Tortura.Intervista a Giovanni Palombarini

Tortura.Intervista a Francesca Vianello di Antigone

Tortura.Intervista ad Anna Maria Alborghetti

Padova - StreamOut#6. Chiamiamola Tortura

9 / 11 / 2012

Pubblico numeroso e attento giovedì 8 novembre nei locali di Sherwood per l’incontro Chiamiamola Tortura promosso da Sherwood e Globalproject, trasmesso in StreamOut.

Ospiti Giovanni Palombarini, magistrato, autore di saggi sulla giustizia e sulla tutela dei diritti; Annamaria Alborghetti, avvocato, presidente della Camera Penale di Padova; Francesca Vianello, associazione Antigone, ricercatrice e docente in sociologia della devianza.

La discussione ha preso spunto dalle recenti sentenze di Cassazione relative ai fatti di Genova G8 2001, con particolare riferimento alla difficoltà di perseguire i responsabili di gravi violenze commesse ai danni di manifestanti inermi in ragione della resistenza ad introdurre nel nostro ordinamento penale il reato di tortura, malgrado il nostro paese abbia aderito alla risoluzione Onu espressa in tal senso più di venticinque anni fa.

Il giudice Palombarini ha ricordato come episodi di tortura avvenuti negli anni ’80 siano stati rivendicati all’epoca dagli stessi responsabili come “male necessario”, avendone totale copertura da parte delle istituzioni. Ha argomentato su come nei giorni nostri ciò sia servito a sedimentare una sorta di nuovo diritto di ordine pubblico non scritto, emanato contro le previsioni costituzionali, che di fatto comporta la sospensione di diritti inalienabili.

La dottoressa Vianello si è soffermata sui nomi di Cucchi, Aldrovandi e degli altri che hanno trovato la morte in ragione di una privazione della libertà molto spesso del tutto priva di motivazioni. Tracciando a lato un quadro della situazione in cui versa il circuito penitenziario, integrante molto spesso gli estremi della tortura pur senza che nessuna azione specifica in tal senso venga messa in atto.

L’avvocato Alborghetti ha tracciato un quadro delle difficoltà dell’agire dei difensori quando i reati contestati rientrano nel quadro del conflitto sociale, ricordando che per converso i torturatori degli anni ’80 godettero dell’applicazione delle attenuanti per “alto valore morale e sociale” e le prossime iniziative delle Camere Penali sui temi non solo del’introduzione del reato di tortura, ma anche dei diritti, del dissenso, della repressione.

Per tutti l’accordo condiviso a che incontri su queste tematiche trovino canali di esportazione nelle scuole, nelle università negli ambiti giudiziari di confronto. Cui Sherwood e Globalproject si impegnano a fornire supporto.

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