Xi Jinping presidente a vita? La strada è spianata grazie agli emendamenti alla Costituzione.

15 / 3 / 2018

L’Assemblea Nazionale Popolare ha approvato diversi emendamenti alla Costituzione, fra cui quello che cancella il limite temporale per il Presidente e il suo vice, insieme ad un altro che prevede la creazione di una commissione nazionale di supervisione, con a capo «il Presidente tutto».

L’Assemblea Nazionale Popolare - il Parlamento della Repubblica Popolare Cinese – si riunisce annualmente per ratificare le decisioni del Consiglio di Stato – la principale autorità amministrativa cinese – che a sua volta ratifica quanto stabilito dal Partito Comunista Cinese. Quest’anno, nel corso della sua tredicesima sessione, l’Assemblea Nazionale Popolare ha approvato diversi emendamenti alla Costituzione, fra cui quello che consentirà al Presidente e al suo vice di rimanere in carica oltre il termine previsto dei due mandati di cinque anni ciascuno. Xi Jinping potrà quindi rimanere legalmente a capo dello Stato ben oltre il 2023, anno in cui sarebbe previsto il suo ritiro dalle più alte posizioni governative. Per le altre carice – quella di segretario generale del Partito e di presidente della Commissione Militare Centrale - non è invece previsto alcun limite temporale. 

L’emendamento alla Costituzione era stato proposto dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese la scorsa domenica. Oggi è stato ufficialmente ratificato dall’ Assemblea Nazionale Popolare con 2958 voti a favore e due contrari. 

Già in occasione del XIX Congresso del Partito, tenutosi lo scorso ottobre, si aveva avuto il sentore che Xi non fosse disposto a mollare la presa sul potere politico. Il sentore era stato suscitato dalla mancata nomina di un successore per la carica di segretario generale del partito. Oltre a ciò in quella stessa occasione era stata annunciato il contributo teorico di Xi, “Il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. Adesso, il terzo grande timoniere vedrà il suo “pensiero” iscritto a guida del Paese oltre che del partito, nonché la strada spianata verso l’esercizio del potere a vita.

Le radici storiche del limite dei due mandati

Il termine dei due mandati era stato inserito nella Costituzione della Repubblica Popolare Cinese nel 1982, al fine di evitare l’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di un solo leader. In quegli anni infatti la Cina, sotto la guida di Deng Xiaoping, si era già incamminata sulla strada delle riforme economiche, ma con ancora fisso negli occhi il vivido ricordo delle devastazioni del decennio della Rivoluzione Culturale. Quelle poche parole sulla costituzione garantivano che eventi di quel tipo non potessero ripetersi. 

A livello concreto, in realtà, il limite quinquennale per ciascun presidente e vice presidente era, all’epoca, una questione meno legata all’esercizio del potere e più alla volontà di dare una parvenza di istituzionalizzazione. Deng stesso infatti esercitava il suo potere informalmente, senza essere presidente.

Il limite presidenziale divenne molto più importante sul finire degli anni ’80. A seguito delle manifestazioni in piazza Tian’anmen, Zhao Ziyang fu costretto a presentare le proprie dimissioni perché accusato di simpatizzare con i manifestanti. Deng, quindi, cercò di assicurare a Jiang Zemin la successione, facendogli ricoprire le più alte cariche del partito e dello Stato, la cosiddetta trinità (segretario generale del partito, presidente della Repubblica e presidente della Commissione Militare Centrale). Tuttavia, Deng ha voluto assicurarsi che Jiang non rimanesse a capo per sempre, nominando già all’epoca il successore di Jiang, Hu Jintao. Dunque, Xi Jinping è il primo presidente non direttamente indicato da Deng. Ma, a quanto si è visto, ciò non lo ha affatto ostacolato. 

La concentrazione di potere delle mani di Xi Jinping ha suscitato, com’era prevedibile, il paragone con Mao. Tuttavia, se è pur vero che Xi Jinping sta emergendo come il leader forte e carismatico, creando una figura in netto contrasto con il suo predecessore Hu Jintao, occorre tenere in conto che la Cina d’oggi è molto diversa da quella guidata dal Grande Timoniere. Secondo la lettura del New York Times, infatti, quello in atto nella terra di mezzo sembrerebbe più un allineamento alle tendenze globali e meno un ritorno al passato: Xi, con la modifica della Costituzione, entrerebbe nella schiera dei leader autoritari che costellano il mondo odierno, tra i quali spiccano Putin in Russia, Al Sisi in Egitto ed Erdogan in Turchia.  

L’altro emendamento: La Commissione Nazionale di Supervisione

L’emendamento sul termine temporale per il presidente è accompagnato da un altro, che prevede la creazione di una commissione nazionale di supervisione, preposta a trasformare la lotta alla corruzione – cavallo di battaglia di Xi - in una peculiarità del sistema politico cinese. La neonata commissione lavorerà slegata dal sistema giudiziario e da altri organi statali. Sarà quindi un organo posto al di sopra di tutto e tutti, escluso Xi, ovviamente, il quale ne sarà a capo. 

Così, la lotta alla corruzione non sarà più confinata al partito, ma coinvolgerà istituzioni e aziende statali, così come altre organizzazioni. La nascita della commissione sembrerebbe voler dare una facciata di legalità al sistema dello Shanggui, attraverso cui la Commissione per L’Ispezione Disciplinare – organo interno al Partito -  ha il potere di convocare e detenere i sospettati di corruzione privandoli del diritto di rivolgersi a un avvocato. 

In proposito, il South China Morning Post riporta le parole di Xiao Pei, deputato della Commissione militare per L’Ispezione Disciplinare. 

Questa parvenza di legalità, però, verrà meno se al termine della sessione annuale gli verrà conferito il potere di revocare al sospettato il diritto di essere difeso da un avvocato. 

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