Pilot - The Streamers

Una nuova rubrica per raccontare le serie televisive

9 / 1 / 2017

Lo sviluppo che le "serie" hanno avuto negli ultimi venti anni è stato esponenziale e pervasivo. Ormai, non esiste un genere (che sia procedural, medico, detective showsuburban fantasy, o l’ibrido di tutte queste assieme) che non sia rappresentato sullo schermo del computer o televisivo. Si progettano e realizzano serial “in verticale”–  incubo dei videomaker – per la fruizione attraverso smartphone nonché webseries che parlano della nostra quotidianità.

Leggiamo, studiamo, ci informiamo e ci intratteniamo sul black mirror dei nostri dispositivi: nella pausa pranzo dal lavoro o durante una mattinata a casa, nelle serate smorte o troppo fredde per uscire, in quei giorni in cui è vitale guardare l’ultima puntata per capire come va avanti la trama, le serie televisive sono parte dell’immaginario e delle esistenze della stragrande maggioranza delle giovani generazioni (e non solo).

In molti e molte ci troviamo ad essere serial addicted, letteralmente dipendenti da una vicenda televisiva. Sarebbe interessante comprendere a fondo – e di certo è già stato fatto anche a livello accademico – il perché del successo degli show televisivi e della serializzazione delle storie da raccontare e narrare. Non può essere questo il luogo di dissertazione; basti, comunque, dire qualche cosa giusto per trovare una ragione della nostra dipendenza. La serialità non comincia certo con la televisione, anzi. Molte opere letterarie che conosciamo come unicum in origine erano pubblicate a puntate su riviste e quotidiani, fautori di quella suspance che determinava una fidelizzazione e garantiva l'acquisto della prossima uscita. Per non parlare dei fumetti, strisce o albi, i cui characters stanno diventando un'indispensabile risorsa per sceneggiati, televisivi e cinematografici. Interi universi complessi – con storie, personaggi e ambientazioni curati nei minimi dettagli – sono proprietà intellettuali pronte ad essere adattate a differenti medium, ad essere vendute e riproposte alle nuove generazioni e a costruire imperi fatti di immaginari e gadget.

Prima era la televisione, poi è giunta la fruizione via web, e così abbiamo potuto iniziare a piegare al nostro desiderio il palinsesto. On demand, guardiamo solo quello che ci interessa, quando ci interessa e possiamo creare una libreria immensa, da sembrare infinita, di contenuti accessibili a tutti. Come con altri prodotti culturali la rete poteva essere vista come il nemico o come una risorsa. Ma non è questo il luogo per una parentesi storica in merito a networkspaytv, distribuzione web, ecc...

Sicuramente però non possiamo esimerci dallo scrivere come l'evoluzione della fruizione abbia implementato in maniera considerevole gli investimenti verso la produzione di serie, e che – spesso – lo stesso cinema abbia intrapreso la via della “serialità” come garanzia di incassi e successo.

Le puntate di circa 40 minuti ben si adattano a coloro che non hanno orari precisi di lavoro, a coloro che per una consegna o un lavoro da completare magari non possono andare allo spettacolo al cinema delle 20.00 ma possono vedersi una puntata per rilassarsi alle 23.

Non solo: le serie riescono a rappresentare sia per estensione che per intensità la vita delle persone. L’estensione nel tempo permette di approfondire e di fissare nella mente dei fruitori lo sviluppo dei personaggi e delle loro storyline grazie alla dilatazione temporale delle puntate. Inoltre riescono a cogliere anche quel piccolo lato del quotidiano, rappresentando ciò che ognuno di noi può riconoscere – che sia messo nella forma dell’utopia, della distopia, o del dramma.

Ma non sono solo le serie che si adattano a noi: siamo noi, gli utenti, che abbiamo cambiato abitudini e stili di fruizione di fronte ai nuovi format e modalità del prodotto visivo. Perché, inutile nasconderselo, le serie hanno trasposto una parte della narrativa prima affidata solo alla letteratura cartacea nelle immagini dello schermo. Noi, gli utenti del nuovo millennio, stiamo modificando profondamente la nostra capacità di immaginazione rispecchiando questa nuova maniera di narrare, che se da una parte pone più facilmente in un atteggiamento passivo l’ascoltatore, dall’altra apre miriadi di nuove possibilità di rappresentare la realtà giocando con i suoi elementi, stereotipi, identità, rapporti di forza tramite, appunto, un canale privilegiato quale è l’immagine. Attraverso l’immaginazione e la fiction si rendono più visibili alcuni aspetti del reale per registrarli, criticarli o legittimarli.

Tutto ciò che ha a che fare con l’immaginazione e la fantasia si espone sempre ad un libero gioco nella mente di tutte/i e di ciascuno/a, andando anche contro la stessa volontà del narratore, produttore o regista. E’ proprio questo quello che ci interessa provare a fare. Se le serie sono narrazione e la narrazione usa l’immaginazione, quale libero gioco si può dare che aiuti a concepire una mondo diverso? Sicuramente, visto che di prodotti dell’industria culturale stiamo parlando, faremmo un discorso parziale se non tenessimo in conto delle condizioni di produzione, dell’aspetto materiale legato alle serie, a partire da ciò che le grandi case vogliono veicolare fissando forme e personaggi entro perimetri ben precisi per operazioni di marketing o per crearsi il pubblico che ne rispecchi il target di riferimento. Come per ogni cosa che è opera del capitalismo, sempre di profitto e di rendita parliamo. Ne terremo sempre di conto. Ma non è proprio utilizzando i suoi stessi mezzi che possiamo cercare di decostruire la realtà imposta proprio dal capitalismo?

The Streamers è una rubrica a metà: tra l’ossessività per una serie e il tentativo di coglierne gli aspetti interessanti e rilevanti. Consapevoli che non basterà una rubrica su di un sito indipendente per l’obiettivo fin troppo in alto che ci vorremmo porre, quale è il forzare l’immaginario, ci proviamo lo stesso visto che tutti, bene o male, non possiamo fare a meno di guardare le serie.The Streamers vuole far condividere ai serial-addicted le loro impressioni, valutazioni, entusiasmi per l’ultima puntata o stagione che hanno visto – ovviamente senza spoiler. Se tutti usufruiamo della trasmissione dei dati dello streaming, che ci fa vedere quando vogliamo le nostre serie preferite, perché non provare a trasmettere in questa rubrica anche quello che le serie ci suscitano o che pensiamo stiano dicendo.

Per collaborazioni e impressioni scrivi a thestreamers@globalproject.info

Bookmark and Share