paesi parte da prima: dalle lotte a Gafsa nelle miniere in Tunisia, dalle lotte operaie in Egitto, dalle proteste in Libia che avevano portato all'arresto di oltre 1200 persone. Percorsi che erano nascosti e che sono esplosi dal gennaio 2011 dopo la rivolta tunisina, che si è organizzata anche attraversoil web. Ben Ali certo non si aspettava una rivolta di tale portata e per di più utilizzando la tecnologia da parte dei giovani. Oggi dopo la primavera araba si tratta di creare una vera messa in opera di "democrazia": della democrazia con diritti, diritti delle donne, con un nuovo sviluppo. Quello che è successo in Marocco è che hanno tentato di farci regredire. Sul tema degli islamici, va intanto detto che ad esempio in Tunisia Ennadah ha avuto il 34% dei voti, cioè ha vinto solo nel senso che è diventato il primo partito. Molti dei voti che ha preso, se si va a vedere, li ha presi dai tunisini residenti all'estero. Anche in Marocco si spinge perchè i  partiti islamici vengano visti come l'alternativa, il nuovo diverso dalla destra e dalla sinistra. Il tutto per cercare di calmare la situazione. Da parte nostra vanno intensificate le lotte per non  lasciare spazio all'oscurantismo e a nuove dittature. Dobbiamo rivendicare uno stato laico, o meglio per non far confusione con la parola araba, civile, dove la religione non domini e non c'entri con la cosa pubblica. Tutto questo è un cambiamento in atto.

Per quanto riguarda la relazione con l'Europa, va detto che si tratta di rivedere la strategia anche dei movimenti sociali: dobbiamo parlare di spazio mediterraneo. Per quanto riguarda la politica europa ha fallito: si è parlato di lotta al terrorismo ed ora sono ancora di più i capi di stato islamici, si è detto basta all'immigrazione e la gente continua a migrare. Senza contare il piano economico in cui si è continuato a dare aiuti economici che hanno foraggiato solo la corruzione, prendendo le risorse senza dare nessun beneficio reale alle popolazioni, che continuano ad emigrare . Bisogna creare dei cambiamenti reali, nuovi modelli di sviluppo, nuove strategie. La politica europea deve cambiare perchè cambiato il mondo e la realtà.

loading_player ...

A conclusione proponiamo la presentazione del Forum Sociale Mondiale che si svolgerà a Tunisi nel marzo 2013

Bookmark and Share